La vita ci appartiene, ma anche la sua fine!

Da qualche giorno si riparla di testamento biologico, di etica della vita, e di valori sacri dell’esistenza.
Il fatto è che in questo Paese,ogni cosa, più o meno seria, deve essere oggetto di impostazioni politiche, che esulano dal concetto di base che la vita comporta.
La vita è qualcosa di misterioso e maledettamente personale, che richiede, proprio per rispetto della via stessa, un’ applicazione integrale della libertà.
Solo che questa parola è ormai di oggetto di strumentalizzazione, che di fatto fa diventare distratti sull'essenza del suo significato.
Lungi da me sfiorare la politica in questa mia Domus, ma mi sorprende chi, da circa venti anni, parla di liberismo e di libertismo, poi pensa, e spesso promulga, leggi che nulla hanno a che fare con i concetti base della libertà individuale.
E sulla questione vita, la cosa si fa molto seria.
Afferma, secondo me giustamente,  Umberto Veronesi sul Corriere della Sera:
“Ogni uomo ha il diritto di accettare o rifiutare le cure in ogni circostanza sulla base delle proprie convinzioni e del proprio progetto di vita.
C’è nell’uomo, accanto all’eterna paura della morte, quella di vivere indefinitamente una vita artificiale, come vegetali, senza pensiero, senza coscienza, senza vista, senza udito, senza alcuna sensibilità del dolore."

Io, a proposito, ritengo che nessuna legge umana dovrebbe interferire in  questa libertà, anzi credo che abbiamo bisogno d'una legge che ci garantisca proprio questa libertà senza condizionamenti  ideologici di partito, ne etici di religione.douleur
Se una legge dovesse aver invece queste caratteristiche meglio allora farne a meno, e che ognuno di noi fosse lasciato alla singola e libera coscienza.
In Italia piace la polemica, penalizzando i fatti, nella virtù che ogni confronto è acceso e intrapreso per una mera e bassa questione elettorale.
Questa è la tristezza, amara tristezza, di stare ancora una volta sulla giostra del giocoliere di turno..
Il problema del malato, i suoi diritti, sono una questione molto intima riservata ed estremamente personale, dove ognuno di noi ritrova quel contatto con il suo Dio, se credente, o con la sua razionalità, ed in questa conversazione virtuale, e di coscienza, l’uomo se lasciato libero, io credo, sia in grado di  prendere la sua giusta decisione, dove è giudice e imputato, è attore e spettatore.
Che le  etiche religiose restino fuori, che gli interessi di partito restino fuori dalla legge, lasciando a loro la propria natura sociale di indirizzo dottrinale, e che ognuno potrà seguire o no, nel rispetto del singolo dolore e della propria coscienza.
È chiaro che la presenza della Chiesa nel nostro Paese, instaura una serie di dinamiche complesse, più politiche che etiche, ma resta  importante superare queste difficoltà in modo moderno e umanistico, ed arrivare ad una normalizzazione attenta alla cultura della libertà individuale come avviene in paesi come gli Stati Uniti, e i paesi del Nord Europa.
Non posso che ricordare, a questo punto, le parole di Indro Montanelli a proposito di tutto ciò
”Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto di restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti  che le vengono dalla sua Dottrina. Ma che essa pretenda di imporre questo comandamento anche a me, che non ho la fortuna (dico e lo ripeto, non ho la fortuna) di essere non credente, le sembra giusto? A me no. A me sembra che l’insegnamento della chiesa debba valere per chi crede nella Chiesa cioè per i fedeli, non per i cittadini, fra i quali ci sono, e in larga maggioranza, i miscredenti, gli agnostici, i seguaci di altre religioni”.
Sembrerebbe tutto molto semplice, ed invece non lo è!

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(immagine presa dal web)

 

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“ianua coeli”

È da un po’ di tempo che sono attratto, in termini di conoscenza, dalla storia, oltre la “storia”, della donna, ovvero, cercare di capire l’attendibilità di alcune teorie o opinioni sulla posizione di questo magico essere nei millenni.
Cerco di “sentire” il tutto, tramite intuizioni e percezioni, ripercorrendo le tracce nel passato.
Ho ormai accertato che esiste una teoria che ipotizza un periodo di matriarcato, l’antico, e un periodo di patriarcato, il moderno.
Non so che dire sulla base degli elementi in mio possesso, ma una cosa è certa, che la donna nella sua essenza è stata per forza di cose più presente oltre quel confine stabilito dalla storia ufficiale, anche perché i miti, le antiche religioni (pre-monoteistiche, in particolare) e le tradizioni orali trascritte dopo, ci parlano di figure femminili particolari e incisive.

 f_astarte300Come la "Grande Madre".
Come le grandi Dee: Inanna/Istarte, Iside, Afrodite, Morrigan,  Maka, Kali, Lilith, Ecate, Demetra e altre. 
Come le donne dei canti Sumerici o Biblici (Il Cantico  dei Cantici). 

Certo è, che una intensa attività letteraria, al femminile per la maggior parte, ha invaso negli ultimi cento anni, gli scaffali delle nostre librerie, e hanno come comune denominatore proprio questo argomento.
Il fatto è che ci si ritrova, spesso,  ad affrontare opinioni che nascono da un bisogno di riscatto, e di emulazione, che rende tutto, purtroppo, meno  credibile.
Il femminismo nato da un movimento naturale e logico sulla base dello sviluppo sociale e culturale, si è spesso disperso in mille rivoli, e contraddizioni.
La bellezza assoluta del matriarcato, la bruttezza assoluta del patriarcato, ritengo che siano solo formulazioni semplicistiche nate da un esasperato femminismo di maniera, che ha reso di conseguenze molte  posizioni, opinabili.
Senza scomodare appunto questi estremismi, credo che la nostra origine culturale e religiosa  passi appunto per la donna e che si debba affrontare  questo quesito, con la semplicità e la determinatezza di chi vuole conoscere e non vuole cercare il riscatto.
La donna che ripete i gesti e i comportamenti dell’uomo si estranea da quel mondo di magia e di verità, che invece la rappresenta.
Ecco questo è un frammento di quanto io penso sull’insieme, e un accenno appena su quanto vorrei sviluppare in proposito.
Occorre, però confrontarci, e sfidarsi, per percepire quel messaggio che si trascina da millenni, nei silenzi della nostra evoluzione.
Qualcuno afferma che siamo all’alba di un nuovo matriarcato, anche se io penso che nel profondo dell’essere umano, certi ruoli, aspetti, principi, sempre sono stati e sempre saranno.
Perche poi, a inquinare il tutto ci sono stati e ci sono ancora, i poteri "forti".
Non è una questione di superiorità di un sesso o dell’altro, ma di consapevolezza e rispettosità.
Le religioni, dicevamo, hanno sicuramente la loro responsabilità o la loro importanza in tutto ciò, ma credo che tra le monoteiste e le pagane, la cattolica, malgrado se stessa, ha creato i presupposti di un nuovo vedere, l’avvento di Maria, figura potente e avvolgente del pensiero umano.

Sarà questo evento, il primo bagliore di quella nuova alba di cui parlavo prima?
Sarà un caso che il femminismo ovvero la coscienza della lotta per i diritti delle donne nasca nello stesso periodo in cui avvengono le  più straordinarie e rivoluzionarie apparizioni della Madonna?

 
 

fammi entrare e porterò nuova luce400

 …fammi entrare, porterò nuova luce


 

    

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Generosità e altruismo sono sentimenti innati nella specie umana?

Alcuni giorni fa, il Corriere della Sera, nella pagina Cultura, pubblicava un articolo del Prof. Umberto Veronesi, dal titolo suggestivo: Predestinati alla bontà, dai nostri geni – Generosità e altruismo sono sentimenti innati nella specie umana
 
Ho trovato questo articolo molto interessante e provocatorio per la nostra attuale “filosofia sull’edonismo e sul comportamento dell’essere umano”, per la maniera in cui sviluppa la questione sulla base di ricerche ed ipotesi suggestive rispetto all’ortodossia laica,  ma forse questa teoria, per noi tutti, potrà risultare più gradita.
 
Non mi sento destabilizzato intellettualmente davanti a questo teorema filosofico/scientifico, ma  razionalmente coinvolto per la mia attuale ricerca sulle radici preistoriche della cultura sociale dell’ “homo”, in particolar modo sui comportamenti sociali e religiosi (Dea Madre, matriarcato, mutualità sociale…ecc).
Ma non posso negare che, intriso di una cultura umanistica critica, anche se basata sull’illusione dell’ottimismo, mi trovo davanti ad un bel dilemma.
 
·         Avrà ragione Plauto quando si esprime con l’espressione a noi nota “Homo homini lupus” (letteralmente "l’uomo è un lupo per l’uomo"), pensiero ripreso poi nel XVI secolo dal filosofo inglese Thomas Hobbes, per il quale “la natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell’uomo sono soltanto l’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione” (affermando  semplicemente l’impossibilità che l’uomo possa sentirsi spinto verso il suo simile in virtù di un amore naturale)…e tutto il pensiero conseguente dove viene riconosciuta una caratteristica per cui l’uomo si trovi in continua conflittualità nel sistema “uomo”.?
 
·         avrà ragione il prof. Veronesi nel suo interessante articolo?
 
Il prof. Veronesi prendendo spunto da numerosi ricercatori e studiosi sviluppa una teoria completamente opposta, facendo le seguenti considerazioni.
“L’uomo per sua natura è sempre sta­to animato da un senso di genero­sità e di altruismo. Se gettiamo uno sguardo alle nostre origini, scopriamo che nel processo evolutivo degli es­seri viventi la selezione della specie umana ha rappresentato un elemento di rottura. Quando le condizioni non erano idonee alla vita, so­prattutto alla vita dei più deboli, delle donne e dei bambini, l’uomo le ha trasformate: il fuo­co, i ricoveri, le semine per fare scorta di cibo sono state altrettante sfide che l’uomo primiti­vo ha lanciato alla pura e semplice selezione naturale. Ad animarlo in queste lotte era un senso anche di altruismo verso il prossimo più debole e inerme, la capacità di distinguere ciò che era giusto e ciò che non lo era. “
 
E a supporto di questa sua considerazione prende a riferimento vari ricercatori, e scrive che…
 “secondo l’antropologo Donald E. Brown, dell’Università della California, alcune dispo­sizioni d’animo, cioè quella che noi chiamia­mo bontà, generosità ecc…hanno sempre albergato nel cuore dell’uo­mo, anche quello delle caverne. Che era fon­damentalmente un animo buono e pacifico. “
……
 “Il filosofo Jean-Jacques Rousseau ci ricorda che la guerra è un concetto che non concerne direttamente il rapporto degli uomini tra di lo­ro. Tra semplici uomini non c’è guerra, ma so­lo contrasto.”
 
 Poi il prof. Veronesi sviluppa il suo articolo affermando che:
“Da alcuni decenni, soprattutto dopo la sco­perta del Dna, la scienza della moderna geneti­ca molecolare e l’antropologia delle più avan­zate teorie evoluzionistiche cercano di dare una risposta ad alcune domande fondamenta­li: dove nasce il nostro senso della bontà? per­ché siamo buoni? e come sappiamo discerne­re ciò che è bene da ciò che è male? Sono do­mande a cui anche l’etica, la filosofia, la religio­ne hanno cercato di dare risposte, spesso par­ziali, spesso fideistiche. ..
…….
Gregory Berns, professore di psichiatria alla Emory University di Atlanta,.. ha scoperto che quando le persone mettono in atto comporta­menti altruistici nel loro cervello aumenta il flusso di sangue proprio nelle aree che vengo­no attivate dalla vista di cose piacevoli,…
…….
Carlo Matessi, dirigente di ricerca dell’Istitu­to di genetica molecolare del Cnr di Pavia, dà una spiegazione biologica, che si basa sull’evo­luzione della specie: l’altruismo dell’uomo at­tuale sarebbe ancora quello che ha sviluppato l’Homo sapiens sapiens o qualcuno dei suoi discendenti dell’epoca del Paleolitico. Un altru­ismo innato e un’esigenza altrettanto primor­diale di giustizia…
…..
Ha una tesi non dissimile Steven Pinker, professore di psicologia dell’Università di Harvard e afferma..: «Il sen­so morale non deriva dalla religione che ci viene inculcata; i principi morali che ciascu­no sente di rispettare sono pre-programmati nel nostro cervello fin dalla nascita e hanno basi neurobiologiche»…
 
Idee condivise da molti atri studiosi contemporanei e, come ribadisce nell’articolo, lo stesso prof. Veronesi ha sempre creduto, e ..
cioè che alcuni principi morali sono univer­sali, scavalcano le barriere geografiche e cultu­rali e religiose.”
 
Ribadendo di seguito:
“Le risposte sono pressoché univoche, indipendentemente dal­la fede religiosa o meno degli intervistati, dal loro grado di cultura e dallo stato economico, dall’età e dal sesso. A dimostrazione, come so­stiene Hauser, che alla guida dei nostri giudi­zi morali c’è una grammatica morale univer­sale, una facoltà della mente che si è evoluta per milioni di anni fino a includere un insie­me di principi che tutti ritengono giusto ri­spettare. Esiste insomma un sesto senso, quello della morale, un organo complesso con precise basi neurologiche che può essere attivato e disattivato al pari di un interrutto­re.”
 
E conclude con un speranza/certezza:
“È vero che il gene della bontà non è stato ancora scoperto, ma il senso del bene e dell’al­truismo è iscritto nei nostri geni.”
Mi sembra tutto ciò argomento di profonda riflessione, forse fino alla scoperta del gene rimarrà soltanto una discussione di opinioni, ma certo è che, al di là della verità, il pensare di essere più buoni di quanto creduto, ci faccia estremamente piacere.
 
Quale è la vostra opinione in proposito? parliamone!!!
 
In un periodo vacanziero, dove l’effimero regna spesso accanto la bisogno di non pensare, mi sembra invece una occasione per rifletterci e discuterci sopra.
Se non durante le vacanze, facciamolo almeno al ritorno, riprendendoci quella bella voglia di confrontarci liberamente.
Buone vacanze a tutte/i…
  
[articolo pubblicato il 20 luglio scorso su Corriere della Sera, che si può consultare integralmente tramite il seguente link:
 

(Manet – Déjeuner sur l’erbe)

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La Natura, non è nostra nemica!

Ho avuto la possibilità durante la mia vita di conoscere alcuni grandi eventi tellurici  in Italia, come il Belice, la Tuscia, il Friuli, l’Irpinia, l’Umbria e in ultimo il mio Abruzzo.
Anche per la mia natura di uomo dalle origini di terre sismiche, e per i miei studi ho sempre vissuto il Sisma come evento sempre presente (potenzialmente), e quindi di percezione e di confronto, in termini di sopravvivenza e di struttura.
Da sempre sono convinto che la natura non è nemica dell’uomo, ma madre, e meritevole di rispetto nel suo movimento millenario nella ricerca di un equilibrio, e la giusta considerazione di questo renderebbe il rapporto di convivenza non una frustrazione, non impossibile, anche se complesso.
Ma quando nel terzo millennio, succede quello che è successo in questi giorni, case sbriciolate, strutture fragili, morti per incapacità di affrontare l’evento nella giusta considerazione, resto stupefatto.
L’uomo resta ancora il peggiore nemico di se stesso.
Ci sono mezzi, cultura, metodi per evitare ciò.
Ma tutto è reso vano da questa imperizia, che sembrerebbe dovuta ad una stupido senso di onnipotenza.
Sembra quasi che il libero arbitrio non sia adatto ancora per quest’uomo ancora immaturo, ed il “carpe diem” viene stravolto nel piacere dell’attimo, si, ma nel piacere cieco e fine a se stesso.
Poi tutto si incanala nel qualunquismo, in discussioni strumentali sui media, sulla ricerca del colpevole dal colore politico o della simpatia, senza andare in fondo al problema.
Il senno del poi.
Su un campo dove c’è la sufficiente conoscenza per affrontare il problema, e dove è più facile intervenire e prevenire di quanto si possa pensare, basta vedere quella bella villetta di Onna, che malgrado la distruzione che l’ha circondata è restata intatta e fiera.
Manca ancora la coscienza della vita, quella vera, filosofica o antropologica che sia.
Servirà questo terremoto ad insegnare qualcosa?
Spero proprio di si.
Anzi ne sono convinto.
Si è visto che il cellulare, internet, il digitale terrestre, le paraboliche, l’Ipod possono essere spazzati via in 20 secondi.
Pretendiamo quindi che la nostra vita sia salvaguardata, vegliando sulla nostra e su quella degli altri, e rinnegando il facile perbenismo e il "brillante" professionismo.
Riprendiamoci la nostra vita.
Quella vera, quella che dipende dalla natura e dalla buona convivenza con essa.
I mezzi per poter colloquiare con Lei ci sono, e sono sufficienti.
E’ una semplice faccenda di rispetto.

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(immagine presa dal web)

 

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Poesia…poieìn….fare!!! mah?

Durante la discussione precedente (sull’opinione) è venuto fuori, casualmente, il discorso sulla poesia, e in particolare dell’importanza del ritmo, della melodia, della metrica nella poesia che permette a questo testo di avere la luce di un testo poetico appunto.
Sulla poesia e sulla versificazione di un testo poetico mi sono confrontato nei vari forum e nel sito Scrivere, all’inizio del mio pubblicare in rete, ed anche qui voglio sollecitare la discussione su questo tema, riprendendo un po’ quello già accennato nel precedente argomento, ovvero "che il rapporto tra chi legge e chi scrive poesia oggi i Italia è circa di uno a mille".

Si scrive molto!…troppo?

Ma è poesia?

Ma la poesia?

Un saggio di cui non ricordo il titolo, ne l’autore, affermava al quesito “cosa è la poesia?”, che “la poesia è un testo che va a capo prima che sia finita la riga.
È tutto e niente, chiaramente, ci deve essere qualcosa altro.
Ma sicuramente questa definizione è d’effetto, ed ha una sua verità.

Forse come dice Francesco Stella nel suo libro “Scrivere poesia” la poesia è un modo speciale di descrivere la realtà, in grado di cogliere aspetti della vita e collegamenti fra le cose che altre discipline non possono immaginare e trasmettere se non parzialmente…e ciò tramite un uso particolare del linguaggio: il linguaggio poetico…pieno di magia non accessibile ad altri mezzi di comunicazione….il primo segno distintivo di questo linguaggio è il verso..”

Oltre chiaramente al lessico, alla struttura sintattica, alle figure retoriche

Ma restiamo al verso.
La versificazione è uno degli elementi importanti del linguaggio poetico.
Da cui il ritmo, e la melodia della poesia.
Ecco il dilemma.
Da quello che io ho imparato in questo tempo di “poesia” che ci sono quattro modi di fare versi (cioè, detto semplicemente come l’autore di cui faccio riferimento, quattro modi di interrompere la riga e andare a capo!!!!):

  • regolati (detti anche chiusi), ossia i versi che contengono un numero regolare di sillabe e/o di accenti;
  • sintattici, ossia versi che contengono ciascuno un’ unità sintattica compiuta ( o una porzione, ma ben definita);
  • respirati, ossia versi che tentano di ripetere il ritmo e le pause del discorso parlato, o del testo letto, del respiro insomma;
  • categorici, ossia versi, nei quali c’è una necessità di andare a capo preminente a tutto l’altro, ed in particolare del contenuto del verso stesso.
 
È abbastanza complesso, ma chiaro.
Al sentire “lo sgorgare” dell’intuizione poetica….
Ora fossilizzarsi su un metodo o un altro mi sembra cha vada a penalizzare la poesia stessa, che è canto di vita e di libertà espressiva.
La poesia che intendo io, umile viaggiatore nel bosco delle opinioni.
Io mi sento nella “contemporanea” perché cerca tramite forme semplici, ed avvicinabili, il filo con la vita.
Io ritengo, ma resta una mia opinione, che l’esercizio forzato letterario, lo studio esasperato della tecnica espressiva, la preoccupazione eccessiva della forma si sono non di rado frapposti in tutte le età allo spontaneo, fondamentale bisogno dell’accodo tra arte e vita, che è l’unico germe da cui sboccia l’autentica e originale poesia.
Ehi…mica è verità incontrovertibile!!!!
È la mia visione!!!!
E questo però nella condizione, che bisogna conoscere anche tutto l’altro, e che bisogna studiare, poesia, letteratura e ancor di più, la lingua madre.

E il lessico.

Ritengo che prima di tutto serve l’amore per la propria lingua, o per la lingua interprete delle nostre intuizioni, un ossessivo amore della propria lingua.
Chi non ama la sua lingua, non potrà mai scrivere poesie.
E amare significa studio, dedizione, fedeltà, curiosità.
La parola.

Affermava Emily Dickinson “Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola: a volte ne scrivo una. E la guardo, fino a quando non comincia a splendere.”
 
Questo è solo uno spunto..
Parliamone….se vi va.

Erato e Urania

("Erato e Urania" dipinto di Sebastiano Conca)
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Opinione: questa sconosciuta….

Non è la prima volta che affronto questo argomento.

Ritengo che sia opportuno porlo ora anche qui nella Domus, che è luogo di discussione, e che dopo nove mesi di attività, si possono trarre alcune conclusione.
Una delle conclusioni evidenti, che riguarda il mondo web in generale, e che mi crea qualche perplessità è la seguente:

è più facile scrivere una poesia che esprimere un’ opinione

è più facile scrivere un racconto che fare un commento articolato
 
in particolare la poesia: "il rapporto tra chi legge e chi scrive poesia, oggi in Italia è circa di uno a mille "(introduzione al libro di Alberto Bertoni – La Poesia)
quindi prima di tutto c’è un problema di lettura e poi di opinione…
eppure vedo una miriade di autori e autrici che scrivono “ a tema”..
e allora?
Perché si ha difficolltà nel web di esprimere opinioni, dove dovrebbe essere in un certo senso più facile, meno "richioso"?
Arrivo ad una amara constatazione: si vive di luce propria.

C’è uno spiccato ego, in tutto questo, che sia per pigrizia, sia per superficialità, sia per disinteresse, porta molti a concentrarsi su stessi, e poco sugli altri..

E gli altri, e vivere gli altri, vuole dire, confronto in modo bivalente, discutere, conversare, e appunto esprimere opinione.
L’arte della disputa.

Confronto di opinione, nella pura essenza del libero pensiero
Mi sbaglio?

opinioni

   [immagine presa dal web]                

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La donna nell’Antico Testamento

Nel proseguo delle mie ricerche sul fenomeno donna, mi sono ritrovato nelle lettura della Bibbia, dove alcuni aspetti mi hanno inquietato e affascinato.
C’è una contraddizione nella visone della donna tra la maggior parte dell’ Antico Testamento e alcune pagine del libro stesso.
 
In particolare sono stato attratto in modo negativo, non solo da tutta una serie di storie di oltraggio alle donne, storie di sottomissione, di violenza, ma sono stato preso da alcuni stralci della prima parte della Genesi
 
 
Alla donna disse:
"Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà".
 
 
Sono versi incredibilmente violenti, da cui un universo di storia e di cultura è stata condizionata.
Il senso della sottomissione all’uomo e il senso della non reciprocità dei sensi.
 
 
E poi invece, come un raggio di sole appare una parte incredibilmente luminosa e positiva, Il Cantico dei Cantici, che qui riporto i passaggi più significativi e più interpretativi.
 
 
Titolo e Prologo
 
La sposa
[2]Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
[3]Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
[4]Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino. “
A ragione ti amano!
…………………..
………………….
 
Pimo Poema
………………….
………………….
 
Lo sposo
[9]Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
[10]Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
[11]Faremo per te pendenti d’oro,
con grani d’argento.”
…………………..
…………………..
 
Capitolo 3
 
[1]Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
[2]«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore».
……………………….
………………………..
 
 
Cantico dei Cantici – Capitolo 4
 
Lo sposo
 
“[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano. “
 
La sposa
[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.
 
Cantico dei Cantici – Capitolo 5
 
Lo sposo
[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.
……………………………
……………………………
 
Quarto Poema
……………………………
……………………………
 
[4]Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
[5]Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
 
Capitolo 7
Lo sposo
……………………………..
…………………………….
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».
 
La sposa
[10]«Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
[11]Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
[12]Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
[13]Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
[14]Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».
…………………………………
………………………………..
 
 
 
 
Come potete vedere in questo testo appare tutta un’altra filosofia della vita e del rapporto amoroso.
In questo testo l’erotismo è eccezionale per un libro come la Bibbia, e le metafore molto spinte ad una carnalità di sapori e di odori
È tutto molto bello.
Ma perché tutto questo contrasto?
Secondo voi, perché la donna nella bibbia deve avere questa posizione di ripiego, chiaramente sottolineta in quei versi della Genesi?
O secondo voi, mi sbaglio?
Come ve la spiegate voi?
Parliamone, se ne avete voglia.
 
 

tentazione di adamo di buonarroti400

 "La tentazione di Adamo" di Michelangelo

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