Ciao, come va?Tutto bene, grazie!

Una formula che quasi ogni giorno, si sente ripetere più di una volta, una formula d’obbligo e banalizzata dalla consuetudine.
 
Ma è una formalità o un contenuto?
 
Ma al di là di una risposta fuggevole, o scontata….cosa vuole dire stare bene veramente.
 
Per molti “star bene” vuole dire avere una vita normale, ma cosa vuole dire normale?
 
Ma soprattutto al di là delle pure condizioni di alcune situazioni professionali, di seri problemi di salute, o di eventi quotidiani di particolare rilevo…(il cui affrontarne l’evento, è sempre condizionato da una corteccia di difesa psicologica, richiede sempre una risposta sui generis)…cosa fa pensare di “stare bene”?
 
Non affrontiamo in questo momento il particolare problema del concetto di felicità, che è un livello molto più articolato e sovversivo del nostro status…
 
Ma restiamo sul “nostro star bene" quel provare un senso di benessere con se stessi e con gli altri
 
Secondo me lo “star bene” è quel qualcosa che ha che fare con la nostra percezione delle cose, nei termini temporali degli eventi e del nostro rapporto spazio tempo, o meglio:
  • essere in pace con il passato (non avere rimpianti/rimorsi)
  • apprezzare il presente (non essere lacerati da conflitti)
  • non temere il futuro (la speranza è la più bella scoperta degli esseri umani)

Questo fondamentale patrimonio sensitivo temporale deve essere accompagnato, seguito o preceduto che sia, dalla capacità di condividere emozioni e scambiarsi pensieri, ovvero servirsi della parola per comunicare, per proteggerci, per interrogarci per provocarci in quel incanto che è la conoscenza e il chiarimento, avere quella capacità interattiva con gli altri, tale da saperne percepire i sentimenti, senza necessariamente condividerli, ovvero avere empatia, e accedere così al piacere degli scambi e della fiducia, sapersi aprire, per aprirsi, insomma…saper vivere il rapporto, attraverso la sensorietà del corpo e della mente..parlarsi con responsabilità e responsabizzandoci…tramite la solidarietà, tramite il parlare per ascoltare…
 
Stare tra la gente, con la gente e viverne la parola, i pensieri, le opinioni, i dubbi.
 
Quindi lo star bene è un effetto localizzato, intimo, personale, che richiede però una capacità interattiva benevola con gli altri, nei due flussi direzionali.

star bene

(immagine presa dal web)

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Informazioni su Lorenzo de Vanne

si..sono Lorenzo, un pò angelo e un pò demone, curioso della vita e della morte, della mente e dello spirito, della donna ... della parola...del silenzio! Io, vagabondo senza quiete, in cerca delle tra
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65 risposte a Ciao, come va?Tutto bene, grazie!

  1. Stefy71 ha detto:

    Secondo il mio punto di vista, la famosa frase: “Come va? Tutto bene” è sempre pura formalità. Chi chiede spesso non è interessato a sapere, chi risponde non ha intenzione di dire.
    Equivale ad un ciao, ad un buonasera o un buongiorno.
    Concordo pienamente con il tuo concetto di “star bene”.
    A mio avviso star bene vuol dire essere sereni, in pace con se stessi e con il mondo. Non avere bisogno di entrare nella sfera difensiva perchè l’altro o la situazione in cui ci troviamo, non rappresenta un pericolo.
    E come dici tu per arrivare a questo non ci deve essere dell’irrisolto a livello emotivo. Bisogna far pace con il passato, vivere il presente e proiettarsi nel futuro. Senza paure.
    In altre parole, quante persone possono dire veramente di stare bene? Voglio dire che a mio avviso sono pochi a non essere lacerati da conflitti più o meno pesanti che condizionano la loro vita. Pochi ad essere riusciti a trovare il giusto equilibrio.
    Spesso tutto ciò richiede un percorso lungo e faticoso che non tutti sono disposti ad affrontare.
    Se ci sono dei conflitti irrisolti bisogna anche avere l’intelligenza ed il coraggio di prenderne consapevolezza senza nascondersi dietro false spiegazioni di facciata.
    Stavo pensando che se mi guardo intorno, credo di conoscere poche persone che stanno veramente bene e molti non lo sanno perchè non lo vogliono sapere.
    Se combattere con i propri conflitti e vivere gli “incontri” come “scontri” per loro rientra nella normalità, allora ti diranno che stanno bene pensandolo veramente.
    Ecco cosa manca. La reale percezione delle cose.

  2. claudine2007 ha detto:

    Passo dopo passo, ho costeggiato il lago dopo aver lasciato la piccola Saraluna al Kindergarten.
    Al mattino, la brezza è carezzevole, ancora frizzante poiché la temperatura non supera i 17°… mi sono stretta lo scialle di lana nascondendovi le braccia.
    Dall’alto di un noce con minuti germogli, una gazza gracchiava mentre centinaia di piccoli passeri svolazzavano qua e là vicino alla riva del lago.
    E’ una passeggiata di 20 minuti, fino al mio ufficio… una manciata di tempo da passare in contemplazione di ciò che la meraviglia della Vita ci ha donato.
    Ho ripensato alle parole del nostro ospite, lette con attenzione questa mattina alle 4:00 quando mi sono svegliata da un sogno molto strano… ho voluto leggere nei blog, qua e là i molti pensieri lasciati virtualmente quali “messaggi di altrettante Anime” alla perenne ricerca…

    Quando mi si chiede “come stai”, sempre mi sento (dal più profondo) di rispondere “molto bene, e tu?”
    Ma mi accorgo che per molti è una pura forma di cortesia, volersi preoccupare degli altri… ma per quanto mi concerne, rispondo ciò che il mio cuore detta! Solo il fatto di essere viva, di poter guardare e percepire ciò che mi sta attorno… per me sono una ragione di felicità.
    Ma sono consapevole che per molti è difficile comprendere questa mia maniera di vedere le cose, di percepirle nel più profondo, di vivere nella positività ed amore profondo per la fortuna che mi è stata data…
    Dovrei risalire a monte, dove la sorgente sgorga… dove cristallina l’acqua scende a valle per poi di volta in volta sfociare in fiumi sempre più grandi e veloci… fino a raggiungere il mare!
    In me, cerco di mantenere la “qualità e purezza” dell’acqua cristallina della sorgente.
    Non lascio che le mie emozioni possano essere sporcate dai giudizi negativi di persone che purtroppo seguono altri sentieri, utilizzando metodi e maniere da me non condivise.
    A volte è sufficiente provare rabbia, attaccamento o invidia… per comportarsi in maniera biasimabile. E se con grande sincerità verifichiamo dentro di noi, nel più profondo del nostro essere, allora possiamo con onestà estirpare al nascere questi sentimenti fuorvianti. Le aberrazioni più terribili sono sempre le portatrici di dolore… per noi in primis… ma anche per gli altri!
    Per poter rispondere (ma anche chiedere per primo, a chi incontriamo….) alla simbolica frase “Come stai?” dovremmo con grande onestà rispondere ciò che sinceramente proviamo dentro di noi… Ma in quanti lo fanno?
    Certo, aspetti più sensibili quali possono essere i sentimenti legati alle persone che amo, quelle per le quali provo sincero e profondo affetto, altre che mi sono particolarmente care per ragioni legate all’Anima… possono aiutarmi a comprendere meccanismi più complessi. Lorenzo ed altre di voi, avete toccato la questione del “donare” e del “ricevere”… cosa ci fa provare più felicità/gioia?
    Rispondendo con un sorriso in sincerità, cercando di però capire dallo sguardo dell’interlocutore se c’è qualcosa che per lui non va bene… il “come stai” non resta una mera “formalità”…
    Può anche significare profondo e reale interesse… ma comprendo che non posso rapportare tutto sul come “io” percepisco e vedo le cose!
    Capisco ciò che Stefy afferma, non posso darle torto… ma perché sempre solo accettare ogni cosa passivamente?
    Perché non incominciare ora, subito, da noi stessi, a cambiare di visione? Possiamo sognare un mondo migliore!!! Non è un utopico sogno, credetemi! I miracoli accadono perché la grande fede delle persone li può materializzare… Dobbiamo avere fede nelle nostre risorse… dobbiamo essere grati per ciò che abbiamo modo di esperimentare in questa vita materiale… nel dolore, nella felicità…
    Così, quando oggi chiederete a qualcuno “come stai?” Sorridete dal cuore, fate che la vostra domanda non sia unicamente una “formalità”… ma date vita al vostro pensiero… proprio come fate qui nella Domus!
    Vi auguro una serena giornata, ed un fine settimana colmo di tante piccole cose che solo gli occhi del cuore possono vedere…
    :-)claudine

  3. TerribileStella ha detto:

    Lo star bene è un momento o un periodo che raramente ci si ferma ad ascoltare.
    Il dare per scontate un mucchio di cose che avvengono in mezzo a noi senza sfiorarci o travolgendoci silenziosamente, rende difficile apprezzare la differenza tra stare bene davvero o per convenienza.
    Tale apparente star bene, viene facilmente minato da piccoli scontenti, quasi dei capricci a volte.
    Basta un niente di veramente importante che già qualcuno è pronto a rovesciare la qualità della sua giornata senza pesare e rendersi conto che invece… potrebbe essere veramente oltre tutto quello una buona giornata.
    Tutto dipende dai parametri di misuarzione.
    Come va?!
    Abbastanza bene! oppure Benino! Discretamente bene!
    Servono solo a lanciare un messaggio, tipo: “Va bene, per carità, ma fosse per me andrebbe meglio!”
    Io penso (e ripeto IO) che a volte si baratti pure un vero stare bene con un mediocre star bene perché star bene può spaventare tanto quanto l’idea dello star male.
    (Tornerò)
    Notte a tutti

  4. PostIda ha detto:

    Eccomi, dopo aver trovato un ritaglio di tempo, a dire la mia sulla quaestio che poni in salotto. E mi piace cominciare dal sottolineare che trovo formale, sin troppo direi, il triste e monotono colloquiale a cui siamo abituati, in molte conversazioni, sia dal vivo, che al telefono. Luoghi comuni, a mio parere, molto scontati anche se manca con l’interlocutore quella confidenza che giustifichi frasi del tipo: “ come stai?”, che mi racconti di bello, etc…fino all’epilogo ridicolo e demenziale del ciao bella (detto ad una che è un’autentica cozza, dev’esser davvero sadico dirlo, nonché pensarlo, ma tant’è…). Ora, sorvolando sulle modalità comunicative che caratterizzano i nostri tempi, che non sono argomento di questa discussione, provo a spiegare cosa e come intendo lo star bene, argomentando il mio parere, in maniera alquanto spicciola, non già per abbassare i toni della conversazione, ma solo per creare quell’intima atmosfera da salotto, così tanto sollecitata dal padrone di casa ( se si decidesse ad offrire un drink nel frattempo….sarebbe cosa buona e giusta!). Star bene, nell’accezione più classica, rimanda al benessere fisico, tant’è che molte riviste dedicate alla salute, s’intitolano proprio così, ed in effetti il benessere di una persona si misura in primo luogo proprio con una mancanza di dolori fisici. Diversamente da quando lo star bene viene inteso nel significato più intimo, profonde, psicologico…Spesso amo dire che le varie malattie del corpo, ciascuna nella sua particolare forma e misura, sono curabili, con terapie più o meno cruente, e ciascuna ha sempre una causa verso la quale cerchiamo di agire. Quindi, se ho mal di denti, prendo un analgesico o, se non dovesse bastare, posso andare dal dentista a trovare soluzioni e/o rimedi adatti alla patologia specifica. Va da sé che, quando si ha mal di denti ( badate, è un esempio soltanto…)quanto più forte sarà il dolore che mi affligge, tanto minore sarà la percezione di un altro dolore, che viene mitigato da quello che lo ha sopraffatto. Cosa succede invece, quando non sto bene “ dentro”? Sorvolando su quelle particolari patologie di tipo psicosomatico, possiamo dire che in tal senso non abbiamo né un “ dispositivo” d’urgenza con cui rimediare, né siamo in grado di riconoscere il tipo di persona adatta a cui potersi rivolgere per un sollevo, fosse anche immediato. La ragione forse sta semplicemente nel fatto che non riusciamo nemmeno a riconoscere che tipo di malessere ci assale; è come una sorta di anonimo intruso che penetra nel nostro io e ci lascia affranti, avviliti, depresse, insomma con una serie di sintomatologie più o meno diffuse ed il più delle volte difficilmente verificabili ed accertabili, in sede di anamnesi personale. Quante volte, presa da momenti di grande sconforto, per le più svariate ragioni, avrei preferito avere un grosso malanno, circostanziato o meno, ma saprei come curarlo o come rimediare. Nella mia personale esperienza, visto che è anche la sede giusta, posso dire che il mio interesse per la scrittura, che coltivo da anni ormai, è sopraggiunto proprio nei momenti in cui non “ stavo bene”, fungendo, quindi da rimedio omeopatico, grazie al quale, anche se non sono riuscita a risolvere le piccole e grandi inquietudini che mi affliggevano e/o mi affliggono, sono riuscita a rimediare momenti di grande serenità, o almeno di distrazione dalle mie vicissitudini dolorose. Tornando ora alla domanda che Lorenzo pone, mi viene da focalizzare un altro aspetto, ossia quello dell’esternazione del nostro “ star bene”, nei confronti dei nostri interlocutori quotidiani. E mi spiego: quante volte, alla domanda:” Come stai? “abbiamo preferito mentire, sciorinando un sorriso a 32 denti? Quante volte, anche con un dolore fortissimo dentro, abbiamo ottemperato sempre e comunque ai nostri doveri e /o incombenze lavorative, non lasciando trasparire nulla all’esterno? C’è da chiedersi, come in un’altra discussione precedente si accennava, a quante e quali maschere ricorriamo ogni giorno, per non lasciare che gli altri intravedano il nostro stato d’animo, quasi ci sia pudore nei confronti del dolore o del malessere in generale ( e non mi riferisco solo ad un malessere interiore). A quali e quanti stratagemmi ricorriamo, pur di non lasciarci scoprire nelle nostre debolezze, ansie, paure con amici, colleghi, o perfetti sconosciuti di un blog, pur d’apparire nelle nostre granitiche corazze di gratificazione, realizzazione e quant’altro? E non mi dilungo sugli argomenti che, al contrario certe persone preferiscono trattare, scevri da qualsivoglia forma di pudore e/o morale, quasi a rispondere ad un’esigenza della moda del momento, in cui tutti e ad ogni costo scrivono, parlano e discutono di erotismo. Potrei dire ancora altro, ma preferisco fermarmi qui, lasciando che qualche altra persona intervenga in proposito, non volendo uscire fuori dal seminato e convinta, anzi convintissima che con questo mio ultimo parere posso essere risultata abbastanza impopolare. Quindi, prima che mi linciate…vi saluto

    Carmen

  5. eufemiaG ha detto:

    ciao caro Lorenzo
    approdata nella tua nuova casa
    Ti lascio per ora solo un saluto ed un abbraccio, ripasserò a trovarti

    ¿Hay algo más triste en el mundo
    que un tren inmóvil en la lluvia?

    C’è qualcosa di più triste al mondo
    che un treno immobile nella pioggia?

    Pablo Neruda

    Buon Primo Maggio
    Eufemia

  6. anonimo ha detto:

    mmmm …bello il tuo salotto…temi interessanti…ti seguo

  7. anonimo ha detto:

    ops…ti seguo… occhidellanotte

  8. TartaMara ha detto:

    si può non essere d’accordo? certo che ascoltando il prologo vengono dubbi…

  9. doy ha detto:

    “essere in pace col passato – apprezzare il presente – non temere il futuro”
    …il tuo concetto di “star bene” lo trovo perfetto… ma dubito qualcuno riesca ad aver raggiunto questa “pace” nel vivere quotidiano… basta leggere qua e là (nei blog), non esiste passato che non abbia rimpianto (il passato non dovrebbe essere ricordato per quel che ci manca!)… il futuro fa paura, credo oggi più che mai è l’ignoto che ci perseguita, del futuro… il presente, quanti sanno veramente vivere? in corsa tra passato e futuro, spesso si trascura quel che davvero è importante… vivere bene il nostro presente, con le cose semplici di ogni giorno… rallentare per guardarci intorno, che il mondo è semplicemente magnifico… e ogni giorno, ne perdiamo un pezzettino… troppo distratti a piangere quel che del nostro passato più non abbiamo, troppo apprensivi nel cercare di costruire il futuro che vorremmo avere, a tutti i costi!
    un abbraccio
    do’

  10. DomusLaurentii ha detto:

    Eccomi, qui…scusate il ritardo…mi sono assentato per un po’…ma eccoci di nuovo..
    Allora la conversazione anche se un po’ stentata, va avanti…
    Stare bene…
    Il mio quesito non è legato agli estremi:felicità o dolore..
    Certo che i due aspetti sono essenzialmente compresi in quella ipotetica risposta alla domanda “ciao, come stai?”…
    Si rischia la formalità nella risposta…?forse si..
    Ma io ribadisco il concetto, cardine…
    Ovvero, che lo star bene…è..un equilibrio….interiore al di là degli attimi…dolorosi o piacevoli…
    Stare bene, è stare bene con la propria sofferenza, psicologica o fisica che sia…
    Stare bene, è uno “status” psicologico, in cui i tasselli trovano la giusta posizione in relazione all’universale..
    Alla globalità della vita, alla sua essenza…al suo significato..
    Guardate quando si diventa vecchi, e quell’angolo di visuale si restringe, e dove a quella domanda ciao come stai, è una occasione per enumerare una serie di disgrazie, e di sofferenze…si cerca la complicità commiserevole..
    Quindi…
    Stare bene, è stare bene con se stessi, e con quello che ho detto nel prologo…stare bene con il “tempo”…star bene con “gli altri”..ovvero vivere “la comunicazione” e “nella comunicazione”
    Questo non vuole dire dover restare nella superficialità delle cose…ma bensì saper vivere invece la profondità..
    Questo benessere può venire anche da quella misurazione del dolore di cui abbiamo già parlato…
    Ovvero il confronto con il dolore perfetto….
    La consapevolezza della propria missione e la consapevolezza che poi in un minuto può succedere quello che non è successo per anni…
    Ovvero credere che poi la vita è una magia, con degli estremi ben definiti…nascita o morte…restando al materialismo del concetto…
    Anche dando anche altre fughe di opinioni, in termini di spiritualità.
    È come il sorriso…
    È un carattere partecipativo del nostro viso…?
    O invece uno sforzo formale?
    È il vecchio e ormai inflazionato concetto della visione di un bicchiere riempito a metà: è mezzo pieno o mezzo vuoto…?
    Importante secondo me…è liberarsi dalle formule e dagli schemi..
    E vivere il “carpe diem”..
    Attimi…punti di una retta ….finita o infinita che sia….
    Uno dopo l’altro…anche perché tutto, magnificamente, inesorabilmente, magicamente, incontrovertibilmente…”panta rei”

  11. TerribileStella ha detto:

    Ho letto di nuovo il mio commento, a volte cambierei delle sfumature, ma stavolta il concetto resta espresso in quel modo…
    Stare bene è una rara frazione di un tempo, che solo noi possiamo estendere.
    Proprio perché bisogna cogliere l’attimo, proprio perché tutto scorre… e noi? Spesso fermi seduti a guardare il nostro star bene che se ne va…
    Buona giornata!

  12. doy ha detto:

    sai, stavo leggendo quel che hai scritto… “Stare bene, è stare bene con la propria sofferenza, psicologica o fisica che sia…”
    credo non sia tutto così “semplice”, come nelle parole… razionalmente logico, forse, ma per niente scontato…
    credo sia molto meglio parlare d’altro, con chi davvero il “come stai”, non serve a molto, proprio perchè non è che sempre “si cerca la complicità commiserevole…” solo, si vorrebbe avere una vita “normale”, anche quando non c’è, e un “come stai”, non può certo cambiare nulla…
    un abbraccio
    do’

  13. DomusLaurentii ha detto:

    certo mia cara doy…ma qui non è tanto il problema nel chiedere come stai…e nel rispondere a torto o ragione “bene”…è secondo me, in quel processo chimico-fisico-psichico-emozionale che si scatena quando si è davanti a quella domanda…e spesso ci ci strova davanti allo specchio dello “stare bene”..o no.,..
    è il sentirsi…in quel momento..o essere pronti al momento..
    ovvero vale quel momento..o vale la base sula quale si sviluppa quel momento?..
    secondo me…non bisogna perdersi nella “puntualità” della risposta…ma nell’universalità…dello “status”…
    perchè ridurre tutto nel definire semplice o complicato…
    ma forse è necessario sintetizzare nel volere e nel “sdrammatizzare”… o meglio percepire le pieghe magiche della vita…che resta..malgrado tutto….LA VITA…
    un abbraccio
    Lorenzo

  14. DomusLaurentii ha detto:

    riprendo un passo dell’intervento di Carmen..

    “C’è da chiedersi, come in un’altra discussione precedente si accennava, a quante e quali maschere ricorriamo ogni giorno, per non lasciare che gli altri intravedano il nostro stato d’animo, quasi ci sia pudore nei confronti del dolore o del malessere in generale ( e non mi riferisco solo ad un malessere interiore). A quali e quanti stratagemmi ricorriamo, pur di non lasciarci scoprire nelle nostre debolezze, ansie, paure con amici, colleghi, o perfetti sconosciuti di un blog, pur d’apparire nelle nostre granitiche corazze di gratificazione, realizzazione e quant’altro? E non mi dilungo sugli argomenti che, al contrario certe persone preferiscono trattare, scevri da qualsivoglia forma di pudore e/o morale, quasi a rispondere ad un’esigenza della moda del momento, in cui tutti e ad ogni costo scrivono, parlano e discutono di erotismo.”

    passo molto interessante, perché affronta quella parte del mio quesito che riguarda lo star bene, nell’angolazione della comunicazione e del saper comunicare..
    Questo tuo aspetto, è non stare bene, ma far vedere solo di stare in un certo modo…forti?(forse quando non si è)…interessanti?(forse quando si è banali)….poeti?(forse quando non si è proprio)..seduttori? (quando si è forse frustrati e soli)..
    Questo “stare” non mi interessa…anche se fa parte della società reale…e ahimè, ancor di più della virtuale…
    Questo è il gravoso problema dell’essere o apparire…
    E nel web…ahimè ancora….è molto forte grazie al muro impenetrabile dello schermo…
    Quello che considera Carmen, è l’arte, o la patetica opera di persuasione dell’ombra, di far vedere quello che forse si sogna di essere..più che di essere..
    Ma resta un grande inganno..
    Perché?
    Ma perchè non esiste il “manipolatore perfetto”..
    E fortunatamente alla fine…chimico-fisicamente…l’olio si separa dall’acqua…
    Non si regge…la velocità dell’intelligenza…reale….nel virtuale…
    E spesso ci possono strappare un sorriso di commiserazione…
    Anche se è di discriminazione…
    Sono ottimista?
    Forse…si..ma credo che alla fine…”l’intelletto” vince…
    Simpatico il tuo richiamo all’erotismo…
    Sono pienamente d’accordo…
    C’è una inflazione…tale…che fa capire quando sia delicato questa “ansia di prestazione”
    Ma è una cosa ricorrente anche nei media…il sesso tira le vendite…e l’interesse..
    Ma l’eros…vero…come la poesia…vera…come la filosofia…vera….come l’arte…vera…non si mercanteggia…
    O si ha….o no…
    E non è quantitativa…ma qualitativa…
    È inutile giocare…ai soldatini…e prendersi i gradi di generale….
    Si resta ahimè…caporali…

  15. PostIda ha detto:

    Ovviamente partecipo al test che proponi:
    A) Sono spesso di buonumore Vero

    B) I film, le storielle, le barzellette non mi divertono Falso

    C) Prendo facilmente le distanze dai miei problemi Vero

    D) Amo la solitudine Falso

    E) Mi rimetto in fretta dalle preoccupazioni Vero

    F) Sono spesso triste senza un motivo preciso Vero

    G) Ho fiducia nell’avvenire Vero

    H) Sono un tipo inquieto Vero

  16. DomusLaurentii ha detto:

    Carmen, è una buona cacciatrice, sa prendere al volo la preda, o meglio appena accenna al volo….(ahah)…si in effetti voglio proporvi un test da uno studio del psichiatra C. André, dovreste rispondere vero o falso

    A Sono spesso di buon umore
    B I film, le storielle, le barzellette non mi divertono
    C Prendo facilmente le distanze dai miei problemi
    D Amo la solitrudine
    E Mi rimetto in fretta dalle preoccupazioni
    F Sono spesso triste senza un motivo preciso
    G Ho fiducia nell’avvenire
    H Sono un tipo inquieto

    volete il responso? Pubblico o in privato? Basta segnalarmi nei commenti o in pvt le vostre risposte
    indicando la domanda con una lettera e V o F per la risposta (es. AV,BF,CF,DV..)

  17. DomusLaurentii ha detto:

    >Carmen

    il risultato te lo darò più avanti…
    il bello del test è l’istintività..
    mi è piaciuto il tuo metterti in gioco pubblicamente..
    in ogni modo devo dire che il risultato è molto interessante…
    molto…

  18. DomusLaurentii ha detto:

    vi riporto una opinione interessante di Boris Cyrulnik, etologo e psichiatra:
    “la sola definizione che posso dare dello stare bene è …non stare male”

  19. TerribileStella ha detto:

    A Sono spesso di buon umore V
    B I film, le storielle, le barzellette non mi divertono F
    C Prendo facilmente le distanze dai miei problemi F
    D Amo la solitudine F
    E Mi rimetto in fretta dalle preoccupazioni F
    F Sono spesso triste senza un motivo preciso V
    G Ho fiducia nell’avvenire V
    H Sono un tipo inquieto V
    Metti pure il risultato qui… besito!

  20. TerribileStella ha detto:

    E bravo Boris Cyrulnik, in effetti non fa una piega… Come quantificare lo stare bene? Partendo dal presupposto che quando stai bene, comunque non stai male!
    Ottima risposta

  21. StregaLunare ha detto:

    A Sono spesso di buon umore F
    B I film, le storielle, le barzellette non mi divertono F
    C Prendo facilmente le distanze dai miei problemi F
    D Amo la solitudine V
    E Mi rimetto in fretta dalle preoccupazioni V ( con il tempo giusto)
    F Sono spesso triste senza un motivo preciso F
    G Ho fiducia nell’avvenire V ( nonostante tutto)
    H Sono un tipo inquieto V

    vi riporto una opinione interessante di Boris Cyrulnik, etologo e psichiatra:
    “la sola definizione che posso dare dello stare bene è …non stare male”

    Bella definizione…

    Tendenzialmente e rararmente rispondo a chi mi pone la domanda” come stai? con un bene…
    Se sto da cani emotivamente che fisicamente dico che sto sofferma in un lago di sabbie mobili…
    Se dico sto bene…lo dico perchè nella realtà delle cose sto per davvero bene.
    Il tutto sta ad ammettere a se stessi la pura ed unica voglia di riconoscersi.

    Dalila

  22. diabolika67 ha detto:

    Bentornato amico carissimo è bello riaverti quì… noto con piacere una parte di me nella tua casa grazie sei sempre di una gentilezza unica
    1bacio Emy

  23. simonascudeller ha detto:

    A Sono spesso di buon umore V
    B I film, le storielle, le barzellette non mi divertono F
    C Prendo facilmente le distanze dai miei problemi V
    D Amo la solitudine V
    E Mi rimetto in fretta dalle preoccupazioni V
    F Sono spesso triste senza un motivo preciso V ( anima tormentata ! )
    G Ho fiducia nell’avvenire V
    H Sono un tipo inquieto V

    Precisazione: A e F per me valgono entrambe perché le persone lunatiche e schizofreniche come me alternano le due fasi emozionali rapidamente! So’ da ricovero!
    I test non mi piacciono molto, mi rivelano una Simona che non sempre riconosco !!!

    E’ da tempo che leggo questo post e sinceramente credo che la questione sia più semplice di quanto si pensi.
    Quando alla domanda di rito che da titolo all’argomento, per convenienza ( privata ) si risponde “ tutto bene, grazie “ è per tagliare corto, perché ognuno di noi poco vuol condividere crucci e pensieri della propria vita, non so quanto questo sia dovuto ad un problema di comunicazione o semplicemente ad una forma di protezione del privato, fatto sta che io odio le persone sempre “ addolorate” che propinano i malesseri di ogni elemento a queste vicino, come se fossero il centro dell’universo, quindi mi limito a dire bene così mi faccio i fatti miei!
    Detto questo, che rivela la mia rinomata intolleranza alle parole superflue, sono fermamente convinta che, quel tutto bene grazie, costruisca un muro filtrante tra noi e l’esterno. Ringrazio ogni divinità e santo per la possibilità di poter fare ancora questo !!!
    Cerco di spiegarmi meglio….
    Se è vero che l’individuo è unico e che le percezioni di questo individuo sono uniche ( come detto nelle precedenti discussioni ) le trasformazioni interne e l’espressioni di queste rimangono di pertinenza della persona! Ciò che è intimo deve rimanere tale!!!

    L’esternazione di tutto ‘sto bene si riversa nella razionalizzazione, che non significa mettere la maschera, come detto in alcuni interventi ma, a mio parere, si trasforma in interazione sulla base della propria esperienza andando a sfocare gli elementi di disturbo che potrebbero interferire.
    Chi ha una sensibilità spiccata in genere tende a vivere ogni emozione sopra le righe, comportamento che porta squilibrio, interno ed esterno, chi viceversa si fa scivolare tutto risulta quasi apatico.. allora è una questione di chimica o di interesse?
    Non so
    ma ricordo due frasi dette da due miei prof del liceo:
    il prof di filosofia, uomo di grande pazienza e passione per la propria professione diceva
    “ beati gli stupidi perché non capiranno mai i propri limiti”
    dall’altra parte il prof di matematica, grande, grande, grande persona, diceva :
    “povero a me meschino “ ( toscano DOC ) affermazione che racchiudeva un mondo di riflessioni!!!!!
    Tirate le vostre conclusioni!!!!

    A mio modesto parere si sta bene quando non intervengono fattori di disturbo sul delicato equilibrio tra mente e anima, la questione temporale influisce sull’esperienza ( l’aspetto meccanico e quantitativo)
    si sta bene quando il processo si riconoscimento personale seppur tormentato e tortuoso, procede;
    si riesce a star bene anche quando il dolore, la malattia le avversità piegano il fisico: mio fratello ha 26 anni, cardiopatico, ha subito due interventi di grossa intensità e vi assicuro che non perde occasione di sorridere!!!! Lui STA BENE è la personificazione del bene interiore, sulla sua faccia leggo il segreto dello star bene, si accetta, accetta la sua cardiopatia e la fa accettare al resto del mondo.
    Sarà perché è giovane?
    Io credo sia questione di carattere e di onestà verso se stessi, prendersi e accettarsi per quello che si è nelle diverse fasi della propria vita.
    Banale/retorico vero?
    Simona Scudeller

  24. DomusLaurentii ha detto:

    mi riferisco da quando riportato da Simona….“A mio modesto parere si sta bene quando non intervengono fattori di disturbo sul delicato equilibrio tra mente e anima, la questione temporale influisce sull’esperienza ( l’aspetto meccanico e quantitativo)
    si sta bene quando il processo si riconoscimento personale seppur tormentato e tortuoso, procede;
    si riesce a star bene anche quando il dolore, la malattia le avversità piegano il fisico: mio fratello ha 26 anni, cardiopatico, ha subito due interventi di grossa intensità e vi assicuro che non perde occasione di sorridere!!!! Lui STA BENE è la personificazione del bene interiore, sulla sua faccia leggo il segreto dello star bene, si accetta, accetta la sua cardiopatia e la fa accettare al resto del mondo.
    Sarà perché è giovane?
    Io credo sia questione di carattere e di onestà verso se stessi, prendersi e accettarsi per quello che si è nelle diverse fasi della propria vita. “

    Ecco, penso che Simona si sia avvicinata di molto al mio pensiero che sto cercando di sviluppare con difficoltà in questo post, e il suo esempio è calzante…
    Ho letto dei distinguo molto precisi, quasi matematici, sullo star bene o stare male..
    Ma questo era un discorso diverso..
    Perché si può stare bene, anche stando male…
    Non è un giochetto di parole perverso..
    Ma il fatto che ci si trova davanti ad una visione di vita..
    L’ottimista sa prendere di ogni problema l’essenza positiva e quindi è portato sempre a stare bene…al contrario del pessimista, e dell’insicuro..
    Mi sono ricordato di un film per ragazzi di qualche tempo fa, mi sembra che si chiamasse “pattini d’argento” o simile, era la storia di una ragazzina del nord Europa, che sognava di andare ai campionati nazionali di pattinaggio su ghiaccio, e anche se di famiglia semplice cercava in tutti i modi di fare pattinaggio…e davanti ad ogni problema si poneva sempre questa soluzione…devo prendere l’aspetto positivo….vedere l’aspetto positivo del problema…
    La ragazzina dopo sacrifici diventa brava, e vince la varie qualificazioni, per i campionati, ma durante gli allenamenti cade e si rompe la caviglia, i campionati sfumano…
    Piange un momento e poi un sorriso, agli amici che piangevano..
    E dice loro…che sfortuna…ma pensate però all’aspetto positivo di quest’incidente…per un po’ non vado a scuola…e tutti a ridere…
    Questo per dire..
    Che anche il male fisico, ma anche il male psichico, non da sempre e solo male..
    Bisogna sapere con quale spirito si affronta la vita.
    Avere il sorriso sul viso, non vuole dire che non si hanno problemi…ma sono che si affronta la vita nel bene e nel male, con il sorriso….
    È il pensiero…è la filosofia della vita che conta.
    Si ritorna in un certo senso alla misurazione del dolore.
    In effetti “ciao come stai”…”sto bene grazie”…è terribilmente formale…
    E questa mia conversazione è come al solito provocatoria…
    Perché è chiaro che per la maggior parte si risponde in ogni caso…”bene, grazie”…mentre più si invecchia si fa riferimento ai mali fisici…
    Ma in questa risposta, ci sono degli aspetti importanti….
    Cosa provoca in effetti la domanda…ovvero crea frustrazione nella risposta, o invece senso di solidarietà?
    Cosa provoca in noi questa domanda…ci si trova spiazzati, ci si trova chiusi nel nostro intimo, o invece ci si trova nell’equilibrio…per dire…:”sto bene…perché dovrei dire che sto male, quando la vita impone sacrifici, problemi, male…ci sono persone che stanno peggio di me, ci sono persone che forse non capiscono che la vita è poi un dono, e va vissuta nel suo piacere e dolore, che la felicità è un percorso e non una destinazione(ne parleremo di questo), e che essere positivi ci fa vedere il bicchiere sempre mezzo pieno..”
    Ecco….
    Non bisogna formalizzarsi nel rispondere, ma in quella domanda e risposta, c’è un “terremoto” in noi…ovvero ci troviamo al nostro specchio…e facciamo qualche bilancio…
    E poi come diceva un mio collega manager francese….”un problema è una opportunità”…
    Spesso è una opportunità per capire meglio la vita e apprezzarla….

  25. DomusLaurentii ha detto:

    ecco le mie risposte al test:

    A Sono spesso di buon umore V
    B I film, le storielle, le barzellette non mi divertono F
    C Prendo facilmente le distanze dai miei problemi V
    D Amo la solitudine F(ma non la odio, non mi crea problemi la solitudine)
    E Mi rimetto in fretta dalle preoccupazioni V
    F Sono spesso triste senza un motivo preciso F
    G Ho fiducia nell’avvenire V
    H Sono un tipo inquieto V

  26. simonascudeller ha detto:

    C’è un aspetto che seconde me dovrebbe essere considerato.
    ed è, molto banalmente, chi chiede a chi, quindi chi risponde a chi
    nel mio intervento precedente ho un po’ esagerato sulla mia intolleranza!!!
    Se la domanda viene posta da una persona con cui si condividono esperienze, con cui si ha una certa confidenza e complicità vien da sé che barriere e “terremoti” emozionali non si creino.
    Così accade anche per il richiedente!
    In un nano secondo riconosciamo nella persona un amico o un nemico ( in senso lato ovviamente ) o uno sconosciuto e di conseguenza agiamo; nel preciso istante in cui quella domanda viene formulata, istintivamente ne rileviamo l’intenzione, in base alle percezioni scatta la comunicazione oppure si taglia corto.
    Qui interviene la chimica del comportamento che, influenzata dai vari aspetti caratteriali, porta all’interazione..
    Per rispondere : la domanda provoca una reazione spontanea supportata dal proprio essere, ritornando quindi al discorso della visione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

    Parentesi personale:
    A me viene spontanea questa conclusione e me lo fece capire un medico al quale sarò grata per tutta la mia esistenza terrena, il quale, un po’ di anni fa, quando stavo male dentro e fuori, dopo una lunga chiacchierata durante la quale mi sforzavo di fargli capire che non avevo motivo di sentirmi così a pezzi perché avevo fatto ogni controllo “ fisico “ immaginabile e lui mi faceva l’anamnesi dell’anima andando a scavare sul male interiore, egli concluse con un sorriso compiaciuto con questa frase:
    “ Con quel sorriso puoi distruggere il mondo. Mentre mi volevi convincere del tuo male insopportabile non è scesa una lacrima sul quel sorriso, il malessere fisico, riflesso del tuo tormento, si può curare. Tu hai il mezzo per sorridere anche dentro e sorridi perché lo sai.
    Affrontati “
    In quel preciso momento, da un professionista sconosciuto, ho ricevuto la mappa della mia anima ed ero stata io a dargli le coordinate!!!
    Dopo questo outing ( ahahahhaha ) vi chiederete il perché. di tale dichiarazione.
    Presto fatto
    Come per la storia di mio fratello, seguendo il pensiero di Lorenzo sulla filosofia positiva nonostante tutto
    il filo riconduce sempre ed inesorabilmente al proprio essere
    consapevolezza
    onestà
    conoscenza
    limiti ed orizzonti
    son tasselli che compongono uno stesso puzzle che determina la propria esistenza.
    Mica è semplice ahahhha è un bel lavoretto!!!!

    Come state?
    Io bene grazie!!!!!! Anche se ho un po’ di palle a cui pensare !!!!!!!

    La Simo

  27. CristinaKhay ha detto:

    Ciao Lorenzo…
    un salutino a te e a tutti i presenti in questo tuo salotto di conversazione…
    Molto interessante il nuovo quesito… è da giorni che lo seguo senza potermi soffermare e dire qualcosa…
    ….non avevo niente da dire?
    Sì, spesso resto senza dire niente, quando mi sembra di dire le stesse cose già avanzate dagli altri ma forse è un errore…perchè ogni piccola sfumatura in un discorso può portare a nuove considerazioni…
    Così ecco la mia…

    Tutto ciò che esiste e ci accade ( ci facciamo accadere) c’è per condurci alla facoltà di SCELTA. Tu dirai che il dolore non si sceglie, io invece dico di sì.

    Molto spesso si ha bisogno di sperimentare una faccia della medaglia per desiderare intensamente l’altra, che magari già si possedeva senza accorgersene…
    Il nostro stato naturale è il benessere… è il nostro stato di pienezza, di gloria…
    E’ il modo in cui glorifichiamo la creazione…
    Il dolore è solo la strada sbagliata.
    Un dolore ne attira un altro e così via.

    Non è a caso che si dice : bisogna toccare il fondo per risollevarsi….
    Cioè…bisogna arrivare ad averne le tasche piene del dolore e cambiare registro, a dispetto di tutti e di tutto.
    Perciò chi è appena uscito da una guerra pensa solo a ridere, e non a guardare le macerie che ha sotto i piedi :)))

    La commiserazione, la compassione passiva non fanno che amplificare invece di ridurre il disagio. Il pensare spesso ai propri mali, il parlarne, il rimestare il mestolo solo negli aspetti poco piacevoli della propria vita o per similitudine in quelli degli altri non fa che portarne altri.

    E’ vero, bisogna aprirsi. Ma bisogna stare attenti che non diventi un piacere lamentarsi, che non ci si senta troppo capiti e sostenuti, insomma, che non si attui quel meccanismo paziente-dottore che tiene in vita i ruoli dell’uno e dell’altro.

    Io ho provato dolore, certo, non ne sono stata esente, non sono un jolly che copre sotto una maschera di trucco le proprie vicissitudini. Ma bisogna capire i nostri meccanismi interni e non farsene sopraffare. E’ quando riesci a dirti: Ok, sto male o sono stata male, malissimo…e allora?
    E’ in quel momento che trovi nuovi modi di essere, quando guardi altrove, quando senti che puoi essere anche diversa da come ti senti, quando senti che puoi stare bene, quando lasci uscire quel sorriso che ti preme dentro quando senti il sole sulla pelle.

    Per quanto riguarda la consapevolezza delle cose… è necessaria sicuramente, proprio per puntare meglio l’ago della bilancia verso lo star bene… ma che non si trasformi nel limite di credere di avere limiti.

    La conoscenza, la consapevolezza deve offrire la libertà su un piatto d’oro…e non ulteriori paletti… altrimenti non è conoscenza… è una gabbia. Allora l’incoscienza è forse preferibile.

    Ti riporto a questo proposito una citazione di Igor Ivanovich Sikorsky,nato nel 1889 e morto nel 1972, pilota e progettista aeronautico russo:

    “Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo, in rapporto alla superficie alare.
    Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.”

    Cri 🙂

  28. simonascudeller ha detto:

    @Cry
    “Per quanto riguarda la consapevolezza delle cose… è necessaria sicuramente, proprio per puntare meglio l’ago della bilancia verso lo star bene… ma che non si trasformi nel limite di credere di avere limiti.

    La conoscenza, la consapevolezza deve offrire la libertà su un piatto d’oro…e non ulteriori paletti… altrimenti non è conoscenza… è una gabbia. Allora l’incoscienza è forse preferibile. ”

    Tu mi fai andare fuori di cervello ahhahahha
    Io non capisco perchè so’ limitata ( è un dato di fatto certo e riscontrato )
    Come possono conoscienza e consapevolezza divenire una gabbia ? Riconoscere limiti e orizzonti se non in casi di grossa impossibilità ( tipo due neuroni e mezzo che me medesima cerca di gestire ), porta ad avere una visione più completa del proprio essere e aiutano, a mio avviso, a procedere, scegliere per ciò che riteniamo essere la miglior strada possibile.

    -incosciènza

    s. f., condizione di persona priva dei sensi
    condizione di chi non ha consapevolezza di ciò che fa e di ciò che gli succede o gli può succedere
    con valore spreg. irresponsabilità.

    Definizione dal vocabolario e mi domando
    E’ davvero preferibile non “sentire” ? Non averre cognizione degli eventi?
    Lo star bene dipende da tutta una serie di fattori che formano un insieme.

    “E’ quando riesci a dirti: Ok, sto male o sono stata male, malissimo…e allora?
    E’ in quel momento che trovi nuovi modi di essere, quando guardi altrove, quando senti che puoi essere anche diversa da come ti senti, quando senti che puoi stare bene, quando lasci uscire quel sorriso che ti preme dentro quando senti il sole sulla pelle. ”

    In queste parole c’è chiaramente un processo di presa di coscienza, dove si rilevano i “paletti” e si superano!!!!!!

    P.S. E certo che il calabrone vola lo stesso mica gli interessa il perchè e come, siamo noi Umani che andiamo ad indagare sulla meccanica del mondo, siamo curiosi di sapere altrimenti perchè domandarsi ” come stai?” ahahhahaha

    La Simo

  29. CristinaKhay ha detto:

    @Simo

    Conoscenza e consapevolezza diventano una gabbia quando impongono dei limiti dettati dalla paura invece che liberarcene…quando non si è in grado di superare il primo gradino che si chiama “io arrivo fin qui e basta”. Per molti la consapevolezza è una parola che è metafora dei propri limiti… per me invece è scoprire di non averne. E’ un processo continuo, fatto di corsa, rallentando, inciampando, volando…

    La vera conoscenza ti libera, non ti dice: guarda che se tocchi il fuoco ti scotti,… ma: ti insegno a toccare il fuoco senza scottarti. Questa è la sottile differenza di pensiero che fa oltrepassare i paletti dettati da una mente ovviamente prudente.

    L’incosciente è colui che non ha una coscienza nella questione, nell’argomento trattato, in un contesto nel quale invece dovrebbe averne. Perciò citavo l’esempio del calabrone… in quel caso l’incoscienza gli permette di fare ciò che la mente consapevole impedirebbe…

    Ma la scienza medica conosce bene queste cose… spesso una patologia si aggrava proprio quando il malato viene messo al corrente del male…

    Io stessa ho un deficit enzimatico dalla nascita ma scoperto solo all’età di 34 anni… avrei dovuto essere morta cento volte per i medicinali vietati e gli alimenti vietatissimi con i quali sono cresciuta… ciò ha portato la mia dottoressa ad affermare che “in questi casi la medicina è un’opinione “…

    Io sono per la presa di coscienza, sempre… ma che dia frutti però…e non nuovi limiti, come succede spesso…

  30. simonascudeller ha detto:

    Stiamo un po’ trascendendo dal tema, ma voglio cercar di capire bene la questione, così come è proposta da Cristina.

    L’esempio del fuoco mica mi piace molto sai? ( forse non lo capisco ) e ti spiego:
    Per me e per diverse persone più sapienti di me, l’esempio del fuoco ed altri sulla stessa linea si chiamano “esperienza conoscitiva”; in pratica, quel buon vecchio metodo scientifico che ci ha portato ad un livello di conoscenza più elevato rispetto ai primitivi ( i quali hanno capito che col fuoco la carne era un pochinino meglio, sperimentando )
    e non è un limite!
    per andare più sul leggero, pensiamo ai bambini:
    hai voglia tu a dire loro che se toccano il fuoco si bruciano e che è buono e giusto per cucinare, poter fare luce quando l’elettricità ci abbandona
    fino a che non si sono procurati un’ ustione del terzo grado!!! mica lo capiscono!!!
    Ho cresciuto 5 fratelli, sapessi quante volte siamo corsi all’ospedale.
    Gli umani son capoccioni, finché non battono il setto nasale sul duro non comprendono!!!!!
    per me e ripeto PER ME è molto grave non saper riconoscere i propri limiti, perchè significa non avere idea di quello che accade intorno, perseguendo la strada della totale ignoranza
    che non è culturale, intendiamoci, ma personale.
    Trovo grave, inoltre, chi, giustificandosi con l’incoscienza o la non-conoscenza, indossi le vesti dell’innocenza. Dicendo magari ” non sapevo di poter arrivare a questo punto” e magari hanno creati danni agli altri, oltre che a se stessi.
    Conoscere certe peculiarità di se stessi da il senso dell’orientamento su come muoversi su questa bella terra ed ogni passo è una scoperta sempre utile
    Quando si intraprende un qualsiasi rapporto ( lavorativo, amicale, amoroso ) si hanno delle coordinate sul proprio conto, si ha cognizione di come comportarsi.
    Non sostengo che si debba fare il calcolo delle possibilità, la vita non è una scienza esatta, ma l’esperienza di ognuno porta a delle risultanti.
    I sensi di colpa, per esempio, sono il risultato di una mancata valutazione ( volontaria o irrazionale) degli eventi e del non voler riconscersi e accettarsi.
    Posso sbagliare, mi metto sul banco degl’imputati da sola
    Anche pensandoci un attimo, in genere, si sa a cosa si va incontro, se non nell’immediato, almeno un cincinin più tardi no?

    per quanto riguarda l’esempio medico a cui fai riferimento, è vero quando si apprende di una malattia questa si aggrava, perchè anche “il corpo razionale” reagisce provando ” dolore”, ma ci sono casi in cui,, proprio con una reazione psicologica positiva la malattia regredisce o si arresta e scusate, ma non credo sia un miracolo.

    Chiedo in fine scusa a Cristina e agli altri per aver divagato sul tema.

    Simona Scudelller

  31. PostIda ha detto:

    Intervengo, a contributo di questa discussione, proponendovi una considerazione di Seneca che fu definito il terapeuta delle classi dirigenti. Il male e la sofferenza sono naturali negli esseri umani e derivano da molte cause. I dolori sia fisici sia morali, sono sintomi di stati patologici che vanno indagati e, se è possibile, curati. La filosofia stoica, come le altre filosofie che si diffondevano nel periodo ellenistico, offre un sistema di diagnosi e di cura, che parte da un livello elementare necessario, ma immediatamente utile: prendere coscienza del proprio stato di alterazione o sofferenza. Già questo è l’inizio della guarigione. Seneca indirizza, la propria ricerca, verso un tipo di malattia e di sofferenze che non deriva dai disagi materiali dell’esistenza, come la fame, la sete, la carestia, la morte in guerra; ci sono altre sofferenze fisiche e morali, che nascono da uno stile di vita sbagliato e riguardano soprattutto le persone che vengono invidiate da tutti, perché potenti e famose, spesso al vertici dello Stato. La radice dei mali che affliggono chi ha raggiunto un elevato grado di responsabilità sta nell’incapacità di prendere le distanze dagli automatismi di una vita frenetica, che fa perdere il senso del tempo. Seneca propone, riguardo questo problema, una serie di semplici consigli, frutto di buonsenso, quasi da artigiano della psiche, per interrompere l’alienazione di una vita, spesa senza il gusto di assaporarne i momenti migliori. Volendo concentrare in una formula il suo metodo d’indagine e di cura, possiamo ricordare un suo suggerimento in forma di imperativo: protinus vive, protínus significa “subito, immediatamente”, ma anche continuamente, “senza intervalli”. Quindi: “vivi subito, non domani, e vivi senza perdere mai il contatto con la tua esistenza”. Oggi è luogo comune parlare di noia esistenziale e cioè di quell’insoddisfazione che deriva dal semplice fatto di vivere e dalla ripetitività delle azioni quotidiane. Cerchiamo allora il vario, il diverso, il sempre nuovo. Ma anche la novità non acquieta la noia: non giova rivoltarsi in un letto o mutare luogo. “ Il male lo abbiamo dentro di noi – dice Seneca- in quanto siamo inadatti a qualsiasi tolleranza”. Il settimo dei Dialoghi senecani (De tranquillitate animi) tratta il tema del distacco del sapiente dai dolori e dalle difficoltà, ovvero dalla sua condizione, di atarassia a quella di euthymia (tranquillità). L’autore sostiene che la scontentezza di sé è uno tra i peggiori mali che possano affliggere l’animo umano; frutto di “uno spírito intorpídito tra desideri delusi”, questo taedium et displicentia tende a farsi addirittura insostenibile, nei momenti di otium. L’uomo, però, anziché ricercare nel proprio animo le radici di tale insoddisfazione, tenta di porvi rimedio in vari modi, per esempio, viaggiando, oppure, cambiando stile di vita: il tutto invano, anzi ottenendo il risultato di condurre l’animo ad un tale disgusto per la vita da accarezzare l’idea del suicidio. A questo punto, Seneca segnala come rimedio l’impegno anche politico al servizio dei propri simili; oppure viene consigliata la scelta dell’otium (cioè della vita contemplativa) o della filosofia che assicura all’uomo la sapienza e la felicità. Dunque, il sapiente lungi dal fuggire da se stesso, trova nella sua interiorità, perfettamente libera da condizionamenti esteriori, il suo totale appagamento: non esiste alcun bene duraturo all’infuori di quello che l’animo trova dentro di sé. Soprattutto nelle Epistole domina il nelle richiamo all’interiorità, alla necessità di trovare non all’esterno ma in sé stessi la soluzione dei problemi esistenziali: è necessaria una sorta di conversione che può attuarsi solo nell’intimo della coscienza.

    Spero di avervi tediato….

    Carmn

  32. DomusLaurentii ha detto:

    no..Carmen…non mi hai tediato…
    e devo ringraziarti di avere rispolverato” Seneca…e del fatto che ci hai riportato alla filosofia…
    “succo” di ogni percorso intellettuale..
    e devo ringraziarti ancora di averne riproposto questi passaggi…in particolare in riferimento al concetto “manageriale”…
    ma non di una azienda..ma di se stessi…
    mi sono ricordato di una sua frase..
    “Subsilire in caelum ex angulo licet” (si può salire in cielo anche dal piuù umile recesso)(ndL….non è per Carmen la traduzione ma per me…ihihi)…
    condivido pienamente con il tuo intervento…in particolare questo passaggio “Dunque, il sapiente lungi dal fuggire da se stesso, trova nella sua interiorità, perfettamente libera da condizionamenti esteriori, il suo totale appagamento: non esiste alcun bene duraturo all’infuori di quello che l’animo trova dentro di sé”..
    è quello che sostengo io…

    la discussione tra Simo e Cristina è molto interessante…
    ma la scienza..o la conoscenza…legata alla scienza…è secondo me fuorviante..
    certo è che il ogni cosa, anche della scienza può essere utile, e strumento, di questa “penetrazione” interiore, indispensabile per trovare un certo equilibrio….
    lo “status” necessario…che ci permette di vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto, è frutto di confronti, critiche analisi…molto intimistiche…
    guai secondo me lasciarsi cullare sul “già detto”…Seneca compreso…
    Seneca e altri, sono “provocatori d’ingegno”..ma io sono convinto che noi…intimamente abbiamo tutto…è solo un effetto di generare memoria…
    “Patet omnibus veritas”(la verità è accessibile a tutti) ancora Seneca…

    basta volerne trovare le radici…

    e nel senso dello star bene, c’è questo secondo me…la cosapevolezza del percorso che si sta facendo, indipendentemente mal di testa o mal di ciclo,
    della missione che ognuno di noi è avvolto…
    della conoscenza di quanto si può avere o non si può avere, nel momento di vita, vissuta…
    “Vivere noluit qui mori non vult”..(chi non vuole morire si rifiuta di vivere)

    questo è il dilemma o l’inganno…
    il tempo?una variabile fisica per i fisici…
    non per il pensiero…
    il nostro cercare l’equilibrio, ci porta a discernere su quanto ci può illudere o violare…
    la verità, come la conoscenza…è anche essa un asintoto del nostro pensiero…
    ma importante in tutto questo è il concentrare l’universo nell’ego…
    e trasportare la fede di se stessi in questo labirinto…che l’intimo ego…
    riprendo sempre Seneca…..a cui Carmen mi diletta…
    “Duae res plurimum roboris animo dant, fides veri et fiducia”…
    “Due sono le qualità che danno il massimo vigore allo spirito:la fede nella verità, e la fiducia in se stesso…”

    sto bene, grazie…
    cogito, ergo sum….

  33. DomusLaurentii ha detto:

    @Cristina
    “La conoscenza, la consapevolezza deve offrire la libertà su un piatto d’oro…e non ulteriori paletti… altrimenti non è conoscenza… è una gabbia. Allora l’incoscienza è forse preferibile.

    Ti riporto a questo proposito una citazione di Igor Ivanovich Sikorsky,nato nel 1889 e morto nel 1972, pilota e progettista aeronautico russo:

    “Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo, in rapporto alla superficie alare.
    Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.””

    la conoscenza, che si ottine anche con la incoscienza…è un percorso..è un tendere verso l’appagamento della curiosita che il nostro ego richiede…(ego non solo assoluto)…il sapere….la mia Sophia…è ol vello d’oro di ogni navigante, non conosce limiti, e ogni confine è posto solo e soltanto per essere superato…
    se spesso l’incoscienza ci permette di varcare porte “serrate” come al calabrone di volare, è dimostrazione macchavellica che il fine giustifica il mezzo…
    ma porsi limiti…nel cielo…
    non mi fermerei ai concetti strettamente fisici della conoscenza/scienza…perchè per ora stiamo parlando di intimo…forse di anima….

  34. DomusLaurentii ha detto:

    @Simona
    “Trovo grave, inoltre, chi, giustificandosi con l’incoscienza o la non-conoscenza, indossi le vesti dell’innocenza. Dicendo magari ” non sapevo di poter arrivare a questo punto” e magari hanno creati danni agli altri, oltre che a se stessi.
    Conoscere certe peculiarità di se stessi da il senso dell’orientamento su come muoversi su questa bella terra ed ogni passo è una scoperta sempre utile
    Quando si intraprende un qualsiasi rapporto ( lavorativo, amicale, amoroso ) si hanno delle coordinate sul proprio conto, si ha cognizione di come comportarsi.
    Non sostengo che si debba fare il calcolo delle possibilità, la vita non è una scienza esatta, ma l’esperienza di ognuno porta a delle risultanti”

    ma conoscere, percorso di conoscenza non deve porre limiti al proprio procedere…
    anche i limiti propri, devono essere rimessi in discussione, perchè limiti creati da una conoscenza prevedente…
    ci si muove simultaneamente nel grande globo del nostro dubbio e curiosità..
    ogni nostra certezza deve essere messa in discussione, per forse averne l’incotrovertibilità o il riesame…
    volare come un gabbiano, dandosi una direzione ma non un obiettivo se non quello di respirare più aria possibile e tracciare più cielo possibile…
    i limiti sono spesso diseganti dalla paura, o dalla pigrizia..e non voglio dire dall’arroganza del sapere già…
    il sapere di non sapere, è il saper di non avere limiti e certezze..
    e in questo equilibrio.”galleggiante” l’unica certezza è il “philéin sophìa”

    la conoscenza, come la felicità…è un percorso e non una destinazione…

  35. TerribileStella ha detto:

    Ma non dovevi darci le i risultati del test?
    Cosa significano le nostre risposte?!!?
    Bacio della buona notte

  36. DomusLaurentii ha detto:

    a seguito del cortese sollecito della signora TerribileStella, mi onoro di illustrare risposte al test, alle persone interessate…(ehehehe)

    #CARMEN (POSTIDA)
    Situazione molto fluida, c’è una buona predisposizione emozionale alla felicità, anche se qualche “sospiro” ancora irrigidisce la visione, ma ci sono ottime basi per equilibrio…sempre più equilibrato…alcuni passi ancora…ma la matrice è già ben disegnata e ben strutturata…dipende tutto da te per innalzare ancora la soglia della percezione del benessere

    #TERRIBILESTELLA
    La tua predisposizione emozionale alla felicità è nella media (estremi inferiori), devi migliorare concedendoti più tempo per riflettere e agire, e considerare il benessere interiore come una priorità, ancora un po’ di difficoltà di autonomia di percorso, ma il volere può vincere il potere, ma sei sicuramente nelle condizioni di migliorare

    #DALILA (STREGALUNARE)
    La tua predisposizione allo “star bene” appare modesta, anche se c’è sicuramente un sussulto di difesa al benessere interiore tramite ricerca personale e visione forzata di realtà sfumate, è necessario un lavoro sull’intimo per sviluppare le vostre attitudini allo star bene, che potenzialmente ci sono, anche se incontri difficoltà, il risultato può essere raggiunto solo con la tua partecipazione emotiva.

    #SIMONA
    La tua predisposizione emozionale alla felicità è nella media (estremi superiori), devi migliorare concedendoti più tempo per riflettere e agire, e considerare il benessere interiore come una priorità, c’è un terreno fertile su cui seminare, ma sei sicuramente sulla buona strada.

    #LORENZO
    Buona predisposizione emozionale allo “star bene”, ha in mano le carte adeguate, anche se una inquietudine latente può ancora provocare qualche anomalia, deve fare attenzione a non farne un egoismo…il benessere è un bene e va condiviso, non si deve rilassare, ma vigilare con attenzione e salvaguardare questa attitudine alla felicità.

    Ecco…il responso degli auspici…secondo le vostre risposte al test, dalle prerogative serie, ma sempre preso con la giusta ironia e attenzione…

    Vi ci riconoscete?Le interpretazioni dei vostri risultati, corrispondono alla impressione che avete di voi stessi?

  37. PostIda ha detto:

    eheheheh…so bene cosa mi ci vuole per ” innalzare” la soglia del mio benessere.
    Comunque, pur ringraziandoti per i risultati del test, devo dire che non riesco mai a riconoscermi in questa sorta di generalizzazioni psicologiche, ritenendomi, a torto o a ragione fate vobis, permalosamente convinta d’essere unica. Nei miei difetti, nelle mie latenze, nelle mie peculiarità.
    Non linciatemi…son proprio così.

    Carmen

  38. simonascudeller ha detto:

    E chi ha mai detto il contrario ingegnere!!!

    per i risultati del test dico solo
    ” e meno male che so’ terreno fertile a 31 anni, cerco di coltivarmi nel miglior modo possibile, quando avrò l’età tua starò pìù meglio assai!!!!!!”

    Un abbraccio a tutti e buona giornata
    Simona Scudeller

  39. DomusLaurentii ha detto:

    @Carmen
    certamente i risultati dei test, secondo me, sono troppo generalisti, e non possono essere che una base sui cui poi sviluppare la giusta analisi..
    in ogni modo, non ti preoccupare, non sei la sola ad affrontare il problema in questo modo, ma anche per questo alla fine il giochetto è utile…ci fa trovare più forti e più presuntuosi..
    il fatto che tu ti senta unica…nel test ti avrebbe sicuramente permesso di accedere alla soglia superiore della predisposizione alla felicità..
    la sicurezza…è sicuramente un buon elemento di benessere…che permette di sapere poi quello che farebbe meglio per innalzare la soglia del benessere…come tu accenni…ahah…ehehe…ehm…

    @Simo
    ora mi deludi un pò…cara Simo…!ehehehe!perchè tu pensi davvero che avere 31 anni è una condizione necessaria e sufficiente per essere terreno fertile…?…
    ahimè…
    non è così…
    terreno fertile è avere la predisposizione a capire certe cose, che più di una volta ahimè si comprendono quando è tardi invece…
    i test non considerano l’età poi….ehi..
    ma solo l’essenza delle risposte…

  40. StregaLunare ha detto:

    Grazie Lorenzo…i test a volte non sono buttati lì per caso :))
    In alcune parti mi ci riconosco….
    La volontà cmq c’è….anche se a volte mi piace altalenare….

    Dalila

  41. TerribileStella ha detto:

    @ Carmen
    Linciarti? Hahaha per chi ci hai presi?! ^_^ E’ bello sentirsi e SAPERE di essere unici, perché è la verità, lo siamo, per nostra fortuna! ^_^
    Certi test, ovviamente generici, possono solo dare una sorta di leggera infarinatura di come siamo davvero fino in findo, talvolta non lo sappiamo nemmeno noi, come siamo completamente, in quanto (parlo per me) siamo capaci di stupirci, nonostante tanti o pochi che siano, anni di convivenza con noi stessi.
    Anche se poi capita come adesso per me @ Lorenzo di rispecchiarmi molto in questo profilo, di sapere che è vero quanto emerge di me e di ammettere che è così faticoso il cambiamento, che non mi impegno forse abbastanza, ma prima o poi il MIO VOLERE, vincerà sul MIO POTERE, sono convinta, xke anche se a piccoli e lenti passi, ruoto in quella direzione.
    (grazie per avermi accontentata… PS è la prima volta che qualcuno fa riferimento a me dicendo LA SIGNORA TS… )
    Bacioni

  42. simonascudeller ha detto:

    Deluso da una stupida battuta ahahhahahah
    ohhhh benedetto Uomo l’eta conta come bacino di raccoglimento, più si avanza è più si hanno elemmenti utili da considerare
    o ho preso una serie di cantonate su ciò che ho letto di tuo sino ad ora?!?!
    L’esperienza non ha valore?
    Può sembrarti strano ma ho ben presente cosa significhi terreno fertile!!!!!!
    Salut

  43. CristinaKhay ha detto:

    Meno male che il test non l’ho fatto :))))

  44. LorenzoDevanne ha detto:

    ehi Simona…era solo ironia….ahahah…
    qui, si cerca di “star bene”…allora oltre la polvere che mi tocca togliere…(mai che nessuna delle signore, sempre molto loquaci, si rendesse disponibile ad un aiuto domestico!!!)…bisogna creare un pò di “ludica” conversazione…
    terreno fertile?….
    bisognerebbe fare l’analisi grammaticale…per entrare nell’essenza del concetto…

  45. DomusLaurentii ha detto:

    @Cristina…
    ti sei salvata?
    tu sai bene, che spesso il silenzio è assenso…
    il test, tecnicamente valido, in quanto realizzato da uno psicologo francese è sempre un momento di provocazione interiore..
    ironicamente e spudoratamente, resta forse sempre un pò di autolesionismo..
    e poi quanti, nella società, e tra noi, cercano di manipolare la risposta del “ciao, come stai” per apparire, releganto l’essere nella cantina della realtà?…

    !!!^^^^
    ringrazio chi ha partecipato a questa sfida/gioco/serioso che è il test..
    e ringrazio chi nel resoconto ha saputo sempre ironicamente carpirne la magia…

  46. CristinaKhay ha detto:

    Va bene, io mi offro per lavare i piatti. Dopo aver mangiato, però 🙂

  47. PostIda ha detto:

    Puonciorno, sono Cafcar la cofernante teteska tella signora Karmen, che mi ha kiesto ti fenire ti puon mattino in questo salotto a fare un pò ti pulizie. Eccerto per lei è facile comantare a pacchetta, ticendomi cosa tefo fare tutto il ciorno, ficuriamoci se si mette lei a scopare. Otttiooooooo che macello qui tentro!Puzza ti sicaro( sicuro quelli che fuma il signor lorenzo, pleahhhhhh), ti sicarini lunchi ( quelli li fuma quella simpatica tella polognese Talila) e sicarette farie( ma sempre con qualkosa in pocca state penetette signoreeeeeee). Per il Kaiser, quante cartacce in ciro…ora apro questa porta a fetri e faccio campiare aria, che non si respira aria salupre. E tire che siete tutte tonne, eppure non afete mai profato a sistemare un p…cuarta qua, questo tifano, scualcito e impolferito…Mi chieto che tiafolo afrete ta raccontarfi qui tentro!Mai un tiscorso leccero, chessò tei prezzi che aumentano, tel nuovo coverno, della situazione politica nei territori metioorientali….noooo, sempre a parlare ti filosofia, ti seneca, ti socrate, ti fatteloaspesca…eh si, fi sentifo io, ta tietro alla porta, fare a cara a chi la sparafa più totta e culturata. Che folete che fi tica, io la mia filosofia ce l’ho e non ho tofuto antare alla Pocconi per impararla. Mi ci è foluta l’esperienza e la strata, per confincermi che star pene ( tofe pene, per noi ti teuschlantia è pene, non un particolare anatomico che gli uomini portano ciontoloni) pisogna afere tutto quello che tesiteriamo. In questo momento, io tesitero far felice la mia patrona, la signora Carmen, che fisto che io scopo per lei in questo salotto, mi pacherà profumatamente con un pela panconota da cinquanta euri. A proposito ti profumi, fisto che ora ho pell’è sistemato la Tomus, spero fi piaccia l’aroma alla lafanta che fi ho lasciato, spruzzanto un’essenza che fiene tirettamente talla mia patria, la Cermania. Ora che ho finito, tò un ultimo scuarto al salotto: tutto linto e promunato, che folete ti più talla fita?
    Ciao a tuttiiiiii da Cafcar.

  48. PostIda ha detto:

    Ohhhh….noto con piacere che la mia governante è passata di qui, come le avevo raccomandato ier sera. E che buon profumo di lavanda. Perdonatela per il monologo scompensato,ma Cafcar è così, un pò ironica, un pò sarcastica, ma terribilemente vera. Sarà che ha colto la provocazione di Lorenzo, che invitava ad una ludica conversazione, benchè, lo ammetto, lei sia andata bel oltre la lu-di-ca ahahaha. Perdonate anche le sue intemperanze lessicali,ma è tedesca e, benchè siano anni che vive in Italia, non ha perso quel terribile accento germanico.
    Si parla di analisi grammaticale….oh nooooo, non chiedetemi di farla, mi rifiuto, categoricamente.
    Beh, ora che la Domus è linda e pinta possiamo provare a rinnovare gli argomenti discussione, che ne dite?
    Buona giornata…..

    Carmen

  49. CristinaKhay ha detto:

    Ahahah…Carmen… ci ho messo quattro minuti per leggere l’italiesco della tua governante… ma quanto ci hai messo a scriverlo…è perfetto nella sua mostruosità….ahahahah….
    Certo che ha ragione ma sai, quando si prendono certi discorsi è un pò come quando si gioca a quattro anni…il tempo sparisce e il tuo mondo diventa quello stampino di plastica colorata riempito di sabbia umida… e la tua gioia sta nel vedere che forma sarai riuscito a dare, una volta rovesciata…
    Così è qui… la polvere, il disordine, perfino il bere e il mangiare passano in secondo piano ( beh, no, il mangiare no, accidenti :))) )…
    Auguro a tutti/e una buona giornata…
    C’è un bel sole fuori…
    Sole da stampini sulla sabbia 🙂

    Cri

  50. DomusLaurentii ha detto:

    caspita come si sente, il passaggio della teutonica colf della Carmen, anche se un leggero odorino di crauti è rimasto..(respiri o sospiri della Cafcar)…miscelato alla lavanda della baviera
    preferisco l’aroma del sigaro…
    però…
    che poi ci ha intrattenuto nel suo commentare, colorito di metafore ed allegorie, intenzionali o meno…
    ci aggrada..
    e mi fa sperare di averla ancora…qui..
    proff permettendo…

    l’argomento mi sembra che sia stato sviluppato nella maniera giusta, e la determinazione di una formula di “sopravvivenza” in termini di benessere è chiaro…
    equilibrio interiore…per vivere la visione del bicchiere mezzo pieno…
    bene…
    proseguiamo…

  51. DomusLaurentii ha detto:

    bongiorno me chiamo Gaspare, e so l’idraulicu dell’inggeniere, pure lui è idraulicu, ma parla, parla, de fiumi, de acqua, de fogne, de pompe, ma li cessi li devo reparà da solu, e pure li rubinetti, so marchigiano e mezzo abruzzese come illu, ma illu ha la capa tosta peggiu de mi, è appena sortito, e approfitto pè dì la mea…
    quanno vedo l’inggeniere e le chiedo “come stà inggenié”…illu responne sempre bene gaspare..e poi appenna succede na cosa…urla da matto…ma con lu sorriso na bocca…le me fa incazzà de più..
    sta ascrive e legge sempre…o a lu telefonu…

    sta bene?
    Statte bene pe mi, vor di, magnà e dormì, cerco na femmena che me tenga ma so tutte madame, e me dicono che so brutto e puzzo de fogna….perchè so idraulicu..
    Sta tedesca me sembra bona, spolvera, naffia, scopa, che è na maraviglia…
    ha nu nome ke mette stimulo…Cafcar…propriu straniira
    Me sa che dico all’ingegnere de parlà con la sora professoressa, se me fa conosse sta tedesca…
    Nun se sa mai…
    E po’… a mi piace la frittata con le cipolle…
    veramente me piace più la patata…
    mà..se pò fà…

    Me sa ke con sta tedesca sto mejo…
    Kosì faccio lu test pure io…
    Ahò…ma quantu chiacchieranu…qua dentru….
    blabla…ma non cècapisco un kazzu…me sa kaa fine…stannu peggiu de mè…de testa sicuru…
    ahò…

    vè saluto
    Gaspare

  52. StregaLunare ha detto:

    ahahahahhah questa si è pura filosofia!!
    mo ciao sono quella bonazza della bulgnais…mo vedò che que a ier da fer dal ciacar di premma qualitè…
    per la sdaura carmen…me son una colf de premma qualitè…mo so far dei turtelein che mo socmel sono una bontà…
    Per al padruon della cà….anche me al pias al sigaro….ahahahhahahah mo amarcord che ogni cosa è di mondi causel….
    Un bacio a tutti…mi avete fatto morire!!

  53. PostIda ha detto:

    uèèèèèèè….ma che sta succerenn’ cà???me pare nu vascio dei quartieri spagnoli ‘e Napule. A fernimmo ‘o no? Scusate tanto, nun me songo appresentata: io songo Donna Carmela ‘a putecara da signora Carmen, ca abbbita coppa ‘a puteca mia. Essa, santa donna, m’aveva parlato tanto bbbene e chesta Domùs, ma appena c’aggio trasùto a dinto, aggio canusciuto chillu fetente e suzzuso d’idraulico, comme se chiamma? ah si, Gaspare…che nome vocativooooooo…..( senza la e…capite a mmèèèè)se isso se penza e se fà na sciammericata fuori posto cu la teutonica ( che nomme difficile che l’avìte miso Ingegnèèèèèè) Cafcàr, vi sbagliate di grosso. Chella è na muntagna ‘e durcezza, ed è pure nu piezz’ e fi….gurino, creriteme. Sicundo vuje, chella se piglia nu idraulico ca feta pure da luntanooooo? ma faciteme ‘o piacere. E pò, ‘On lorè, a vuje vò posso dicere: sìte nu poco curius’, accussì fine, addilecato, accolturato e ve jate a sceglie nu tipo comm’ a Gaspare? Mah…resto dubbiosa assaje. Mò, scusateme, me nne vaco, ca, avendo chiuso la puteca, vaco a farme na bella passiggiata a Mergellina. Stacìteme bbbuono tutte quante, pure vuje signora turtellina, ca fumate ‘o sigggaro, ma nun ve vergugnateee???na femmena co sigggaro mmocca.

    Donna Carmela a putecara

  54. simonascudeller ha detto:

    Porca la miseria, pensavo di essere stata l’unica ad aver trovato la bottiglia preziosissima di quel Wisky “d’annata”!!!
    Maremma gatta
    e invece vedo si son scoperti gli altraini ahahaha
    se finisce dovemo fa la colletta rega’ ( ogni riferimento all’età è naturalmente intenzionale ) ahahhaahahah
    Ironia sempre caro Lorenzo
    ahahhahahhaha
    Simo

  55. PostIda ha detto:

    Salfe, son tornata, a rispontere a quella proposta ti matrimonio tel signor kaspare, perchè la signora Carmen mi ha tetto che qui nella Tomus c’era un omaccione che mi corteccia. Mi spiace teluterla signor Kaspare, ma io ti uomini che puzzano ti cipolla ( fuol mettere il crauto tetescooooooo??? è un’altra cosa, mi creta) nn saprei che farmene. Anzi, fisto che ci sono, le racconto cosa mi capito, quanto prestafo serfizio presso una famiglia fiorentina, qualche anno fa. Ero sola in casa e mi tissero che tofefano fenire a sistemare tei tupi in casa. Topo qualche ora, suonarono al citofono, io risposi e di sotto sento critare: ‘O bella signora la mia apre? et io: chi è lei? Lui: ‘ì trombaiooooooo….. maremma maiala. Per tutti i Kaiser, esclamai tra me e me, son così espliciti qui in Toscana? Mi preparai per penino, intanto che l’omino toscano salisse. Solo quanto entrò i casa, capii che era un itraulico e…che per le sonate ti peetofeen c’era tempo.

    Crazie ancora e scusate se fato fia supito,ma ho un appuntamento calante.
    Statemi pene.

    Cafcar

  56. DomusLaurentii ha detto:

    eccome de novu…l’inggieniere tarda ojji a venì…sarà itu alla libreria…dice accosì sempre, ma i non cè credu…
    Vulevo responne a quella fija de endr…de la donna Carmela…
    Me la so trovate avantii…è narmadio…e dice a mi…
    Quanno è entrate..m’à ittu…so Donna Carmela…a putecara…
    I so divenito russu…na putecara ki…a ke fa..ka so kasi tutte donne, l’omme nun se videno
    E mo ke l’inggeniere se la fa con le putecare…
    E i, ke pensea ke frequntea belle madame profumate ke chiacchiereno..
    E mò una putecara…
    Mi sa tanto ke l’inggeniere è unpò de nasu…
    Allora…datu ke so mesi che magno frittata con cipolle…mesà anche anne…
    anne che non magno frittate e patate…
    Ho ittu alla dama….quantu vò….?
    Ella rossa…ma date un sberla…che me fa male…fino au collu…
    I saro idraulicu..ma issa è un gransassu
    Non aiu capitu un kazzu…cosa ho ittu….?
    E mo vido…che parla male de mi…
    Peccato per Cafcar, ma i penso ke se y mette lo inggeniere de mezzu…la Cafcar…me fa la frittata con le kartoffen….
    Non aju capitu..la storia du trombaio…lu tedescu non lo capiscu..ma so solu…che quanno se parla de tromba…l’inggeniere me dice sempre, ke lu mestro dell’orchestra è issu…
    Bò…sti culturati…non li capisco…
    Me sentea meglio prima…
    Tutte ste chiacchere me fanno girare la testa…
    E poi…oramai pensea alla tedesca…e sto meno bene..e po’ me tocca annaffià li cetrioli dell’ortu…
    Oh…arriva l’inggeniere…mo je raccantu u fattu…
    E je dico cke vojo sta bene pur i….

  57. DomusLaurentii ha detto:

    u momentu…ma ki a bolugnias…non aiu capitu un kazzu…aiu cercatu u vucabulariu….ma cè so tutti menu lu bolognese…
    aiu capiti slu…sigaru..
    e ke vordì?

  58. DomusLaurentii ha detto:

    questa è una prova, non programmata, di come si può star bene davanti ai problemi quotidiani della vita..
    l’ironia, il sorridere, il comunicare, il condividere sono elementi importanti…per stare bene…
    Gaspare, Cafcar, Donna Carmela, sono sicuramente più sereni di tanti che cercano oltre l’intimo il benessere…
    forse la genuinità/ingenuità è necessaria..
    ridere e far sorridere..
    porta sicuramente luce alle nebbie delle nostre incertezze…
    questa rappresentazione…di attori in cerca di ruolo, rappresenta, che la vita poi non può che essere vissuta nella bellezza del suo “carpe diem”

    Lorenzo alias l’inggeniere..

  59. CristinaKhay ha detto:

    Ahò…ma quantu chiacchieranu…qua dentru….
    blabla…ma non cècapisco un kazzu…me sa kaa fine…stannu peggiu de mè…de testa sicuru…
    ahò…

    Ahahahah…. terribile….

  60. StregaLunare ha detto:

    questa è una prova, non programmata, di come si può star bene davanti ai problemi quotidiani della vita..
    l’ironia, il sorridere, il comunicare, il condividere sono elementi importanti…per stare bene…

    Come non darti ragione?

    ps: premma la bulugnaisa l’era la Cesira….ottima cuga e petroniana doc…

    Grazie per le risate

    Dalila alias la Cesira…..

  61. claudine2007 ha detto:

    Accccccidenti:

    cancella il precedente… ch’è il tuo!!!
    Mica ho un “gemello” romano di sesso maschile 😉

    A Sono spesso di buon umore V
    B I film, le storielle, le barzellette non mi divertono F
    C Prendo facilmente le distanze dai miei problemi V
    D Amo la solitudine V (a volte, dipende da chi mi sta attorno)
    E Mi rimetto in fretta dalle preoccupazioni V
    F Sono spesso triste senza un motivo preciso F
    G Ho fiducia nell’avvenire V
    H Sono un tipo inquieto F

    Serenità :-)claudine

  62. ladilunaa ha detto:

    .
    Può ,pur essendo una domanda preconcetta ,non essere poi banale.
    Può essere un saluto, che nasconde la risposta gia nella domanda-bene e tu?- a volte è un sorriso negli occhi, altri un ombra che si affievolisce o s’allarga.Dipende da chi viene formulata e a chi si formula,come tutto quello che si dice e si pensa incontrandoci.
    A volte è uno sberleffo , un salto di arlecchino…altre è uno stiletto che ti si conficca nelle ossa-quando uno sta veramente male ma non lo vuol far trasparire.-
    Un conflitto con se stessi , un voler sorvolare vari aspetti…un celare una risata, o un’amara risposta,se chi ti sta davanti proprio non ti va.In ogni caso io continuo a dire, che non è mai una banalità

  63. DomusLaurentii ha detto:

    interpretazione del TEST di Claudine

    Ottima predisposizione emozionale alla felicità, hai in te gli strumenti giusti per costruire una vita colorata, intensa, melodiosa.
    Ottima capacità di saperla condividere con gli altri…

  64. claudine2007 ha detto:

    Sarebbe fantastico poter svelare anche agli altri il mio “trucco”… (chiamiamola filosofia-di-vita)…
    Grazie per l’erudito resoconto
    ;-)serenità a te, gradito ospite
    claudine

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