EPICURO: filosofo attuale?

Essere felici è possibile, questo è il baricentro del pensiero di Epicuro.
 
[Epicuro nasce a Samo il 341 a.C., nel 306 a.C. dopo alcune residenze in vari luoghi greci, fonda una scuola ad Atene, in una proprietà chiamata giardino, e qui accetta, a differenza alle altre scuole filosofiche, donne e schiavi.
Muore nel 271 a.c. tra atroci sofferenze, che cerca di vincere grazie ai suoi principi e con l’aiuto del vino]
 
In una epoca di edonismo sfrenato, la filosofia epicurea, potrebbe essere attuale?
Attenzione però, non dobbiamo cadere nell’equivoco che edonismo e piacere possono portarci relativamente al suo pensiero.
Andiamo a vedere quali sono i concetti chiave del suo messaggio: il piacere è a porta di mano.
 
Ricercare la felicità
Per Epicuro la filosofia è un medicamento, una terapia che serva per arrivare alla felicità, per essere felici bisogna prima di tutto liberarsi dalle opinioni irragionevoli, quelle che turbano l’animo, come per esempio l’idea sugli dei: è sbagliato pensare che gli dei ci osservano e ci giudicano, essi in effetti non si preoccupano di noi e del nostro agire, siamo solo noi a decidere quello che succede sulla terra.
 
Non temere la morte.
La cosa che temiamo di più è la morte, ma questo terrore è soltanto illusione: noi siamo fatti di atomi e con la morte gli atomi, che sono eterni, non scompaiono, solo il nostro organismo si disintegra, e poiché il legame con il mondo esterno avviene solo tramite esso, attraverso le sensazione che il corpo trasmette, quando non esiste più il corpo scompaiono anche le sensazioni:”quando ci siamo noi la morte non c’è e quando c’è la morte, non ci siamo noi.
 
Sopportare il dolore.
Non è masochismo il pensiero di Epicuro, perché il dolore non è mai buono e quindi non va ricercato.
È solo necessario tollerarlo.
È necessario convincersi che i dolori che durano sono sopportabili e più intensi non durano, o perché finiscono o e perchè ci portano in fretta alla morte.
 
Limitare i desideri.
Cercando il piacere, ed evitando il dolore, potremmo essere felici e raggiungere l’”atarassia” (assenza di turbamenti).
È necessario individuare i desideri necessari e non ricercare quelli illimitati, senza necessità vitale, come la ricchezza o il potere, e la dipendenza dal lusso e dalle raffinatezze.
Basta insomma possedere poche le poche cose che sono necessarie al nostro corpo per stare bene.
 
 
Coltivare l’amicizia.
Non esiste nulla di più profondamente umano e dolce dell’amicizia. Il piacere delle discussioni, delle risate e dei momenti condivisi con le persone che ci sono care.
 
 
Questi sono i cardini del pensiero di Epicuro, come secondo voi, e quali secondo voi di questi potrebbero essere presi come spunto di applicazione per un saper vivere, oggi, e/o secondo le vostre particolari visioni ed esperienze?
 
Parliamone…

epicuro pompei

Napoli – Museo Archeologico Nazionale
Scena di consultazione magica, mosaico proveniente da Pompei (Villa di Cicerone).Nazionale
Scheletro con brocche (mosaico)
Soggetto che si ispira alla filosofia epicurea 
Napoli – (Museo Archeologico Nazionale)
Teschio con i simboli della vita e della morte
 

 
 
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Informazioni su Lorenzo de Vanne

si..sono Lorenzo, un pò angelo e un pò demone, curioso della vita e della morte, della mente e dello spirito, della donna ... della parola...del silenzio! Io, vagabondo senza quiete, in cerca delle tra
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35 risposte a EPICURO: filosofo attuale?

  1. claudine2007 ha detto:

    Ricerca della felicità

    E’ uno “stato mentale” nel quale possiamo utilizzare proiezioni specifiche atte a “creare” ciò che desideriamo. La proiezione può essere considerata uno strumento psicologico in questo specifico contesto non di auto-difesa bensì di auto-compiacimento o suggestione positiva. L’argomento è già stato trattato precedentemente, a grandi linee sintetizzo che la felicità va ricercata DENTRO di noi e non esternamente; non vi sono rapporti materiali quindi che possano aumentare e rendere duratura la felicità. Questo stato mentale è naturalmente difficile da esercitare, necessita pratica e perseveranza, è una nuova ottica di osservare ciò che ci sta attorno e una nuova forma per rapportarci al mondo materiale (effimero come noi). Epicuro cita gli Dei, ma il soggetto può essere modificato a miglior guisa individuale; preferisco considerare uno spettro di coinvolgimento più globale… ad esempio un campo universale di Energia.

    Non temere la morte

    Bisognerebbe chiedersi: ma perché temo la morte?
    Conviviamo con la dualità vita-morte sin dal concepimento… da quel istante, inizia il processo…
    A dipendenza delle religioni o filosofie seguite, nel corso degli anni la paura s’impossessa di noi e ci rende acido ogni secondo dacché tendiamo a guardare solo al futuro o al passato dimenticandoci completamente di assaporare l’attimo presente (citando Orazio nel suo emblematico carpe diem: “melanconica riflessione sulla precarietà”) ma questa esternazione è giustamente epicurea 😉
    Potrei entrare, siccome mi piace sempre citare aforismi buddisti, nei dettagli di questa filosofia… ma non voglio dilungarmi.
    Temiamo la morte poiché sappiamo che non possiamo sfuggirla. Non vi è nessuna formula alchemica o magica o checchessia che ci possa esorcizzare dal deperimento fisico in fine seguito dalla morte. Nessuna ricchezza di questo pianeta può regalarci l’immortalità fisica… neppure per un solo giorno addizionale.
    Quindi sarebbe imperativo dividere il Corpo dalla Mente/Anima … nella finalità di mitigare il terrore della morte. Mi accorgo che stiamo componendo un puzzle, qui nella Domus, dove pedina dopo pedina abbiamo iniziato a “disegnare” su di una tela vergine molte Emozioni, Passioni… è dunque una stupenda ricerca che ci conduce a poco a poco a considerare molte cose che forse per troppo tempo abbiamo lasciate latenti nel nostro intelletto.

    Sopportare il dolore

    Già lo abbiamo esaminato in vivo dettaglio precedentemente… Ognuno di noi ha la sua “soglia” del dolore, che può subire gli influssi di una miriade di fattori esogeni…
    Riuscire a sopportare il dolore, o meglio, a “trasformarlo” richiede esercizio (specialmente a livello psichico) ma non è impossibile… ed è provato scientificamente.
    Mi sono trovato a leggere, guarda la casualità, un articolo sul Prana d’un autore interessato alla storia delle religioni ed alla filosofia ermetica http://www.scienzaeconoscenza.it no.24.
    Anche qui non mi voglio dilungare (per ora) in dettagli… siamo tutti consapevoli che molto del dolore fisico può essere causato da un inadeguato comportamento vitale. Si mangia male, abusiamo di varie sostanze o medicamenti, seguiamo ritmi di vita frenetici ecc. Con la meditazione ed una giusta alimentazione è possibile riportare il nostro organismo al meglio delle sue funzioni vitali, non significa necessariamente “ringiovanire”… ma va un po’ in questa direzione (macrobiotica, vegetariano, digiuno e, appunto, nutrirsi di prana…) Chiaro che per poter fare ciò bisogna essere ben “allenati” e grazie alle tecniche di meditazione riuscire ad ancorarsi permanentemente alle frequenze Theta e Delta. Chi di voi ha visionato il link con il documentario con S.S. il Dalai Lama avrà visto anche il diretto nesso scientifico 😉
    Vi riporto un estratto dell’articolo sul Prana.
    Il nostro corpo materiale è suddiviso in sette Chakra, ovvero7 centri energetici che regolano le nostre funzioni organiche, psichiche ed emozionali e le ghiandole maestre del nostro corpo, la Pituitaria e la Pineale regolano gli schemi d’onda del cervello, le frequenze Beta-Alpha-Theta-Delta. Noi abbiamo il potere di influire direttamente sui Chakra e sulle ghiandole celebrali, attingendo l’Energia dal Cosmo…
    Nuovamente vi riporto al fattore Mente… tutto è ad essa collegato, quindi anche il dolore, che può degenerare a livello psicosomatico e trasformarsi in vera e propria malattia.
    Mi accorgo che tutto appare molto complicato, ma nutro speranza che in un futuro non troppo remoto sempre più persone cercheranno le soluzioni del loro dolore non nel auto-commiserazione o compatimento ma volgeranno lo sguardo verso gli nuovi Orizzonti. Possiamo con terapie alternative ritrovare dentro di noi quel Superuomo citato da Nietzsche, anche se preferisco definirlo Essere di Luce!

    Limitare i desideri

    Cercando d’appagare i propri sogni… 😉
    Che non sempre necessariamente devono essere di “possesso” materiale…
    Forse la vita mi ha sorriso molto in questo ambito, non lo nego, sarei bugiarda.
    E forse sempre per la stessa ragione il Donare è per me molto importante… Donare come atto di staccare qualcosa da me per un’altra persona: ma il donare più meraviglioso è il saper donare Amore (senza desiderare nulla in cambio).

    Sono più per la teoria del sapersi accontentare con poco… o meglio: apprezzare quel poco che (già) si possiede, senza scendere a patti con il desiderio sfrenato di possesso materiale.
    Per farlo capire ai miei bimbi, cerco di utilizzare una metafora un po’ crudele… “nulla di ciò che di materiale posseggo… potrò trasportarlo nella dimensione della vacuità senza tempo (periodo del Bardo o periodo di transazione che dura 49 giorni) prima di riprendere una nuova forma metafisica con la reincarnazione”.
    E qui mi fermo.

    Coltivare l’amicizia

    Per me è vitale. Per la mia visione è legato al donare amore e compassionevolezza a tutti gli esseri viventi (compresi gli animali!)
    L’amicizia va veramente coltivata, alimentata, nutrita… giorno dopo giorno, con amore e tanta dedizione. Questa è la vera amicizia… non quella che a gran voce è proclamata ma che nella realtà “cade” nella noncuranza ed egoismo indifferente.
    Se qualcuno ha bisogno di me, non c’è spazio o tempo che possa ostacolare. L’amicizia è dunque sacra, va venerata… Ho tanti conoscenti, colleghi… molte persone che adoro avere attorno, persone che veramente ammiro ed amo… ma quelli che possono chiamarsi Amici… sono un ristretto gruppo! E non perché abbia dei criteri di scelta specifici… ma semplicemente perché a loro dedico veramente tanto tempo ed amore… 😉

    Non posso optare per una scelta prioritaria di questi “cardini” del pensiero epicureo… per me sono armoniosamente necessari l’un l’altro…

    Serenità :-)claudine

  2. Stefy71 ha detto:

    Ricordo questa frase di Carlo Cassola: “La felicità è quella gioia acuta che sconvolge il cuore, quella specie di spasimo dell’anima, non può durare che poco, sarebbe insopportabile sennò. Non può essere la condizione normale di vita”. Ricordo questa frase perché quando la lessi per la prima volta l’ho sentita mia.
    Credo che si possa essere sereni, questo si e già esserlo è un traguardo non indifferente. Accettarsi e vivere in armonia con se stessi, viversi bene per vivere bene con il mondo che ci circonda. Amarsi per amare.
    Leggendo ciò che hai scritto mi è venuta subito in mente una cosa riguardo all’accettazione della morte. Io non temo la mia morte ma quella delle persone a me care. Forse è egoismo e qui si ricollega il concetto del dolore. La morte di una persona cara comporta per me un dolore troppo forte da sopportare, troppo intenso. Non parlo dunque del dolore fisico ma di quello psicologico.
    Morte come assenza, vuoto, mancanza e questo genera sofferenza. Ecco, questo è un tipo di dolore che io non so sopportare anche se la vita poi ti fa andare avanti.
    Tra tutti i punti da te citati per me fondamentale è “coltivare l’amicizia”, la condivisione di gioie e dolori con chi ci è amico, lo scambio di idee, la riflessione, le risate. Apertura totale, un donarsi all’altro senza maschere e dall’altro ricevere. Un arricchimento totale che di sicuro aiuta a trovare quella serenità di cui parlavo.

  3. TerribileStella ha detto:

    Una canzone che C. Consoli canta con M. Venuti canta proprio “perché essere felice per una vita intera sarebbe quasi insopportabile” come ogni cosa che dura una vita alla fine stanca o perde il suo significato il suo sapore.

    Bello essere tra i primi commenti, così posso seguire meglio la conversazione (al contrario della scorsa volta)
    Comunque:
    Sono dell’idea che Epicuro non avesse tutti i torti, LA RICERCA DELLA FELICITA’ passa davvero attraverso l’abbandono di pensieri che turbano l’animo, se si riesce a tenere più libera la mente da pensieri disturbanti, è più facile sentirsi felice.
    NON TEMERE LA MORTE anche qui il discorso di Epicuro non fa una piega, e io che a volte non dormo perché ho paura di morire, trovo sollievo in qualche barlume di lucidità in cui riesco a ripetermi che non devo temere di morire perché non soffrorò oltre la morte per la morte stessa.
    SOPPORTARE IL DOLORE già, ciò che non uccide fortifica, quindi se pur il dolore non vada ricercato, quando non uccide ci porta diretti a una crescita.
    LIMITARE I DESIDERI in effetti sono solo i canoni che la civiltà di oggi ci impone a farci credere che per star bene si deve avere tutto e anche ri più, il mondo sarebbe migliore se desiderassimo molte meno cose di quanto non facciamo.
    COLTIVARE L’AMICIZIA e qui per dire quel che penso sulla forma d’amore per eccellenza, citerei una poesia di una poco nota scrittrice (IO):
    LA FORZA DELL’AMICIZIA
    Quella forza che per amore
    oltrepassa ogni barriera
    Quella forza che nonostante i dubbi
    vince ogni offesa
    Quella forza che anche nel dolore
    conforta senza paura
    Quella forza che mentre dà
    non chiede nulla in cambio
    Quella forza che non teme davanti alla realtà
    ed ha coraggio della verità
    Quella forza che quando occorre
    sa domandare scusa
    Quella forza che se necessario
    spinge alla follia
    Quella forza che contro ogni regola
    riesce a vivere

    Io non so che vita sarebbe senza amici.

    Come attuare il pensiero di Epicuro? Beh, credo solo attraverso la nostra spontaneetà, il nostro modo di vedere le cose… Forse troppo rosea come risposta, per i tempi che corrono, ma è proprio perché i tempi corrono che noi dovremo permetterci di rallentare un po’ e Vivere!
    Lucy

  4. m0rgause ha detto:

    Lorenzo…che bella questa tua casa, sono entusiasta;
    e poi ci trovo Epicuro, il filosofo che io trovo atttualissimo, il mio, di ogni giorno.
    la sua interpretazione della morte …
    divenne la mia, dai tempi del classico.
    E …tu geniale ad averlo inserito in questo blog, che d’ora in avanti frequenterò assiduamente. Tra i preferiti, sì. buona giornata
    enri*§*

  5. DomusLaurentii ha detto:

    Trovo subito interessanti i vostri commenti, dai quali si evince, in effetti l’attualità del pensiero di epicureo…
    Con la sua semplicità, interviene su alcuni punti, su cui è proprio fondato il vivere dell’essere umano..
    È l’equilibrio interiore, che si richiede, quell’equilibrio che occorre per saper darsi degli “obiettivi raggiungibili”.
    Oppure sapersi dare quella sana inquietudine che permetta di “penetrare” anche il confine logico.

    Il cardine “pesante è la “morte”, della quale Epicureo ne ha saputo trovare una formula originale e straordinaria.
    Forse è questo il nodo, più difficile da sciogliere, in termini di attualizzazione del pensiero specifico.
    Dice Claudine “temiamo la morte poiché sappiamo che non possiamo sfuggirla” o meglio dico io, la temiamo perché abbiamo paura del buio, e del mistero, perchè abbiamo paura di non potere essere più noi…
    Per molti la morte è un passaggio, ma come non dimenticare il tormento del Cristo davanti al suo avvento.
    Per molti la morte è un ritorno, ma come non dimenticare, che il nostro pensiero resta spesso ancorato all’umana visone.
    È la morte dei nostri cari, che ci addolora (come dice Stefy) ma perché ci ricorda la morte, e ce la presenta nel suo vero velo.
    Nel Settimo Sigillo, di cui ho fatto una poesia, pubblicata in Tracce, il tormento del non capire e del trovarsi di fronte a questo grande mistero, ci rende la vita spesso infelice.
    È l’equilibrio, tramite il pensiero, che ci permette, appunto di trovare la chiave della navigazione a vista.
    E in quella formula del “carpe diem” del vivere secondo la propria forza (fosica e mentale) che si può raggiungere la “quiete”
    Per questo le filosofie orientali sono una guida incredibile.
    Altrimenti arriva l’ansia…
    L’ansia di prestazione, di ruolo, di benessere, di risultato…che “droga” l’istintivitò del vivere nel pensiero.
    “Accettarsi e vivere in armonia con se stessi, viversi bene per vivere bene con il mondo che ci circonda. Amarsi per amare.” Come dice Stefy…
    Certamente…
    Come saper vivere l’intensità della socialità, dell’amicizia come ha rilevato con una poesia molto profonda TerribileStella…
    E quindi questo pensiero epicureo lo trovo molto “provocatorio” in termini di “saper vivere”..e vivere senza angoscia..
    certo Epicureo affronta tutto in modo quasi matematico, ma certamente il suo spunto è interessante..
    Ricordiamoci quello che sostiene in termini di bisogni..

    Epicureo distingue tre tipi di bisogni:
    1) bisogni naturali e necessari, da perseguirsi sempre.(per esempio la fame, sete, sonno) dipendono dalle necessità bilogiche del corpoe, se non sono soddisfatti, producono la morte.
    2) Bisogni naturali e non necessari, da perseguire con moderazione o possibilmente per nulla (per esempio mangiare bene o troppo, eccedere nel desiderio sessuale)..sono una variante superflua dei primi.
    3) Bisogni non naturali, e non necessari, da non perseguirsi mai, per la loro natura artificiale (gloria, successo, ricchezza, salute, bellezza)

    E su questo vorrei soffermarmi…perché penso che il limite di questa classificazione, è nel trascurare il bisogno del pensiero di appagarsi, di qualcosa che secondo me è naturale…la conoscenza…il sapere…
    Che spesso crea inquietudine e infelicità.
    Come mi sembra eccessivo ghettizzare alcuni bisogni, che danno il piacere di realizzazione, e di missione..
    Certamente sono da prendere nel giusto dosaggio..
    E qui torniamo nell’equilibrio personale.
    La curiosità, può essere un elemento di infelicità, perché crea una certa aspettativa e quindi ansia, ma con la curiosità, il piacere di vivere trasporta allo sviluppo culturale, intellettuale, scientifico, spirituale…
    Questo senso di appiattimento di epicureo, mi lascia un po’ perplesso..
    E come evitare di conoscere per non rendersi infelici.

    L’uomo ha bisogno di esprimere il suo potere “cogitans”, e di ricercare il suo equilibrio..
    L’uomo ha bisogno del suo percorso, per raggiungere un livello di asintotica felicità..
    Altrimenti secondo me si rischierebbe, nella applicazione rigorosa del pensiero di Epicureo, nei termini di bisogni, di appiattirsi a “sopravvivere”…nutrirsi…e basta…
    Tutto l’altro secondo lui..è in più…

  6. anonimo ha detto:

    “Secondo me ogni epoca ha avuto i suoi filosofi,” dico io “e noi adesso non possiamo condividere l’idea di un filosofo vissuto più di duemila anni fa. Epicuro, se fosse nato in quest’epoca, avrebbe sicuramente predicato in maniera diversa.”
    “Nossignore, ingegnere, la filosofia di Epicuro è sempre attuale.”
    “E no, professore, questo lei non me lo può dire! L’invito che Epicuro rivolge agli uomini, affinché provvedano a soddisfare i soli bisogni primari, oggi non può reggere. L’equivoco, secondo me, è tutto qui. Mangiare e bere all’epoca di Epicuro era veramente un problema…”
    “E lo è ancora ingegnè,” interrompe il dottor Vittorio “lo è ancora!”
    “Be’ diciamo che oggi il settanta per cento dell’umanità muore ancora di fame,” precisa il professore “e che il trenta per cento fa la dieta.”
    “Volevo dire,” continuo io “che, essendosi alzato il livello medio del tenore di vita nel mondo occidentale, una buona parte di quei beni, che Epicuro nel trecento a.c. consideravi secondari, se non addirittura terziari, come la cultura, la carne, l’informazione, la partecipazione e via dicendo, oggi sono diventati beni irrinunciabili e quindi di primaria importanza.”
    “E con questo?” m’interrompe il professore. “Signori miei per favore, e facciamo un piccolo sforzo, no! Non prendiamo sempre tutto alla lettera! Cerchiamo invece di recepire la sostanza del messaggio epicureo e allora ci accorgeremo che forse mai come adesso la filosofia epicurea è di capitale importanza. Insomma, Epicuro che ha detto? Che bisogna valutare i beni della vita in funzione del loro contenuto naturale e in funzione della loro necessità. Ora questo metodo ci dà come risultato una scala di valori, dove tutti i beni si trovano allineati uno dietro l’altro: in cima a questa scala ci sono i beni primari e cioè quelli naturali e necessari, seguono poi i beni secondari, naturali e non necessari ed infine, in coda a tutti, i beni vani, caratterizzati dal non essere né naturali né necessari. A questo punto se ne viene l’ingegnere e mi dice che quello che al tempo di Epicuro non era considerato necessario oggi è invece diventato indispensabile. Benissimo, gli rispondo io, la cosa non ci preoccupa assolutamente: vuol dire che quel confine che un tempo separava, secondo Epicuro, i beni primari da quelli secondari si è, nel frattempo, spostato fino a comprendere qualche altro bene primario. Ma ciò non significa che l’etica di Epicuro non è più valida, anzi oserei dire che ne viene addirittura rafforzata. Infatti se Epicuro considerava beni primari il mangiare, il bere, il dormire e l’amicizia e se, come voi dite, il mangiare , il bere e il dormire sono oggi più alla portata di mano di quanto non lo fossero al tempo di Epicuro, dobbiamo concludere che allora è ancora di più aumentata l’importanza dell’Amicizia come bene primario. Amicizia che, non dimentichiamolo mai, bisogna contrapporre al Potere, bene competitivo e padre indiscusso di tutti i beni terziari.”
    “Veramente a me questa sembra più un’immagine cristiana che epicurea.”
    “E perché, maledizione e morte, siete fuorviati dal termine “epicureo” che significa tutta un’altra cosa. Ma scusatemi se insisto: il mondo che oggi ci circonda, è o non è un immenso torneo dove ognuno è alla disperata ricerca del successo, cioè del suo gradino di potere? La macchina bella, il titolo accademico, la tribuna d’onore e tutte le mille comodità inventate dal consumismo altro non sono che gradini, gradini di una scala di valori, che il Potere ha creato per costringere l’uomo a produrre sempre di più. Basta pensare che in qualsiasi ufficio voi oggi vi rechiate, sia esso appartenente a un partito politico, a un’azienda privata o a un ministero, tutto quello che cade sotto i vostri occhi rappresenta un gradino di potere acquisito dal funzionario che vi ha ricevuto. Un’innocente caraffa d’acqua, un esotico ficus alto un metro non stanno lì per utilità o per bellezza, ma perché costituiscono dei ben precisi livelli di potere conquistato con anni di lotta quotidiana. Ora in questo casino di falsi valori, piomba Epicuro e dice: signori miei, badate alla sostanza delle cose e pensate che subito dopo la salute, la cosa che più conta è l’Amicizia! Non vi fate condizionare dai falsi ideali! Mettete sulla bilancia i vostri obiettivi prima di eleggerli a meta dei vostri desideri!”
    da ” Così parlò Bellavista” di L.de Crescenzo

  7. CristinaKhay ha detto:

    Waw…!
    I contributi a questa discussione sono già fin dall’inizio corposi e molto interessanti…!

    Ecco la prima cosa che mi è saltata all’occhio…
    Epicuro dice che:
    …per essere felici bisogna prima di tutto liberarsi dalle opinioni irragionevoli, quelle che turbano l’animo

    E’ un pioniere di concetti che molte filosofie e teorie psicologiche e metafisiche hanno affrontato:
    il pensiero come causa, l’ emozione come effetto. Liberandoci dell’uno, sparisce anche l’ altra. E’ di importanza fondamentale capire questo meccanismo, specie se si tratta di pensieri negativi o, come li chiama lui, irragionevoli, quasi che la ragione debba esclusivamente servire a riportarci con i piedi per terra. ( e forse è vero..ahahah…non sono molto pratica in queste cose…. :)))
    Epicuro riporta l’essere umano al centro di sè stesso, ma in modo molto materiale, direi.
    E’ un precursore dei tempi, in una maniera sicuramente limitata dall’influenza della mentalità dell’epoca.
    Prova ne è quello che riporta Lorenzo:

    Epicureo distingue tre tipi di bisogni:
    1) bisogni naturali e necessari, da perseguirsi sempre.(per esempio la fame, sete, sonno) dipendono dalle necessità bilogiche del corpoe, se non sono soddisfatti, producono la morte.
    2) Bisogni naturali e non necessari, da perseguire con moderazione o possibilmente per nulla (per esempio mangiare bene o troppo, eccedere nel desiderio sessuale)..sono una variante superflua dei primi.
    3) Bisogni non naturali, e non necessari, da non perseguirsi mai, per la loro natura artificiale (gloria, successo, ricchezza, salute, bellezza)

    Mi viene in mente a questo proposito la Piramide Di Maslow.

    base o 1 livello : bisogni fisiologici;
    2 livello: bisogni di sicurezza;
    3 livello: bisogni di appartenenza;
    4 livello: bisogni di stima;
    apice o 5 livello: bisogni di autorealizzazione.

    Pensata in epoca recente, la Piramide delle aspirazioni di Maslow dà un’importanza diversa a quell’apice che è il bisogno di autorealizzazione o di appagamento dell’ego.
    Secondo me è stato proprio questo a frenare la riflessione di Epicuro, vissuto in un’epoca dove la parola ego era un peccato di vanità, illusione, arroganza, egoismo, egocentrismo.
    Far partecipare l’ego all’evoluzione, invece che attuare una scissione volontaria della psiche giudicando l’ego “non necessario, non idoneo, un ostacolo” è il grande passo che siamo riusciti a compiere, ponendo l’attenzione ai nostri bisogni, incluso il piacere, ma più che di piacere fine a sè stesso parlerei di Star Bene, come anche Stefy dice.

    La felicità è uno stato mentale, dice Claudine, che mi trova sempre e puntualmente d’accordo. E’, come tutte le emozioni, una frequenza interna, capace di modificare il vissuto, il visto, il sentito, l’odorato, il tastato, il gustato. Indurre cosapevolmente questa frequenza è quello che Epicuro tenta di fare, spostando l’attenzione dall’incerto che provoca ansia e paura, al certo che dà sicurezza e serenità.
    Perciò affronta di petto La Morte, la paura umana per eccellenza. Anche qui il suo tentativo è di togliere il mistero, il buio, l’ignoto, analizzando scientificamente la materia. Se ciò che non vedo mi crea ansia, ciò che vedo deve necessariamente darmi un senso di sicurezza, per quanto brutto possa apparirmi.
    Affrontare l’esperienza armati della logica scientifica è uno scudo efficente e “ragionevole”… assicura in buona parte l’indifferenza emotiva al processo…o almeno ci prova…
    Epicuro fa della logocità pensiero una scienza che mette a tacere i fantasmi che si agitano di fronte all’ignoto.

    Mi ha fatto riflettere ciò che ha detto Terribilestella:
    trovo sollievo in qualche barlume di lucidità in cui riesco a ripetermi che non devo temere di morire perché non soffrorò oltre la morte per la morte stessa.
    Più che dell’ignoto che la morte rappresenta, credo che si abbia paura del dolore che associamo a questo processo naturale, sia fisico o psicologico, non importa. E l’ignoto che intravediamo potrebbe esserne una fonte, proprio perchè non c’è nessuna sicurezza che non sia così.
    In realtà tutta questa paura avviene nella mente, è la mente che si racconta incubi ai quali puntualmente finisce per credere. Quindi, perchè non credere in qualcosa di sereno?
    A ciò mirano le religioni, e il pensieri stesso di Epicuro, come altri filosofi o saggi orientali.
    A distogliere il pensiero dalla paura… Distolto il pensiero…annullata l’emozione corrispondente. Funziona, quando ci si riesce.

    È necessario convincersi che i dolori che durano sono sopportabili e più intensi non durano, o perché finiscono o e perchè ci portano in fretta alla morte
    Mi viene da dire….complimenti!!! E’ un esempio di praticità al quadrato 😉

    È necessario individuare i desideri necessari e non ricercare quelli illimitati, senza necessità vitale, come la ricchezza o il potere, e la dipendenza dal lusso e dalle raffinatezze.
    Ecco di nuovo il guru che c’è in lui….
    Io sono convinta che non è possibile arrivare forzatamente ad una non-ricerca…
    Questo stato non può sicuramente essere indotto con la forza, specie se autoimposto, convincendosi…
    Ogni stato dell’essere si raggiunge per averne trasceso un altro… Ossia, semplicemente, ci rivolgiamo altrove… In qualsiasi altro modo sia raggiunta questa non-ricerca, non può avere risultati duraturi…
    Esempio: un uomo che si sia convinto forzatamente ad essere onesto, solo per apparire, per aderire ad una moralità corrente senza esserne veramente convinto dentro di sè, nella prossima vita sperimenterà la sua parte ladresca…. Daremo vita ad ogni piccolo recesso di noi durante le vite…perciò è molto importante essere sinceri con sè stessi… per sperimentare, capire e trascendere… Ma non per arrivare ad un appiattimento dei desideri…
    il desiderio è la molla della creatività…
    ma per arrivare a desiderare senza lottare…
    …essere nel flusso…

    Coltivare l’amicizia per coltivare lo scambio e l’arricchimento, sì.
    Ogni amico o amica che ci resta accanto per poco o molto tempo è un piccolo frammento di noi… è l’altra parte del nostro stesso cielo nel quale rispecchiarsi, confrontarsi, riconoscersi.

  8. CristinaKhay ha detto:

    Rileggendo, mi sono accorta di aver scritto qualcosa può essere franiteso perchè non ho approfondito meglio quello che volevo dire:

    Esempio: un uomo che si sia convinto forzatamente ad essere onesto, solo per apparire, per aderire ad una moralità corrente senza esserne veramente convinto dentro di sè, nella prossima vita sperimenterà la sua parte ladresca…. Daremo vita ad ogni piccolo recesso di noi durante le vite…perciò è molto importante essere sinceri con sè stessi… per sperimentare, capire e trascendere…

    Mioddio…non voglio certo dire che per trascendere bisogna concedersi di essere ladri o assassini…eheheh…!
    Ma è la comprensione di sè che porta a superare gli eccessi…e non la soppressione…
    Qui l’equilibrio personale fa da guida, ma nella luce…
    Far emergere le parti inconsce di noi, quelle che abbiamo relegato nello stanzino della vergogna, per vari motivi, siano fisici, intellettuali o spirituali….questo è importante…
    E una volta alla luce, analizzarle per comprenderle…e perdonarle come logica reazione ad uno stato di ignoranza…l’ignoranza del sè…
    Solitamente si nascondono quelle parti di sè che si credono innaturali…perchè qualcuno ha detto che lo sono… Mentre invece sono processi che servono all’evoluzione per aggiustare il tiro… per calibrare meglio la mente attraverso la riflessione su cosa sia veramente IL NOSTRO BENE…ed aiutarci a raggiungerlo…
    E’ questa la ricerca…
    E’ solo questa la ricerca, per tutti…
    Capire quale sia il nostro vero bene…
    Togliere i veli ad uno ad uno…frantumare gli specchi, conoscere le illusioni e svelarle…
    E trovare…la nostra unica verità…la nostra unica felicità…
    Trovare…la Nostra Anima .

    Mi piace fare spesso un esercizio… l’ho scoperto da poco e mi dà una serenità incredibile… la sensazione certa di un amore immenso…
    Mi scrivo una lettera d’amore, piena di doni intellettivi ed affettivi, come farei se la scrivessi a qualcuno che amo profondamente…
    Poi in calce firmo, a caratteri grandi…
    LA TUA ANIMA.

    Rileggo la lettera con partecipazione emotiva…
    e alla fine…
    il cielo mi entra nel cuore.

    Non so quante persone riusciranno a capire ciò che ho appena scritto, senza pensare all’egocentrismo più basso…
    E’ la sublimazione dell’ego…quando si fonde nell’anima…
    Non ci sono braccia che possano abbracciarti il cuore quanto queste…
    Fatene l’esperienza se credete…
    E sperimentate il perdono completo….

    Un abbraccio sincero

    Cri

  9. DomusLaurentii ha detto:

    Ringrazio l’utente anonimo del “significativo” contributo che ha dato in termini di comprensione di Epicuro, tramite un libro ironico e profondo come quello di De Crescenzo (l’ingegnere)…

    Uno dei motivi per cui, Epicuro e le sue scuole siano state oggetto di forti contestazioni e discriminazioni, è proprio questo concetto dell’amicizia, e della società.
    In particolare ciò che dava fastidio era il disprezzo dei politici e l’atteggiamento democratico con gli inferiori.
    E praticava l’amicizia in un mondo dove tale sentimento era concepibile solo tra persone dello stesso ceto.
    Mentre Platone suggerisce nella sua opera “Leggi”, il miglior modo per soggiogare gli schiavi, Epicuro gli accoglie a braccia aperte e parla loro come un vecchio amico.
    Tre secoli più tardi, anche Gesù avrà dei problemi analoghi.

    Un concetto moderno legato…alla solidarietà.

  10. claudine2008 ha detto:

    L’aspetto toccato da Cristina, specialmente in questo suo secondo esposto “chiarificatore” onde evitare incomprensioni… mi porta ad effettuare un analisi d’altro tipo.
    Il preconcetto o pregiudizio tipicamente umano che ci porta a classificare sin dal primo sguardo/impatto verbale una persona, è l’errore più grande nel quale tutti – indistintamente – cadiamo.
    Questo schema mentale lo utilizziamo involontariamente e a livello inconscio.
    Partiamo quindi già premuniti nei confronti dell’interlocutore a volte senza neppure ascoltare “attivamente” ciò che ci sta dicendo…
    Nuovamente giudichiamo! Senza pietà, con grande presunzione.
    Cristina porta l’esempio dell’uomo che non è in realtà “onesto” ma “ladro”… e che nella prossima vita sperimenterà la sua parte ladresca…
    Per quanto concerne le impronte karmiche generate [b]in questa esistenza attuale[/b] non necessariamente ci permetteranno di ritornare (reincarnarci) in un un corpo d’uomo… di conseguenza se in questa vita questo uomo [b]forzatamente sarà onesto[/b] è possibile che gli venga concessa la possibilità di ritrovare sembianze umane per continuare il Percorso spirituale verso la Terra Pura (comunemente chiamato Nirvana).
    Mai trascurare quindi la legge della “Causa-Effetto”… alla base del discorso filosofico buddista 😉
    Perciò, si tratta di ottenere una condizione di vita attuale che ci permetta di “comportarci bene” utilizzando l’Amore, il Rispetto e la Compassionevolezza verso i nostri simili, nei confronti degli animali ed anche della natura.
    L’evoluzione del corpo la intendo come “marginale” e quella della Mente/Anima/Spirito come “fondamentale”…
    Certo se considero Maslow mi torna più spontaneo pensare alla funzione motivazionale che spinge l’Essere umano a cercare di raggiungere i diversi obiettivi (suddivisi nella piramide); obiettivi che a dipendenza del luogo dove si vive acquistano valori ben distinti! Nei Paesi del Sud, la spinta motivazionale è unicamente alla ricerca del cibo per sopravvivere… più c’è ricchezza e direttamente proporzionale sarà l’aumento della ricerca sfrenata ed ossessiva del benessere onde appagare il prestigio personale.
    L’esercizio peculiare proposto da Cristina è una nuova conferma che per amare gli altri dobbiamo iniziare a saper amare noi stessi.
    Certo, non è facile… e non elenco una lista di possibili motivi… ma ciò che dobbiamo innanzitutto sperimentare ogni giorno è l’ UMILTA’ … guardandoci con onestà nello specchio della nostra vera Essenza, cercando quindi di migliorare con consapevolezza i nostri difetti, prima di evidenziare quelli degli altri. Cercando di eliminare i sensi di colpa verso noi stessi, prima di colpevolizzare chi ci sta attorno…

    Cito Lorenzo nell’affermazione fulcro:
    [b]“bisogno del pensiero di appagarsi, di qualcosa che secondo me è naturale… la conoscenza… il sapere… Che spesso crea inquietudine e infelicità.”[/b]
    Lorenzo si sofferma su questa condizione cardine, intrinseca, ammaliatrice 😉
    L’eterna Ricerca…. nei secoli… che ha portato le diverse civiltà ad evolvere ad auto-annientarsi, ad emergere… la sete di Conoscenza, il desiderio quasi ossessivo del Sapere…
    certo allora, nel seguire [b]“il suo percorso per raggiungere un livello di asintotica felicità”[/b]… che lo porterà a volgere il suo sguardo verso la Mente/Anima…
    Percorso immutato nei secoli, considerando che la filosofia buddista è una delle più antiche.

    Lucy, con naturalezza pro-positiva ci dice d’utilizzare la “spontaneità” … di “rallentare un po’”… di “Vivere”
    Saggezza! Da rilevare anche la bellezza delle sue considerazioni sull’amicizia, messa in versi… minuscole perle che posso condividere pienamente.
    Approvo anche ciò che Stefy riporta in merito alla morte… ho perso un padre, che adoravo… molti veri amici… un compagno di Vita…
    La morte è (scrive il nostro ospite) [b]“un passaggio, ma come non dimenticare il tormento del Cristo davanti al suo avvento.
    Per molti la morte è un ritorno, ma come non dimenticare, che il nostro pensiero resta spesso ancorato all’umana visone.”[/b]
    Hai pienamente ragione, caro Lorenzo!
    Io, con impertinenza, affermo che non temo la morte e non la sfuggo, il suo pensiero mi accompagna… sarà liberazione dal corpo che però trasmuterà, riporterà la mia Anima/Mente in una nuova fisicità… che non mi è dato di predire, di conoscere. Questo, certamente, la mancanza della “conoscenza” può essere un po’ inquietante… dipenderà dalle mie Impronte karmiche 😉 ragione per la quale sarà accorto il mio passo in questa esistenza fatta di “spietata ricerca”.

    Penso fermamente che “i tempi stiano maturando”… una sorta di risveglio cosmico che porta seco consapevolezza…
    Se ne parla con quelle persone che ho il piacere di spesso incontrare, sono tematiche di riflessione durante gli incontri meditativi, ne scriviamo sempre cercando d’andare più in profondità… e qui nella Domus è una delizia per i sensi…

    A chi interessasse leggere una stupenda introspezione di un mio conoscente (a mio modesto avviso è speciale e bella anche sotto l’aspetto letterario), vi lascio il link:
    http://www.poetika.it/read.asp?id=25843

    Serenità ;-)claudine2007

  11. DomusLaurentii ha detto:

    In effetti la discussione, come al solito, si integra di spunti molto interessanti…
    Ecco la “missione” della provocazione intellettuale…
    Epicuro ci sta facendo riflettere su temi, che sono i nostri quotidiani…e i confronti con le varie esperienze intellettuali, sono veramente interessanti, specialmente quelle appena affrontate su la Morte e sui bisogni…

    Epicuro, pensava tutto questo solo e soltanto 2300 anni fa incredibile, pensano poi alla storia che lo ha seguito….

    Una sintesi che mi sembra interessante proporvi alla lettura, e legato ai discorsi di tutti voi, è quella relativa all’essere.
    L’uomo, insomma.
    Anche nelle nostre precedenti discussioni, siamo quasi sempre in sintonia, nella centralità dell’uomo nel sistema…che con il pensiero, chi con l’anima, chi con la materia.

    “Epicureo a differenza degli altri grandi filosofi, concentra la sua filosofia sull’etica, ma ha differenza di Socrate e Platone (maggiori filosofi etici) quali l’uomo è essenzialmente un cittadino e l’ethos un insieme di doveri, l’uomo epicuereo è solo un individuo in cerca di felicità: non più una idea politica da inserire nella comunità ma un privato la cui regola prima è “vivi nascosto”(làthe bìosas)” (tratto dalla Storia della Filosofia Greca di De Crescenzo)

    Ecco secondo me un aspetto importante del concetto sui bisogni e sull’etica, e sul vivere di Epicureo.
    Un po’ il concetto del accontentiamoci, avere emozioni medie, avere un pasto buono, avere un rapporto amoroso normale, senza esagerazioni..
    È l’appiattimento della scala dei bisogni.
    Dove i bisogni sono, prima necessità.
    Un vivere, quindi molto “amorfo”, secondo me…
    Questo aspetto di Epicuro mi lascia un po’ perplesso.
    Perché, oggi nel 2008, se applicasi questo principio non dovrei quini nemmeno prendere in considerazione il suo pensiero, che è straordinariamente provocatorio, per una civiltà consumistica.

    Ma se avessimo applicato alla lettera i suoi principi, e la sua scala dei bisogni, avremmo avuto quello sviluppo, scientifico e culturale di oggi?
    Mi si può contestare che ciò non da felicità…e chi lo ha detto?
    Reputo ancora una volta una grave mancanza nelle scala dei bisogni di Epicuro, e la sua estremizzazione in quella di Marlow…”la fame di conoscenza”..

    Penso che non sia una scala a determinare una felicità, ma la capacità di determinare nel “carpe diem” quelle mete, raggiungibili dalla volontà della mente (quindi anche infinite), con il giusto equilibrio, della sfida…
    Nel saper vincere (risultato ottenuto)
    Nel saper perdere (risultato fallito)

  12. CristinaKhay ha detto:

    @Lorenzo:

    Uno dei motivi per cui, Epicuro e le sue scuole siano state oggetto di forti contestazioni e discriminazioni, è proprio questo concetto dell’amicizia, e della società.
    In particolare ciò che dava fastidio era il disprezzo dei politici e l’atteggiamento democratico con gli inferiori.
    E praticava l’amicizia in un mondo dove tale sentimento era concepibile solo tra persone dello stesso ceto.
    Mentre Platone suggerisce nella sua opera “Leggi”, il miglior modo per soggiogare gli schiavi, Epicuro gli accoglie a braccia aperte e parla loro come un vecchio amico.
    Tre secoli più tardi, anche Gesù avrà dei problemi analoghi.

    Nelle tue parole credo di individuare una probabile risposta a ciò che chiedi…
    La filosofia di Epicuro sembra studiata per le fasce meno abbienti…
    Accontentarsi di ciò che si ha…non vivere d’invidia… non aver paura del dolore o della morte…
    Sono sì temi universali che riguardano tutti ma ovviamente prendono una valenza particolare per chi vive in difficoltà…
    Quindi questo vivere “amorfo” senza desideri, tranquilli, in fondo è una panacea per le tribolazioni degli “inferiori” per ceto sociale ed istruzione di quei tempi…
    E il filosofo…cosa altro è se non un medico che tenta di curare gli assilli umani col pensiero…?

    @Claudine:

    Penso fermamente che “i tempi stiano maturando”… una sorta di risveglio cosmico che porta seco consapevolezza

    è sicuramente vero questo…
    Nel passato c’è già stata una progressiva maturazione delle menti…
    Ma ora la velocità d’apprendimento e della presa di coscenza-conoscenza è in crescita esponenziale grazie anche all’enorme quantità di dati che sono disponibili e che circolano…
    e qui nella Domus per esempio…
    una interazione del genere fino a qualche decennio fa ( molto meno in verità ) non sarebbe stata possibile…

    @Terribilestella e Stefy riportano il medesimo concetto:

    Una canzone che C. Consoli canta con M. Venuti canta proprio “perché essere felice per una vita intera sarebbe quasi insopportabile” come ogni cosa che dura una vita alla fine stanca o perde il suo significato il suo sapore.

    Ricordo questa frase di Carlo Cassola: “La felicità è quella gioia acuta che sconvolge il cuore, quella specie di spasimo dell’anima, non può durare che poco, sarebbe insopportabile sennò. Non può essere la condizione normale di vita”.

    Capisco cosa intendete … allora è più utile una serenità…
    Una serenità interrotta da picchi di felicità…
    Che bello….sarebbe la soluzione ottimale 🙂

    Riporto un secondo l’attenzione su un passaggio del post:

    Non temere la morte.
    La cosa che temiamo di più è la morte, ma questo terrore è soltanto illusione: noi siamo fatti di atomi e con la morte gli atomi, che sono eterni, non scompaiono, solo il nostro organismo si disintegra, e poiché il legame con il mondo esterno avviene solo tramite esso, attraverso le sensazione che il corpo trasmette, quando non esiste più il corpo scompaiono anche le sensazioni:”quando ci siamo noi la morte non c’è e quando c’è la morte, non ci siamo noi.

    Riflettiamo: gli atomi sono eterni. Quindi quando le tradizioni riportano che noi siamo eterni, questo è vero anche a livello di materia, anzi forse è una delle cose di cui siamo finora sicuri.
    Se avessimo coscienza dei nostri atomi, gli stessi che compongono il nostro corpo, i nostri nervi, gli stessi atomi che permettono il funzionamento degli organi e della mente, se noi fossimo consapevoli NEI nostri atomi, non avremo nulla da temere, sapremmo di essere immortali, e di trasformarci continuamente ad ogni nuova ri-aggregazione atomica. Ma la percezione della vita in noi ci è oscura, sappiamo che siamo vivi ma non come, e perchè. Non sappiamo esattamente chi siamo. E siccome non sappiamo chi siamo, abbiamo paura di perderci. Viviamo in un corpo dove molte delle parti più indispensabili per vivere non le comandiamo nemmeno… Usiamo una mente che ci permette la riflessione, la creatività, etc… ma non siamo consapevoli di nemmeno un neurone del nostro cervello. Sto tentando di dirvi che è normale avere paura dell’ignoto dal momento che l’ignoto ci vive dentro.
    Va da sè che in queste condizioni, l’individualità è terrorizzata dal dissolvimento.

  13. incredigif ha detto:

    Quello che c’è in me è soprattutto stanchezza
    non di questo o di quello
    e neppure di tutto o di niente:
    stanchezza semplicemente, in sé,
    stanchezza.
    La sottigliezza delle sensazioni inutili,
    le violente passioni per nulla,
    gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
    tutte queste cose –
    queste e cio’ che manca in esse eternamente –
    tutto ciò produce stanchezza,
    questa stanchezza,
    stanchezza.
    C’è senza dubbio chi ama l’infinito,
    c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile,
    c’è senza dubbio chi non vuole niente –
    tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
    perchè io amo infinitamente il finito,
    perchè io desidero impossibilmente il possibile,
    perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
    o anche se non può essere…
    E il risultato?
    Per loro la vita vissuta o sognata,
    per loro il sogno sognato o vissuto,
    per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita…
    Per me solo una grande, una profonda,
    e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
    una supremissima stanchezza,
    issima, issima, issima,
    stanchezza…

    da Poesie di Alvaro de Campos

  14. DomusLaurentii ha detto:

    la stanchezza…è patologia intellettuale…nemmeno pigrizia, ma soltanto stanchezza di combattere…
    non credo che la felicità del “medio” di Epicuro, prevedesse questo..
    ma penso che sia oltre il baratro dell’infelicità..
    una morte vivente….
    questa poesia di Alvaro de Campos, può essere intesa come il baratro…infatti, oltre anche l’intuizione della moderazione di Epicuro..
    grazie INCREDIF della tua provocazione intellettuale…

  15. davedomus ha detto:

    Ricerca della felicità

    Ti aspetta dietro l’angolo con un randello e quando meno te l’aspetti ti stordisce con un colpo ben assestato. Il tempo della guarigione varia con l’entità del colpo…

    Non temere la morte

    E come si fa? E’ innata la paura della morte. Bisogna tentare di scordarsela…

    Sopportare il dolore

    Ma cercare di sopportarlo ad ogni costo non può far male di più?

    Limitare i desideri

    A volte si può. A volte no.

    Coltivare l’amicizia

    Sempre.

    Scusate la brevità dei pensieri ma ora di più non posso…

  16. claudine2007 ha detto:

    Si può essere più sintetici e pragmatici di davedomus?
    🙂
    oso sperare ripasserà… per entrare un po’ più nel dettaglio, senza divagare sulla “tipologia di randello che la felicità utilizza” …

    Felicità = stato mentale positivo
    Allucinazioni = visioni (forzatamente positive)
    Tolleranza = umiltà ed apertura

    Serenità e felice fine settimana, a tutti voi
    :-)claudine

  17. Aleteia ha detto:

    Forse sarò fuori dal coro, ma io credo proprio che Epicuro non sia affatto attuale in questo momento storico-sociale. Poiché avete già detto tutto non mi soffermo sui particolari più discussi, ma voglio solo evidenziare le incongruenze tra i valori dichiarati dal filosofo e gli stili di vita che vanno per la maggiore nel nostro contemporaneo.
    Lì dove tu riporti, Lorenzo,
    RICERCARE LA FELICITA’…..la felicità è modernamente intesa come raggiungimento di uno status sociale in cui denaro e potere la fanno da obiettivi primari, una felicità che quasi sempre coincide col benessere materiale e non come aspirazione, dell’anima pensante, a quello stato di benessere psicofisico che viene dal totale superamento dei bisogni e dal raggiungimento di quel senso di libertà e appartenenza al sé non snaturato, non disgregato, non offeso dall’opinione di massa pronta a crocifiggere ed additare il diverso.
    L’incombere del giudizio divino, con la sua idea di colpa e punizione, non permette di assolvere ai doveri che la natura impone verso noi stessi, e, con tutta la liberalità apparente, il sesso resta ancora il bersaglio preferito degli anatemi del potere temporale religioso, castrante e perverso.

    NON TEMERE LA MORTE…. Noi siamo quando non c’è la morte e quando c’è la morte non ci siamo noi….
    Già al liceo questo passaggio m’inquietava: ma la nostra paura è legata all’idea della morte e non alla morte in sé, e come tale, l’idea, viene prodotta da un io ancora vivente e preda alle angosce del caso.

    SOPPORTARE IL DOLORE… l’epoca odierna rifugge il dolore e tenta di esorcizzarlo (quello dello spirito) con ogni tipo di svago becero che riesca a porre la mente al riparo dalla naturale sofferenza che s’incontra nel corso della vita, oppure con droghe tanto euforizzanti quanto distruttive e di annullarlo (quello del corpo) ricorrendo a farmaci di ogni tipo e quantità.
    Mai come adesso il dolore non ci appartiene, la sofferenza è un nemico da combattere non un cammino da percorrere per crescere.
    LIMITARE I DESIDERI… ma se compriamo le cose più inutili e assurde, riempiamo le nostre case di ogni ammennicolo che non useremo mai, facciamo dello shopping una terapia per la depressione, torniamo da un viaggio e già vorremmo partire per un altro. I desideri sono una folla urlante e scalpitante alla quale soggiaciamo con compiacimento.
    COLTIVARE L’AMICIZIA…l’amicizia???? Essere amici adesso vuol dire andare insieme in discoteca o a cena o in gruppo ad ammazzare qualcuno. Vuol dire essere sempre ammirati dalla cricca e far finta di non avere paure e tristezze che poi puntualmente scoppiano come bombe a tempo.

    Preciso, la mia è una disamina del sociale dal mio punto di vista. Non è né una condanna né un’ adesione allo schema sopra esposto…. Quella è un’altra storia.

    Un saluto a quanti leggeranno e al delizioso anfitrione che è Monsieur De Vanne, temperamento così
    multi sfaccettato e prismatico.
    Margot

  18. davedomus ha detto:

    Claudine ripasso di qui… per me la felicità è un moto interiore un po’ differente da stato mentale positivo. Nel mio caso si esplicita spesso senza preavviso ed è una sensazione che ti fa “vibrare” se posso usare questo termine che ti potrà sembrare improprio. Fin quando c’è mi godo le vibrazione per poi tornare alla normalità della vita… una guarigione da uno stato di anormalità? Forse… Allucinazioni… vedo che porti qui un tema di un tuo commento. Visioni certo ma non è detto che siano positive, non ne vedo la logica. Forse un’aspirazione? Allora parto in quarta e mi rifaccio al mio amato Phil Dick che parlava di visioni come porte aperte verso gli universi, le esistenze parallele che esistono ma di cui non abbiamo coscienza. Ci capita a volte di percepire uno stimolo che stona con la logica, con gli eventi, con la linea temporale dell’esistenza in cui viviamo (o si potrebbe anche dire che percepiamo) e questo ci porta a intravedere altre strutture dell’esistente viste in modo non netto e chiaro ma intuite. E’ questa la natura dell’esistere? Forse… o forse no. Il pragmatismo probabilmente ci salva dalla follia…

  19. StregaLunare ha detto:

    Lenta come una lumaca arrivo anch’io a dare qui in questa casa, il mio pensiero.

    Epicuro aveva una bella visione, ma sinceramente non so se in questa società i suoi punti sono in sintonia con il nostro quotidiano

    RICERCARE LA FELICITA’

    La felicità non và ricercata, penso che sia meglio ricercare la serenità dell’animo…quando c’è la totale serenità d’animo, si può arrivare anche a toccare la felicità ( alcuni attimi di pura felicità).
    In questa nostra epoca essere sereni è un impresa come arrivare in vetta all’ Himalaya.
    E’ anche vero che presi dal tran-tran della quotidianità non si ha il tempo per ascoltarsi e forse l’unico momento di silenzio lo si ha in una preghiera ecte ct… ( questo vale per chi è religioso ), per quanto mi riguarda non mi sono mai sentita “ osservata “ o “giudicata” da quel qualcuno/a che respira sopra il cielo di casa mia…

    NON TEMERE LA MORTE

    Grande limite temere la morte.
    Come si nasce si muore.
    La mia visione sulla morte è sempre stata di larghe vedute…non ho mai visto la morte come la fine, ma bensì come un arrivo a un immenso punto luminoso, dove io, mi rilasso, diciamo vado in ferie per poi rimettermi in pista….
    Sono tutti giorni pronta ad accettarla…non mi ha mai spaventato, né mi spaventa adesso che l’età avanza.
    E’ morte il dolore e qui mi collego al III passaggio:

    SOPPORTARE IL DOLORE…

    Il dolore è la morte dell’anima e del cuore.
    Il dolore non si sopporta c’è e basta.
    E’ nella forza d’animo e nella speranza che si va avanti e si “sopporta” il dolore.
    E si sopporta anche il dolore altrui mettendo spesso e forse, troppe volte, la testa sotto la sabbia.. forse più per sopravvivere che per altro.

    LIMITARE I DESIDERI:

    Perché mai limitare i desideri?
    A volte basta davvero poco per vivere bene.
    Una bella cena a lume di candela, fatta in casa con musica in sottofondo, e gli occhi dell’amato che ti penetrano nella mente…o tante altre piccole occasioni per donare/rci .
    Ho trascorso tempi che non avevo nulla…ho tirato cinghie che solo Dio sa…eppure nel mio non avere nulla avevo tanto: una casa e due splendidi gatti guardiani.
    Cosa volere di più?
    Poi è questa società fatta di economia che ci porta a colmarci a volte di cose futili, ma senza economia non è morte di un paese?
    L’importante è sapersi dosare.

    COLTIVARE L’AMICIZIA

    L’amicizia è come un grande amore.
    In una vita si hanno molte conoscenze, ma davvero pochi amici.
    E come giardinieri l’amicizia va davvero coltivata con molta devozione e cura.
    E quando un giardino ha troppe erbe invasive, bè non ci resta che incominciare a fare della pulizia.
    Non tutti i fiori sono radiosi e profumati.
    Entro un attimo in merito al mio personale..
    Avevo una volta un fratello che in un battito d’ali diventò famoso.
    Ma prima che la sua fama diventasse così nota era circondato da quei pochi amici di sempre, compagni di scuola e di giochi.
    Poi la vita cambiò e lui divenne famoso…ahhhhhhhhhh quanti diventarono o volevano diventare amici…questo per far capire quanto l’amicizia sia delicata.
    La vera amicizia è dimostrabile più nei momenti bui che altro.
    La vera amicizia è un motore, come l’amore, della vita e del mondo.
    Una vita senza un amico è una vita vuota.

    ps:Grazie Lorenzo per questi spunti che ci doni…fonte di pensiero e di scambi.

    Dalila

  20. DomusLaurentii ha detto:

    @Aleteia….alias Margot

    Ma no…cara Margot, non sei fuori dal coro..sei solo più terrena e diretta..
    La mia, cosi detta, “provocazione”, sull’attualità o meno di Epicuro, cerca di tendere questo arco che da tremila anni, filosofia permettendo, tende la sua freccia verso una soluzione..
    Tende….
    È questo il verbo che io amo.
    Nel mio linguaggio, e nel mio procedere, “tendere”, è azione verso di..
    Verso una qualcosa…
    Anche se non raggiunto…
    Io pongo il quesito, del concetto filosofico di benessere di Epicuro…
    E tu fai un quadro della situazione attuale..
    Niente è asincrono..
    Ma tutto ha il suo valore, nel posto giusto.
    In effetti quello che tu disegni è un quadro realistico, è l’antitesi del benessere, è la malattia..
    Siamo tutti presi dall’edonismo sfrenato, dal bisogno di potere ed economico illusorio, siamo effimeri nell’amicizia e nel pensiero, il dolore è un fastidio che deve essere eliminato costi quel che costi…
    È vero ahimè…
    È vero che siamo in una epoca del decadimento dei valori, e come si potrebbe avere il benessere sulla maniera di concetti molto “animisti”?
    Con tutte le riserve del caso, che io ho tentato di sviluppare, in precedenza, penso che l’attualità di Epicuro è proprio in questo, che potrebbe essere una ottima medicina per curare questa malattia…
    Se andiamo a leggere quello che dice, e che spesso estremizza, in una forma di qualunquismo, potremmo rivedere delle mappe su cui poter affrontare il “disguido” di questa vita.
    E per quanto cara Margot, che penso che abbiamo entrambi ragione…
    Il tuo realismo ci ha riportato al livello di “vita reale”…ma nello sotesso, ci permette di individuare l’inganno…

    Lorenzo

  21. DomusLaurentii ha detto:

    @davedomus

    Caro davedomus….la felicità è nell’attimo, e il benessere nella visione delle cose…non in questo caso come allucinazioni delle cose, ma nell’insieme del quadro entro il quale noi ci muoviamo e progettiamo la nostra vita…
    Cogliere l’attimo è essenziale, ed è il primo passo verso un equilibrio che ci permetterebbe di trasformare il punto, in segmenti, e poi in rette..
    È il percorso con il senso della misura delle cose, o dei bisogni (come dice Epicuro)..
    Ed io penso che più che pragmatismo, è la fantasia che ci salva, ma non dalla follia (anche essa necessaria), ma dal “modello precostituito”…quello che ci regala pigrizia e apatia…
    La logica è strumento…del pensiero, cardine dell’esistenza…
    Per una ragione ragionevole (o ragionevole ragione) preferisco una folle fantasia…(o fantasia folle)…

    delirio…insomma…..ahah

  22. DomusLaurentii ha detto:

    @StregaLunare alias Dalila

    La felicità, o meglio la serenità che ci permette di riconoscere e trovare la felicità è un percorso molto articolato…anche perché oggi la sociteà ci porta a distrarci, a vivere il benessere stabilito dai mass-media o dai vip, o dal marketing della varie aziende commerciali…ovvero il benessere non è più una scala personale, ma una scala imposta dal sistema consumistico(basta vedere la pubblicità..e i suoi valori e i suoi sottili messaggi…e nella serenità c’è l’inetriorità, c’è il percorso della nostra anima…lungo e faticoso…

    E come in modo provocatorio i dico io un po’ qualunquistico Epicureo ci consiglia dui limitare i desideri, o dare il giusto peso al dolore…
    Come dargli torto..
    Ed infatti cara Dalila, Epicuro non ti dice che non devi organizzare una cena a luce di candela, ma ti consiglia, di non pensare quando sei in quella cena, che saresti potuta stare al Georeg V di Parigi…
    Ed in questo saper “monitorare” i desideri trovo la chiave e l’ostacolo della filosofia epicurea…

    Lorenzo

  23. TerribileStella ha detto:

    @ Margot:
    “LIMITARE I DESIDERI… ma se compriamo le cose più inutili e assurde, riempiamo le nostre case di ogni ammennicolo che non useremo mai, facciamo dello shopping una terapia per la depressione, torniamo da un viaggio e già vorremmo partire per un altro. I desideri sono una folla urlante e scalpitante alla quale soggiaciamo con compiacimento.”

    Questo pezzo in particolare mi ha colpita perché forse nonostante io cerchi di vivere per non appartenere a questo tipo di mondo, ne faccio maledettamente parte come la maggiornaza delle persone.
    Ho trovato il tuo commento molto cinico, ma meravigliosamente sincero e realista.
    Hai evidenziato quello che avviene nelle nostre vite, in un modo talmente meccanico e talvolta consecutivamente violento, che neppure ce ne rendiamo più conto.
    Non credo dunque che Epicuro non potesse essere un filosofo attuale, ma solo che OGGI non faccia più comodo a nessuno riconoscerlo come tale.
    Chi lo sa, forse OGGI neppure lui sarebbe quello che a suo tempo è stato.
    (mi piace discutere con chi parla meno in prosa di me, io tendo sempre ad alleggerire le pesantezze scrivendole in rosa, e appesantire le leggerezze scrivendole in nero, ma non esiste solo il mio pensiero, e non esistono solo i miei metri o i miei colori PER FORTUNA! 🙂 dunque alla prossima!)
    TS

  24. Aleteia ha detto:

    @Lorenzo Ho consapevolmente voluto calcare la mano, mio caro anfitrione, per far emergere il divario di pensiero dell’uomo moderno con quello saggio e sacro dei greci antichi, gli insegnamenti dei quali sono ancora cibo per le nostre menti e i nostri cuori.
    Un conto è tendere, sul cui significato mi trovi pienamente d’accordo, un conto è applicare. Lo scontro eterno tra teoria e pratica.
    Io mi ritengo una figlia del mio tempo, non voglio demonizzare nulla, quello che più mi inquieta è questa forte idiosincrasia, questa frattura costante che viviamo fra ciò che a cui “tendiamo” appunto e ciò che la società coi suoi ritmi, le sue sovrastrutture, le sue subdole manipolazioni ci impone.
    M_

  25. Aleteia ha detto:

    @TerribileStella
    Non sono stata cinica ma ho solo cercato di focalizzare la non coesione e sovrapposizione di pensiero fra Epicuro e i nostri tempi.
    Come ho sottolineato alla fine, la mia non è una adesione, nel senso di scelta di vita,all’analisi fatta.
    Scusa la sinteticità della risposta, ma sto crollando dal sonno. Spero domattina di esporre in maniera più adeguata il mio pensiero.
    un caro saluto
    M_

  26. TerribileStella ha detto:

    @Margot
    La mia non era assolutamente né un’accusa di cinismo né una critica a quanto avevi detto.
    Ho semplicemente espresso quello che ha dato a me il tuo commento.
    Per altro ben esposto, forse anche io non mi ero espressa bene.
    Ma siamo qui per questo in fondo, confrontarci, discutere, scambiarci le idee e i pensieri…
    A presto, Lucy

  27. DomusLaurentii ha detto:

    @Ateleia alisa Margot
    e hai fatto bene a fare quella tua analisi…sono d’accordo con te, anche i questa tua ulteriore interpretazione…
    è vero, che tu, come molti di noi ci troviamo sempre davanti a questo dilemma tra teroria e pratica…è verissimo..
    ma poi c’è l’eterno problema della rasegnazione o della battaglia..
    la tendenza a cui tengo…
    è la potenzialità espressa..
    e la consapevolezza sia del divario tra teoria a pratica sia tra quello che vediamo e sia quello che sentiamo…
    certo è che non possiamo farci trascinare dal fiume in piena di una società fatta da schemi artefatti, e da schemi precostituiti…
    dobbiamo tentare…sempre di fare qualcosa..
    !guai ai vinti!..
    anche noi che ci interessiamo di poesia…è cercare tramite essa, quel canale di equilibrio…

  28. Aleteia ha detto:

    @Lucy forse ho usato un tono brusco ma era dovuto unicamente al sonno e anche, tutto sommato, a un senso di impotenza che mi fa rabbia.
    Ho capito perfettamente l’indirizzo del tuo intervento e la delicatezza del tuo sentire ma volevo solo sottolineare che il mio punto di approdo non voleva essere il cinismo, soprattutto nel significato moderno che si dà a questa parola, ma piuttosto, come ha sottolineato
    Lorenzo nell’intervento che mi precede, una sorta di voglia di cambiamento, e proprio i poeti potrebbero essere portatori di nuove visioni di vita.
    con simpatia
    Margot

  29. CristinaKhay ha detto:

    Finalmente la mia latitanza è terminata ( ahi voi! :))) )…il pc è tornato restaurato e funzionante alla casa madre…
    Noto con piacere che gli interventi sono coloriti e si intessono col filo della realtà…
    Qualche considerazione:

    Limitare i desideri… ? E’ impossibile.
    La mente funziona a desideri, anche quando se li nega.
    Anche il rifiuto di provare desideri è un desiderio.
    E’ il desiderio della rinuncia.
    Secondo me non è tanto importante limitarsi o imparare a non desiderare, visto che è praticamente impossibile…
    quanto imparare a desiderare bene.
    Cosa vuol dire?
    Vuol dire che molti, moltissimi di noi hanno difficoltà a capire di cosa hanno bisogno per essere felici…
    E così, come dice Margot, si circondano e si sommergono di oggetti, cose e anche di persone che poco
    hanno a che fare con la loro vera felicità…
    Ma alla fine si sentono nuovamente frustrati, vuoti e affamati…
    Il fatto è che nessuno può dirci dove sia e in cosa consista la nostra felicità…
    Lo possiamo solo noi… e i desideri sono una guida infallibile per separare il grano dalla pula, strada facendo…
    L’esperienza delle cose… è fatta per trascendere le cose…
    E ogni limite superato… è un velo in meno sulla pelle dell’anima…
    Desiderare bene significa…imparare a capire quali sono i desideri che vengono dal profondo… e quali sono indotti
    dall’esterno…
    E operare una scelta…

  30. CristinaKhay ha detto:

    @Lorenzo

    Ed infatti cara Dalila, Epicuro non ti dice che non devi organizzare una cena a luce di candela, ma ti consiglia, di non pensare quando sei in quella cena, che saresti potuta stare al Georeg V di Parigi…
    Ed in questo saper “monitorare” i desideri trovo la chiave e l’ostacolo della filosofia epicurea…

    Mah… non credo che Epi intendesse questo…
    Probabilmente anche le candele ornamentali per lui sarebbero state una cosa superflua…

    E’ la predisposizione mentale che fa la differenza…
    Per vivere nella vita basta il necessario…
    Ma per vivere nel sogno ci vogliono le ali…
    C’è chi si accontenta…
    E chi vive di orizzonti…

    A questo proposito voglio proporre alcune nomination…chi crede potrà aggiungerne altre…:)))

    Nomination “SANTI SUBITO”:

    All’inventore della LAVATRICE;
    a chi ha scoperto la PENICELLINA;
    e…LA CALCOLATRICE no???
    Etc,etc,etc…

    Viviamo in un presente dove molte menti eccelse hanno saputo sognare…
    Dove saremmo ora se ci fossimo accontentati?

    …orizzonti….. 🙂

  31. TerribileStella ha detto:

    @Margot
    Non ho sentito nessun tono brusco…

    Lorenzo:
    Mi piace questo posto, mi piace troppo

  32. ladilunaa ha detto:

    la mia tesi,e non quella di Epicuro, perchè disquisire sul suo pensiero? lo si legge e ci aiuta come tutto quello che dal genio umano ci viene proposto o donato,ma l’uomo è sempre solo con se stesso nella sua ricerca,partendo dalle radici del proprio dna,dall’ambiente che lo ha circondato nel crescere, dagli eventi che lo hanno segnato,per questo nell’univocità siamo tutti diversi.
    l’evolersi,poi ,può portare a cambiamenti radicali, a prima vista, ma non è così, si cambia quando si è raggiunto un’apice,e ci si butta a rotta di collo per la china o si riprende faticosamente a salire.
    Il massimo che si può trarre dalla vita è un equilibro appassionato che ti consenta di

  33. DomusLaurentii ha detto:

    @LadyLuna

    disquisire sul suo pensiero è confrontarsi, come quando si riflette e si discute su qualsiasi pensatore o “creatore di pensieri”…l’uomo è solo, se resta nella sua solitudine di apatia conoscitiva, altrimenti mai è solo, secondo me, ma accompagnato dal grande desiderio del conoscere..
    è nella certezza di questo ruolo che si può trovare l’equilibrio, ovvero in una sana inquietudine, proprio quella che Platone utilizzava nella sua definizione della filosofia…
    l’uomo non è mai solo quando è con se stesso…
    sa convivere con se, e con le proprie inquietudine…
    Epicuro, qui, in questa presentazione è il “provocatore di turno”…
    Lascia nel piatto della modestia il piacere..ovvero l’accontentarsi…
    Cosa che io, prendo in effetti proprio il contrario…
    Il piacere è nel provocarsi del nuovo, conoscenza, andare oltre i confini, piacere è l’inquietudine…
    Sempre nell’ambito di quella razionalità che Cartesio ci esprime meravigliosamente..
    Bisogna saper vivere il “carpe diem” nella consapevolezza del “panta rei”…

  34. anonimo ha detto:

    E sicuramente una delle Filosofie più interessanti, tocca da vicino quelli che sono i temi  piu vicini alle nostre vite. 
    Come capisco Tito Lucrezio Caro che compone il " De rerum natura" opera in versi in cui esprime la teoria epicurea ed elogia il maestro Epicuro.
    La ricerca della felicità fa parte della vita di ogni individuo, certo al giorno ' oggi forse manca la nozione di felicità come AUTARKEIA autosufficienza rispetto al mondo esterno, siamo sempre felici in relazione a qualcosa che accade nella nostra dimensione sociale, io credo che la vera felicità consista nell' accettazione della vita in tutte le sue componenti anche in quelle del dolore e della morte.
    Gia' nel mondo Greco vi era l'idea di dolore come un qualcosa di necessario alla formazione dell 'uomo e ciò si esprime bene nella tragedia con l' idea di " pazein mazon" ( voglio i caratteri greciiiiiiiiii);    gli eroi sono tali perchè soffrono e perchè si scontrano col mondo fino a Sofocle , con le proprie forzze interiori in Euripide , fino a morire.
    La morte è un qualcosa che sconcerta è che ci spaventa perchè non sappiamo cosa ci sia oltre le " porte dell' Ade"  è questa paura  e la ricerca di un fine escatologico per la vita ha allimentato la Metafisica per secoli, si è arrivati a dire che "Dio è morto solo alla fine dell' Ottocento"  quando già Epicuro filosofo del periodo ellenistico aveva capito che le u
    niche forze che agiscono sulla vita dell' uomo sono quelle dell' uomo stesso.

    Ce ne sarebbe da dire per quanto riguarda l'aritmetica dei piaceri e la distinzione tra piaceri buoni e piaceri cattivi, nelle nostre societa' credo prevalga il principio" s'ei placet ei licet"

    Medea!

  35. anonimo ha detto:

    condivido tutto .. Solo perchè ho sperimentato tutte le variante

    L'amicizia è in assoluto la più bella cosa !

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