La “buona morte”: l’eutanasia

L’eutanasia letteralmente vuole dire “buona morte” (dal greco ευθανασία, composta da ευ-, bene e θανατος, morte), è un termine nato per designare una morte eroica, consapevole.
Oggi, questo termine provoca un dibattito sempre molto acceso e molto radicale, coinvolge coscienze e media e la discussione fa dividere in due grossi movimenti  intellettuali: laici e cattolici, in un inviluppo che stenta a trovare una via d’uscita, mentre i casi critici sono sempre più frequenti, perchè il bisogno della morte a causa "della scienza della vita" è diventato sempre più esigenza di Non-sofferenza.
In questi ultimi tempi, il tema ritorna spesso di attualità, perché collegato allo sviluppo tecnologico nel campo medico/terapeutico, o meglio all’estremizzazione della terapia d’ intervento sul paziente: il cosi detto “accanimento terapeutico”.
 
Mi ha colpito molto, a proposito, la lettura di un articolo sul Sole24ore del Cardinale Martini, che ribadiva il concetto, anche rispetto a molti religiosi integralisti, della necessità di distinguere tra "eutanasia e astensione dall’accanimento terapeutico".
E a proposito riferiva di un passo del Catechismo della Chiesa Cattolica, dove si dice “evitando l’accanimento terapeutico non si vuole…procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”.
 
Ecco secondo me la chiave di lettura di questo confronto sempre acceso.
È doveroso che si debba trovare un formula che non legalizzi di fatto l’eutanasia, ma che la depenalizzi.
È necessario che anche davanti alla morte l’individuo sostenga la sua autonomia, e la sua scelta di vivere o meno.
Se non è reato tentare di togliersi la vita, è necessario trovare una soluzione nell’ aiutare a togliere la vita, di chi ne ha bisogno, quando esistano chiaramente delle condizioni estreme di sofferenza.
Chi non ce la fa più, penso che abbia il diritto di uscire di scena.
Se la vita diventa insopportabile, perchè eccessivamente dolorosa, persino il credente ha diritto di credere che la misericordia di Dio, preveda anche questo.
Come si concede il dovere ad esseri umani (medici) di evitare la morte (manipolazione di un evento naturale), si dovrebbe avere il diritto di non impedire la morte.
 
È materia complessa, che necessita un’ attenta analisi e una rapida soluzione, una delle quali sicuramente efficace potrebbe essere il testamento biologico.
Certamente, non possiamo che dire…la vita appartiene a noi, e dobbiamo essere sempre in grado di scegliere se viverla o no…
Se la vita è un dono, deve essere vissuta come tale, e come dono infatti…quando sopraggiunge una sofferenza troppo forte, la vita perde del suo significato.
Che ne pensate…?
Parliamone….

eutanasia5

(immagine presa dal web)

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si..sono Lorenzo, un pò angelo e un pò demone, curioso della vita e della morte, della mente e dello spirito, della donna ... della parola...del silenzio! Io, vagabondo senza quiete, in cerca delle tra
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37 risposte a La “buona morte”: l’eutanasia

  1. davedomus ha detto:

    Due parole. La morte non è mai buona. La vita ci appartiene così come la morte…

  2. DomusLaurentii ha detto:

    @davedomus
    “Due parole. La morte non è mai buona. La vita ci appartiene così come la morte…”

    mi sembra quai un bel sillogismo..

    ergo sia la morte che la vita non sono buone…

    ergo quindi tu prevedi che la buona morte ci possa essere, in quanto sia la vita sia la morte ci appartengono e quindi abbiamo ogni diritto su di esse…

    vorrei comprendere un pò di più il tuo pensiero sull’eutanasia, indipendentemente dal suo significato nella lingua del greco antico…
    grazie sempre dei tuoi pensieri…
    Lorenzo

  3. Stefy71 ha detto:

    Chi non ce la fa più, penso che abbia il diritto di uscire di scena.
    Sono pienamente concorde. Credo che l’uomo che soffre debba poter scegliere tranquillamente di voler morire.
    Io non la penso neanche come il Cardinale Martini (diciamo che io non la penso mai come la Chiesa) quando dice: “distinguere tra “eutanasia e astensione dall’accanimento terapeutico”.
    E a proposito riferiva di un passo del Catechismo della Chiesa Cattolica, dove si dice “evitando l’accanimento terapeutico non si vuole…procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”.
    Accettare di non impedire la morte significa arrendersi alla volontà di Dio. Io dico di accettare la volontà dell’UOMO.
    Io vado oltre. Dico che quando non c’è nulla da fare e la persona soffre terribilmente, quella PERSONA ha il diritto di decidere della propria morte.
    Deve poter dire basta. Parliamo del mio corpo, della mia sofferenza.

  4. Stefy71 ha detto:

    Scusate, un solo ricordo al caso Welby.
    Il presidente della Cei ha ricordato il caso di Piergiorgio Welby, «vicenda umana dolorosa che mi ha chiamato in causa anche personalmente quando è giunta la richiesta del funerale religioso. La sofferta decisione di non concederlo nasce dal fatto che il defunto, fino alla fine, ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volontà di porre termine alla propria vita: in quelle condizioni una decisione diversa sarebbe stata per la Chiesa impossibile e contraddittoria, perché avrebbe legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio».
    E io qui, personalmente, non aggiungo altro. E’ stata solo un’ulteriore conferma alle mie idee e al fatto che il mio Dio non la pensa così.

  5. TerribileStella ha detto:

    Cara Stefy, in parte mi trovi d’accordo, nemmeno il mio Dio la pensa così. Il mio Dio è misericordioso verso tutti, e accetta/perdona anche la debolezza di coloro che non sopportando più la sofferenza, decidono di arrendersi prima di quando Lui aveva deciso.
    Il caso di Welby è uno dei più recenti ed eclatanti, ma io facci oun passo ancora indietro e vi porto a ricordare (o se non lo conoscete a cercare su di lui e sul film che ne parla “Mare dentro”) la storia di Ramón Sampedro.
    Uno scrittore, un poeta, la cui vita per 28 anni è stata immobile su un letto. Lui alla fine ha studiato un modo così ingegnoso, per scegliere per sé senza colpevolizzare i propri complici.
    Forse sarò lunga ma mi “accanisco” quasi su questo argomento, in quanto ritengo la LIBERTA’ di scelta una cosa molto importante. Vi porto QUI adesso l’esperienza di una persona morta non troppo tempo fa purtroppo, che io conoscevo.
    Rosa, ha deciso di vivere tutta la sua malattia, ha deciso di rinunciare ai farmaci e alla morfina, per non perdersi un solo istante di vita in consapevolezza. Le medicine le alleviavano la pena ma non le facevano rendere conto di ciò che le accadeva, e lei ha voluto morire soffrendo, non per martirio o per chi sa quale fanatismo, ma perché ha creduto al DONO della vita e al disegno del suo Dio su di lei, fino all’ultimo istante.
    Ora mi domando, se lei ha potuto scegliere di soffrire, perché altri non possono scegliere di non farlo!?!?!?
    E perché la chiesa PENALIZZA chi è più debole piuttosto che accoglierlo e pregare per lui?!?!
    Rosa ha mostrato forza, coraggio, per il suo impegno e desiderio di vivere fino all’ultimo istante, Ramón forse stanco o più debole non ha avuto voglia o coraggio di andare avanti, non meritano entambi il regno di Dio?!!? Non hanno sofferto abbastanza per salire al suo cospetto?!?!
    La chiesa modifica, plasma e manipola tutto ciò che di buono Cristo ha portato, impnendo il terrore del pensiero di Dio.
    Sono assolutamente a favore dell’eutanasia, poiché se la legalizzassero, dubito che la concederebbero come un farmaco da banco, e il sostegno il supporto di specialisti saprebbe aiutare chi ne fa rischiesta a fare chiarezza e luce su questa scelta.
    La chiesa dovrebbe preoccuparsi di più della fame nel mondo.
    Quano Dio ha messo l’uomo sulla terra, lo ha lasciato libero, anche di sbagliare, ma gli ha anche detto di non abbandonarlo qualora lo avesse invocato, e chi ci dice che chi chiede l’eutanasia, non lo faccia sperando di incontrare davvero Dio dall’altra parte del passaggio!?!!?
    Sì all’eutanasia per chi la chiede!!!

  6. claudine2007 ha detto:

    Non penso si può prendere una posizione a favore o contro l’eutanasia…
    Non esiste una spiegazione adeguata (morale, canonica o profana) che ci permette d’essere o pro o contro…

    Concordo con il nostro ospite, che parla di “condizioni estreme di sofferenza”… presupposto che dovrebbe permettere di optare per l’eutanasia.
    Ma come “quantificare la linea-di-confine” tra dolore sopportabile e dolore intollerabile?

    Per meglio percepire, a livello di sensazione profonda, dovremmo anche chinarci su una realtà di questa società.
    La ricerca nel campo della medicina hanno reso possibile curare “l’impossibile”… fino al 1930 non si conosceva la penicillina… la gente moriva per una semplice infezione…
    Il progresso in questo campo, la possibilità d’effettuare trapianti di organi e di applicare protesi, ha allungato all’inverosimile la vita dell’essere umano.
    E’ un semplice “spostare” un po’ più in là la morte… effimeri siamo nati e resteremo… (a meno che qualche ricercatore scopra un siero dell’immortalità)…

    Col sopraggiungere del peso degli anni, si inizia a parlare di senilità… di Alzheimer… di morbo di Parkinson… solo per citarne due che influiscono direttamente sulle capacità cognitive dell’essere umano…
    Quindi anche questa situazione ci deve portare a considerare che neppure noi stessi possiamo mantenere le facoltà intatte nella finalità di poter ponderare delle scelte… nel caso estremo di dover decidere se continuare su di noi con un “accanimento terapeutico” oppure se scegliere l’eutanasia.

    Taluni stadi di malattie complesse o situazioni post-operatorie, portano il paziente in uno condizione tale da non permettergli più d’utilizzare le sue facoltà mentali.
    Nel coma si può totalmente perdere la coscienza pur conservando le funzioni vitali della circolazione e respirazione; funzioni che sono completamente arrestate nel coma profondo obbligando quindi a collegare il paziente ad una macchina per la respirazione meccanica artificiale.
    Sono in questi casi dove “chi” decide, si assume una grande responsabilità (considerando
    la morale religiosa). Sono quindi tentata di affermare che il problema potrebbe sorgere unicamente quando a dover decidere non è la persona sofferente…
    Effettivamente dover decidere sulla vita o morte di un altro essere umano non è facile, specialmente se il legame affettivo è profondo.

    La *soluzione del testamento biologico* proposta da Lorenzo, mi sembra possa essere l’unica possibilità congruente e proponibile.
    Quando avevo 24 anni (dopo una discussione animata coi miei genitori che non erano d’accordo) ho lasciato un testamento nel quale in caso di decesso si disponesse del mio corpo per aiutare altre persone a sopravivere… una sorta di testamento biologico.
    Quindi perché non aggiungere la clausola inerente l’eutanasia?
    Certo, quanto può sconcertare è la necessità che vi siano delle basi legali, che politicamente ci si debba affrontare condannando gli uni o immolando gli altri…

    …o*O*o…

    Certamente, non possiamo che dire…la vita appartiene a noi, e dobbiamo essere sempre in grado di scegliere se viverla o no…
    Se la vita è un dono, deve essere vissuta come tale, e come dono infatti…quando sopraggiunge una sofferenza troppo forte, la vita perde del suo significato.

    …o*O*o…

    Cito le parole di Lorenzo, sottolineandone la sensibilità e profondità… assolutamente non banali… ma piene di amore verso ogni Essere Vivente… anche verso gli animali… eh si, quante volte il padrone decide l’eutanasia per un gatto o cane tormentato dalla sofferenza?
    Pensate anche se questo…

    Serenità :-)claudine

    PS. Dal 21.6. e fino al 8.7.08 non parteciperò alle discussioni qui nella Domus Vitae….
    Sarò in Africa per volontariato sociale… dove la sofferenza la leggerò negli occhi della gente… Vi penserò, sarete con me, nei miei pensieri!

  7. ladilunaa ha detto:

    di tutti i grandi misteri che pressano l’uomo quello del dolore è il meno indagato,lo si nomina e si è detto tutto, io non credo sia così.Sò di gente morta serenamente fra atroci sofferenze e di altri irosi,irascibili ,cattivi anche verso chi cercava di alleviargli la sofferenza ,in questa diversità nell’affrontare la morte si riesce a capire molto della persona che si ha difronte e certo anche della sopportazione al dolore, qualcuno di voi avrà certo letto Tiziano Terzani,e la sua grande lezione di spiritualità nell’attesa della sua fine terrena ,bisogna saper accettare con consapevolezza e dignità ciò che non si può mutare..
    Chi dice che l’uomo può scegliere la sua morte non pensa che una volta fatto un passo simile si arriverebbe poi anche a giustificarne il suicidio?Gia fino dal giorno della nascita la morte evolve nell’uomo insieme alla vita è l’equilibrio della natura,e così come non c’è scelta nel nascere,non può esserci nel morire, non ammetto però l’accanimento terapeutico là dove non ci sia nessun motivo di speranza.

  8. TerribileStella ha detto:

    hummmm
    il suicidio……
    non so che dire, ma il suicidio a volte null’altro è che il compimento di una morte già sopraggiunta nell’anima e nello spirito di chi lo affronta.
    Non so se mi sono spiegata.
    Io credo che la diversità tra suicidio e scelta di porre fine alle proprie pene inevitabili e incurabili sia talmente grande, da non poterli confondere.
    Potrei anche aver capito male LADILUNAA in tal caso chiedo venia, sono sotto farmaci da giorni e non connetto più dal dolore e per la forzata reclusione in casa…. (ma non sono qui a lamentarmi ^_^)
    Alla prossima

  9. DomusLaurentii ha detto:

    Mi riferisco agli utimi interventi di TerribileStella, LadyLuna, Claudine e Stefy..

    Giustificare il suicidio? Bella domanda…
    Ma certo è che di fronte a questo grande mistero, che è il suicidio, non possiamo che restare sorpresi più che giudici…
    È un atto limite, visto che l’essere umano, è nel suo insieme di caratteristiche e nel senso dell’istinto primordiale, volto sempre a salvaguardare la sua vita, sia in termini fisici (sfamare, difendersi…ecc) sia a salvaguardare la continuità della sua specie ( accoppiamento…ecc..)..
    Quindi quando un essere decide il suicidio…ci troviamo di fronte ad un grosso mistero.
    Come quando, e torniamo all’eutanasia, decide di lasciarsi morire, o chiede di essere “suicidato”
    Scatta un meccanismo incredibile nella coscienza, cosi rivoluzionaria, che in certi versi non può che essere rispettata..
    Io penso che ci vuole più coraggio a suicidarsi o chiedere di essere suicidato, che uccidere…

    Ma è anche vero, che la vita va intesa, come qualcosa che va vissuta con un minimo di benessere, e con un minimo di speranza…o almeno con un minimo di equilibrio tra il bene ed il male…
    E quando esplode invece in noi, tutta una serie di reazioni, tra dolore, e sofferenza, tra incapacità di vivere e depressione…la morte di fatto è già nell’essere umano.
    Come quando ci troviamo nella depressione.
    Che è morte…o meglio la depressione è la morte che diventa pigra, è la malattia di questa morte che occupa tutto…il corpo…e l’anima…

    Se nella nascita non si ha la scelta di accettarla o meno…anche se poi in certi casi nemmeno è vero…
    È ben altra cosa dalla morte…
    Dopo tutto la morte non è l’opposto della vita, ma della nascita…
    Il neonato entra nel mondo, il morto ne esce, diretto verso lo stesso ignoto da cui proviene..
    Ma se con la nascita c’è una opportunità, che anche la Chiesa sancisce con il “libero arbitrio”…la morte è in effetti la vera certezza dopo una nascita che invece certa non è…
    E la morte…deve appartenere a chi possiede la vita, e a chi a subito la nascita..
    Su questo io sono abbastanza convinto.
    È la società e la politica che devono trovare delle soluzioni tali da poter gestire questo grande inganno…
    E non dimentichiamoci che poi questo regolamentare il potere sulla vita, dalla Chiesa, dalle Istituzioni, dalla Etica…resta solo un fatto di “potere” appunto…

  10. giapatoi ha detto:

    parto da claudine e porto avanti il sottile ragionare.
    Se nel 1930 il problema del’eutanasia non esisteva perchè la morte era così semplice e presente e la scienza impotente tra 100 anni, ragionando per assurdo, la morte sarà solo …per eutanasia.
    come potrbbe cambiare la nostra idea…e quella della chiesa?

  11. TerribileStella ha detto:

    Lorenzo, riporto un mio discorso: ma il suicidio a volte null’altro è che il compimento di una morte già sopraggiunta nell’anima e nello spirito di chi lo affronta.

    poi tu dici: quando esplode invece in noi, tutta una serie di reazioni, tra dolore, e sofferenza, tra incapacità di vivere e depressione…la morte di fatto è già nell’essere umano.
    Come quando ci troviamo nella depressione.
    Che è morte…o meglio la depressione è la morte che diventa pigra, è la malattia di questa morte che occupa tutto…il corpo…e l’anima…

    esattamente quello che intendevo.
    Concorto con te che il suicidio resta un mistero, e che occorre senz’altro più coraggio a uccidere se stessi che gli altri.

    Non concordo invece con UNSOGNO, o meglio è vero che va vissuta, ma credo che essendo diversi tra di noi, avendo più o meno coraggio di vivere le fosserenze e le difficoltà, una persona arrivata al limite in cui non c’è altra soluzione se non attendere di morire, possa scegliere se vivere quest’attesa o se abbreviare il tempo della sua sofferenza. Credo che sia un suo diritto, un diritto di ogniuno di noi.
    Forse l’importante è vivere l’arrivo della morte in qualche modo serenamente con noi stessi (e per chi crede anche con Dio), la paura è un’altra cosa, la serenità è il punto fermo.
    Baci a tutti

  12. DomusLaurentii ha detto:

    ho dovuto togliere il commento di “un sogno” con cui mi scuso…a causa del formato del suo commento che creava distorsione alla struttura..
    in ogni modo…un sogno affermava..

    che la vita va vissuta comunque…

  13. DomusLaurentii ha detto:

    @unsogno

    effettivamente la vita va vissuta….nella sua nascita e nella sua morte, con l’equilibrio giusto, e con la cosapevolezza che la vita è “la propria”

    Lorenzo

  14. DomusLaurentii ha detto:

    non credo…la morte ci sarà sempre…se lo sviluppo medico migliora la vita e allontana la morte, o crea delle terapie “allunga vita”…ci saranno sempre delle morti… premature
    le morti del progresso e dell’affarismo..della vioenza…e dell’effimero
    e poi non dimentichiamo che la natura pretende sempre un grande equilibrio…

    si vivrà di più
    ma si morirà sempre, anche prima del prevedibile…

    l’eutanasia….dovrebbe affrontare secondo me, la coscienza di chi non vuole l’accanimento terapeteutico…e di chi in sofferenza, vuole impedirne il dolore…della sopravvivenza ad ogni costo…

  15. claudine2007 ha detto:

    Non potevo non passare… da Lorenzo, prima di spegnere i contatti con la civiltà senza certezza di poter partecipare alla discussione attualmente in corso per (troppo) tempo.
    Era più forte di me… e non so mai resistere (o quasi) alle tentazioni intellettuali!
    Come “Terribile Stella” non comprendo l’affermazione avanzata da “Un sogno” (anche se sono convinta che si tratti piuttosto di uno sfogo momentaneo) .

    Certo la vita va comunque vissuta… giorno dopo giorno… tra sofferenze o gioie, tra consuetudine o fantasia nello spirito…
    Per molti di noi è un susseguirsi d’azioni uguali, monotone, un diario ripetersi all’infinito di obblighi o desideri inespressi…
    Per altri, una vera giostra di felice espressione di ciò che più si aspira e desidera.
    O forse no?
    Proprio questo pomeriggio, intenta a scegliere con cura i libri da prendere con me… mi sono trovata tra le mani (guarda caso) gli stessi che avevo portato la scorsa settimana a Roma.
    Mi sono chiesta perché.
    Mi sono resa conto che la sete di sapienza e conoscenza è come l’oceano… per lo più paragonato al suo movimento costante… (a meno che un fatto cataclismico legato a fattori geofisici possa stravolgerne il moto perpetuo).
    Avevo letto estratti delle opere di Eraclito, Hegel e Nietzsce che mi hanno solleticato il “Fuoco” del Sagittario che tengo a bada dentro di me 😉
    Ma questa è un’altra storia… 😉

    Poi mi sono collegata su splinder… anche se non avevo tempo (le valige, in verità, non le ho ancora fatte… e sono già le passate le 23:00).
    Questo “gironzolare” tra i vari profili, leggere pubblicazioni di persone che mi hanno aggiunta come “amica” senza però ricevere degna accettazione, mi hanno portata ad un profondo ragionamento.

    Molti di noi, che interagiscono su questa piattaforma non sono forse alla ricerca di qualcosa? Cosa ricerco io stessa?
    Un sogno da inseguire ad ogni costo? Una mera conferma? Saturazione del mio Ego? Accettazione di ciò che scrivo?
    Ho provato una stretta al cuore, pensando alle ragioni che hanno portato Lorenzo a creare la Domus… era marzo… qualche mese or sono…
    In fondo, questa chimera che ci perseguita da sempre e che non dà pace alla nostra Anima/Mente è sempre fonte di ogni passo che decidiamo di compiere.
    La sete e desiderio di confrontarsi, di capire, di provocare, di incitare… un’eterna ricerca che porta l’Essere a sorreggersi oltre certi confini… a sconfinare (per i più ardui) in territori sconosciuti ed affascinanti della Mente/Anima che ospita questo nostro corpo effimero.
    Lorenzo ci ha fatto un grande regalo… La Domus… ma già lo avevo ravvisato… con coraggio e grande determinazione, il suo passo.
    A lui, dunque, la mia profonda stima…

    Ve lo siete già chiesti, perché ora siete qui, perché leggete le mie parole… perché forse le commenterete o darete un vostro consenso o dissenso?
    Cosa ricerca l’Uomo attraverso rapporti “umani” che, in questo specifico caso, sono null’altro che virtuali?
    Voliamo sentirci VIVI.
    Desideriamo principalmente sentirci ACCETTATI e CAPITI…
    Voliamo comunicare, portare fuori di noi la marea di sensazioni che ci preme dentro… lo facciamo scrivendo, poeticando, argomentando…
    Cerchiamo di plasmare con la nostra presenza ogni percezione dentro e fuori di noi… per il conseguimento della felicità.
    Questa, sempre, la ultima Meta.
    Ma ci scordiamo del percorso… del sentiero che alla felicità ci porta… ci perdiamo pensando al passato… guardando unicamente al futuro…
    ed il Presente… si perde nell’incoscienza del voler tutto raggiungere, tutto possedere.

    Questa la necessità di quest’essere effimero che giorno dopo giorno corre verso la morte…
    Morte che per molti, può essere una liberazione dalle sofferenze…
    Morte che per altri, null’altro è che la distruzione di molti sogni non ancora realizzati…
    Potremmo discutere sul suicidio…
    Sulla follia e dolore estremo che porta un Essere Senziente a togliersi la vita… ma mai, dico, mai potremo giudicare il suo atto estremo.
    E con quale diritto? Sono forse io stessa in grado di giudicare le mie stesse azioni?

    La mente umana è una meraviglia così sconosciuta… quanto più la scienza possa cercare di mettervi luce… regna ancora e sempre unicamente il buio, si arranca con supposizioni.
    Cos’è la follia? Non siamo forse un po’ tutti folli… consci che tutto avrà fine e che nulla potremo prenderci con noi nell’Aldilà?

    Certo, gli studi possono portare spiegazioni “scientifiche” matematicamente (quasi) esatte… ma ciò che l’Essere Umano prova, in termini di profonda percezione, oso ponderare che neppure il più eccelso psicanalista è in grado di analizzare.
    (Ed io, non nutro molto rispetto per questa “cerchia di eletti” sentenziatori)
    Ma tra suicidio ed eutanasia vi è un labirinto, un vero e proprio precipizio di concetti (o preconcetti a seconda dei punti di vista).

    Ritorno su quanto da me già affermato 3 giorni or sono, agganciandomi all’affermazione di stamani del nostro ospite:

    “effettivamente la vita va vissuta….nella sua nascita e nella sua morte, con l’equilibrio giusto, e con la consapevolezza che la vita è “la propria”…

    Quindi possiamo riprendere speculazioni filosofiche di ogni tipo, possiamo scervellarci con testi dogmatici o legiferanti alla mano… ma il concetto pragmatico è per me il seguente:
    *** l’Uomo dovrebbe avere la facoltà di decidere, di rinunciare ad ogni tipo di “accanimento terapeutico”… non è quindi una semplice via di fuga, una sortita dalla porta laterale… bensì un diritto umano…
    Ma non posso prendere posizione, da un punti di vista legale o morale-religioso o dogmatico, né per il pro né per il contro l’eutanasia…
    In serenità :-)claudine

  16. donnaFlora ha detto:

    Si tratta di un argomento complesso, entrano in causa valori etici , morali, religiosi , ma soprattutto scelte personali.
    Il confine è molto labile. Difficile pronunciarsi. Personalmente la penso come il Cardinal Martini. Bisognerebbe fare un distinguo tra l’accanimento terapeutico ed
    ‘eutanasia , intesa come soppressione voluta di una vita umana.
    Certo il “testamento biologico” potrebbe essere, non dico una soluzione, ma almeno un punto di riferimento…

  17. TerribileStella ha detto:

    CLAUDINE:
    Non occorre prendere posizione, secondo me, il diritto di scelta come per l’aborto per esempio, mette a disposizione di TUTTI coloro che incontrano la necessità di scegliere, di poter decidere.
    TS
    Che poi alcuni ne facciano uso per uno scopo piuttosto che per il suo opposto (scegliere di vivere o di morire, abortire o diventare madri ecc…) questo è personale e qui davvero non possiamo entrare nei meriti altrui.
    Quello che voglio dire, è che io vorrei poter scegiere, con la consapevolezza di avere l’alternativa di staccare la mia spina, qual’ora ne avessi il coraggio del bisogno, oppure di vivere la mia vita fino all’ultima sofferenza che è scritta in serbo per me.
    Un saluto sincero e buon viaggio (mi pare tu sia in partenza…)

  18. incredigif ha detto:

    Devo leggere,devo pensare,è una cosa che mi tocca molto da vicino.
    Per il momento un caro saluto.

  19. simonascudeller ha detto:

    Questo è uno dei quesiti più difficili affrontanti dalla bioetica da 30 anni a questa parte, supera a mio avviso la questione sull’aborto anche se in parte entra nella gamma delle argomentazioni proposte dagli illustri intellettuali e scienziati che discutono in merito.
    Più che dare il significato letterale di – morte buona-  oserei proporre una sfumatura – dignità della morte – morte come ultimo tassello della vita di una persona, quindi dare dignità alla morte e alla persona.
    L’eutanasia è la – scelta – di un individuo, in piena facoltà d’intendere e di volere, di mettere fine ad un percorso con la coscienza dell’evento.
    Ci sono dei criteri molto precisi e severi da seguire, la condizione senza la quale si può procedere è appunto quella piena consapevolezza della scelta, non si decide quando il dolore si fa acuto MA prima che questo sopraggiunga.
    Ma non solo, leggete qua, da Wikipedia, credo sia utile avere uno schemino:
    L’eutanasia – letteralmente buona morte (dal greco ευθανασία, composta da ευ-, bene e θανατος, morte) – è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano (o ad un animale) affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza.
     
     
    Quella indicata in epigrafe è la moderna concezione di eutanasia, peraltro oggetto di controversie. Nel pensiero filosofico antico, invece, essa indicava – in genere – una morte serena e consapevolmente accettata come naturale chiusura della vita (eventualmente autoinflitta).
    Le opinioni e gli orientamenti sulla definizione dell’eutanasia sono molteplici e dipendenti dal variare del contesto storico, sociale, culturale, legislativo cui ci si riferisce. Alcune possibili definizioni:
                       rispetto al significato proprio del termine, l’eutanasia è volontaria, ossia esplicitamente richiesta – se del caso, più di una volta e in momenti differenti – e autorizzata dalla persona malata;
                       rispetto alle modalità di attuazione, si parla di eutanasia attiva qualora la morte sia provocata in maniera diretta – ad esempio con la somministrazione di sostanze tossiche – ed eutanasia passiva qualora la morte sopraggiunga in via indiretta, generalmente a seguito della sospensione delle cure indispensabili a tenere in vita il malato;
                       nel caso non vi sia intervento diretto di terzi si parla di suicidio assistito, forma di eutanasia che può essere definita indiretta in quanto consiste nel fornire alla persona richiedente i mezzi e le competenze necessarie a terminare la propria vita nel modo più indolore possibile.
                       non si può definire eutanasia la cessazione delle cure dopo la diagnosi di morte, in particolare dopo la diagnosi di morte cerebrale.
                        
    E’ ricorrente sempre il tema del dolore
    La questione sposta inevitabilmente l’obbiettivo sul valore che ogni individuo da’ alla propria vita
    la vita è un bene sacro e si deve lottare fino in fondo per viverla
    la vita è un -mio bene sacro- e decido come concluderla nell’eventualità questa mi trasformasse in un essere diverso da me.
     
    Mi allontanerei dal concetto di suicidio….
    Non si tratta di chiudere un’esistenza difficile, piegata dalla fatica del vivere, bensì di non interrompere il corso naturale di una vita biologica, l’eutanasia è una pratica che ovatta il dolore….
    nascere- vivere- morire
    perdonate la schiettezza….
    In natura un animale malato muore
    Noi umani portiamo i nostri cari amici domestici dal veterinario per curarli e cosa accade quando questi non rispondono alle cure?
    Cosa ci propone il su detto veterinario?
    Vi sembrerà paradossale che vi faccia questo esempio, ammetto che è un azzardo perché siamo noi a decidere di sopprimere l’animaletto.
     
    Io credo che il problema dell’ – eutanasia-  sia di chi la subisce indirettamente non di chi coscientemente intraprende questo cammino, nel senso che chi sopravvive alla morte di un caro soffre inevitabilmente.
    Simona

  20. TerribileStella ha detto:

    Non lo trovo paradossale affatto cara Simona.
    Invece rendi bene l’idea con questo paragone.
    e concordo sulle tue parole finali.
    Lucy

  21. DomusLaurentii ha detto:

    Prendo spunto da alcuni stralci dell’intervento di Simona…infatti la questione è sul valore che diamo alla vita, ma non nel senso progettuale, ma puntuale…
    La vita, deve essere vissuta, fino ai suoi estremi..
    La vita deve essere vissuta nel piacere di viverla..
    Anche il dolore, come in eros e pathos, è un ingrediente significativo della vita, e l’equilibrio personale è molto importante.
    Ma la morte è una fine, almeno di questa vita.
    E l’eutanasia,, deve essere inteso, quando la persona si trova nel grande dramma di confrontarsi verso chi gli impedisce una morte…
    Come sollievo di una certa situazione estrema..
    Non va inteso come richiesta di suicidio, ma bensi come caso estremo di rinuncia al vivere per incapacità di vivere…

    Il suicidio, come la buona morte non sono solo atti estremi…
    Ma anche nella vita, spacciando per piacere, per senso di piacere istantaneo…si cerca di rendere la morte più vicina…
    Come l’alcol…la droga…il fumo…
    Cose queste che si sa bene che portano alla morte, ma che si accettano come piacere di viverne il rischio…
    L’essere umano è abbastanza complesso…
    E la religione e le leggi, non fanno che limitare la libertà di una scelta che non le compete.
    L’uomo davanti alla dignità di una buona morte va rispettato, perché sono convinto che sia più vicino a Dio, lui che qualsiasi altro, prete compreso…
    Non è facile suicidarsi, come non è facile accettare l’eutanasia…come è detto è più facile uccidere un latro..
    E allora…il fatto che si arrivi a ciò…è da ritenere da rispettare..
    Penso che il testamento biologico, debba essere messo in pratica, perché sia l’unica via di uscita..

    Anche con gli animali…
    È una decisione sconvolgente quella di sopprimere un animale malato…ma si capisce che resta l’unica soluzione…e si accetta anche se il dolore è immenso…
    È nel rispetto della vita dell’animale…che si decide di sopprimerlo…

    Ecco che la morte deve avere il suo giusto valore, sia per credenti che non credenti…
    Come atto di una vita…
    La vita appartiene a chi la vive…

  22. simonascudeller ha detto:

    “E la religione e le leggi, non fanno che limitare la libertà di una scelta che non le compete. ”

    Prendo spunto da questa affermazione perchè non la trovo del tutto veritiera, mi spiego:
    Le leggi sono necessarie per regolamentare il comportamento umano altrimenti vivremmo nel caos e per come si presenta la società contemporanea non oso pensare cosa accadrebbe delle nostre vite.
    Sarebbe necessaria invece una regolamentazione in merito a questo tema per avere un indirizzo e la sicurezza che la libertà di scelta venga rispettata, qua c’è la falla di una legislazione disattenta ai bisogni, soprattutto quando impedisce di far valere i diritti e non semplifica per niente la vita di un malato.
    Vedete io posso decidere di non curarmi, è nel mio diritto, ma al momento di un eventuale ricovero sono nelle mani di medici obbligati ad intervenire.

    Per quanto riguarda la religione non credo si possa parlare di imposizioni
    E’ vero che le grandi religoni monoteiste hanno delle direttive piuttosto ferree ma non vieni accusato di omicidio se stacchi la spina ad un caro che ti ha chiesto di farlo!!! Laddove religione e legge non coincidano
    E’ più un conlfitto interiore che legale..
    Che poi in Italia, nella tua splendida citta, sia situato un piccolo stato chiamato Vaticano con dei poteri magici di gran lunga superiori a quelli dello stato italiano è un altro paio di maniche!!

    Il cammino sulla strada del riconoscimento di certi diritti è più duro di quanto si possa pensare, in ballo ci sono diversi fattori
    la paura della morte
    il peso della morte
    il significato della morte
    responsabilità della morte

    e come dare il “giusto valore” alla morte? Sì fa parte del grande disegno naturale ( la biologia insegna ) e non si scappa ma
    andare a”legiferare” su un tema così universale è come scoprire il vaso di Pandora…
    Si scatena il putiferio così come sta accadendo…

    Simona

  23. DomusLaurentii ha detto:

    @ Simona

    Certamente Simo, non era mia intenzione estremizzare, e non era mia intenzione promuovere l’anarchia…
    Certo è che non sempre le leggi sono giuste…o perfette..
    Certo è che spesso le leggi non sono attuali…
    E i nostri codici lo dimostrano…
    Ma è vero pure che davanti ad argomenti di questo tipo, non si può fare una legge di tipo politico…ma bensì etica, o meglio ancora nel rispetto dei diritti umani…
    Sappiamo bene che il suicidio non è reato, ma procurare eutanasia anche su richiesta….si…
    Come al solito, cerchiano di nasconderci dietro ad un dito, come si fa spesso davanti ai grandi problemi etici e civili…vedi famiglia, vedi procreazione assistita, vedi aborto, vedi divorzio, vedi violenza sessuale..ecc..

    I medici sono obbligati ad intervenire davanti alla loro professionalità (solo in questi casi ci si ricorda che la loro professione è etica…ma non quando prendono 300 euro senza fattura per una fuggevole visita specialistica..ecc)
    Ma i medici dovrebbero rispettare anche l’individuo/paziente: se infatti davanti a certi interventi o a certe terapie a rischio si chiede l’autorizzazione a procedere al paziente, perché quando il paziente o il suo tutore dichiarano una volontà documentata, non possono essere ascoltati?

    “Per quanto riguarda la religione non credo si possa parlare di imposizioni “
    Sicuramente si…per il credente…
    Anche perché come è successo ultimamente a Welby, gli viene negato poi l’estrema unzione e la messa funebre…cosa che ritengo gravissima

    Non è un conflitto interiore…è quando altri vogliono ledere una libertà particolare…personale..
    Come l’aborto nelle donne…

    Come quando si parla di famiglia, del bene dell’unione sacra del matrimonio, e poi chi ne combatte l’idea, tra i politici, è divorziato più volte, o convive con la moglie mentre la sua amante sta partorendo….

    Su certi temi etici, c’è troppa ipocrisia…
    Io penso che il baricentro deve ridiventare il singolo..
    È anche questa una forma di liberalizzazione

  24. simonascudeller ha detto:

    Molto chiara come posizione caro Lorenzo
    ma vedi
    putrtroppo chi propone/formula le leggi spesso non ha idea della materia che ha per le mani
    basti pensare che negli ultimi 15 anni, correggetemi per favore se sbaglio, al Ministero della salute l’unico tecnico (cioè competente in materia, medico ) è stato Veronesi!!!
    Da qui l’inadeguatezza di alcune leggi!!!

    Il suicidio è legale ma comunque per i cattolici è peccato, qundi niente funzione e niente sepolture in cimiteri consacrati, è paradossale
    come è paradossale l’idea che un bambino nasca col peccato originale; così come un gay rimane una creatura di Dio ma non deve praticare la propria sessualità
    Il proprio credo può darti una direzione più o meno giusta, nel momento che non rispecchia la tua volontà sei sempre in tempo a ricrederti
    E’ nella giurisdizione che manca un appiglio, l’imput per dare modo al singolo di muoversi.
    Per fare una legge etica, come tu dici, molti degli interessi politici e finanziari devono essere messi nel cassetto e buttare la chiave.
    Ci deve essere una presa di posizione di chi fa le leggi ( i politici/governanti guarda un po’ ) con un unico obbiettivo e qui arriva il serpente che si morde la cosa….

    Sull’aborto, i signori che si occupano di etica hanno fatto un’operazione ancora più sottile, non si sono proprio posti la questione della libertà della donna, l’hanno saltata a pie’ pari, hanno spostato l’attenzione sul concetto di vita dell’embrione, pensa te come son stati furbi!
    C’è ipocrisia sì ma anche troppa voglia di far valere le proprie ragioni al di là di ogni ragionevole intesa…

  25. DomusLaurentii ha detto:

    @Simona

    perfetto..ecco perchè non mi fido di questi due Enti…Chiesa e Stato a proposito dell’etica personale..e dei diritti civili che dipendono dalla propria libertà di intendere e volere…

    che discutino di sicurezza e di finanziaria e di politica del lavoro…i secondi..
    che discutino di carità e aiuto alla povertà i primi…

    della mia vita e della mia morte che ci pensi IO….
    e che con Dio, me la risolva io la questione…
    io non accetto intermediari con Dio….

    questo è il concetto..
    certo uscirne non è facile…

    quindi mi ripeto, si deve arrivare ad una legge che non coinvolga altri…ma che stabilisca l’autodeterminazione..personale…
    “testamento biologico”…

    il peccato è una bellissima invenzione…
    che è nato solo per dare potere a qualcuno…

    la misericordia di Dio è immensa..
    basta pensare a questo, e possiamo vedere quanta libertà ci ha dato…

    quindi non posso che ribadire quello già detto…

    forse chi giudica alla fine…dovrebbe saper creare la giusta cultura…prima…della vita e della morte…
    ma con la teoria e possibilmente con la pratica…

  26. ladilunaa ha detto:

    @Terribilestella

    Potrei anche aver capito male LADILUNAA in tal caso chiedo venia, sono sotto farmaci da giorni e non connetto più dal dolore e per la forzata reclusione in casa…. (ma non sono qui a lamentarmi ^_^)

    forse non mi sono espressa come avrei voluto,no assolutamente non metto sullo stesso piano suicidio ed eutanasia anche se la conclusione è la stessa ,cambiano le motivazioni:il suicidio è la paura o la noia del vivere,l’eutanasia la paura della sofferenza.Io non posso che inchinarmi di fronte a chi la sofferenza la vive sulla propria pelle,potrei anche dire che chi non è messo alla prova cosa sa?Io volevo però rappresentare il Mistero che si trova racchiuso nel dolore, lo stesso Gesù Cristo chiese al padre “allontana da me questo calice”solo poi per accettarlo e prendere su se stesso tutto i mali del mondo.Non ti parlo da esperienza religiosa , ma dalla filosofia di questo uomo Giusto e pacifico,che esprimeva valori per quell’epoca assurdi,e per la nostra assolutamente adeguati.Nel mistero del dolore può celarsi la grandezza di una vita.Difficile mettere tutti daccordo su un tema così profondo e delicato,la mia opinione si rifà ai concetti di Vita , mai di morte, quindi personalmente ripeto, sono contraria,favorevole al non accanimento terapeutico.

  27. TerribileStella ha detto:

    LadiLuna
    adesso è tutto più chiaro 🙂
    è molto bello il modo in cui parli di Cristo… mi è piaciuto

  28. davedomus ha detto:

    Perdonami Lady trovo un po’ riduttivo dire che il suicidio è paura o noia… può essere tante cose. Chissà forse è il famoso “delitto perfetto”… si agisce indisturbati, non si può essere condannati e neppure arrestati per questo… e sfido a trovare il colpevole perché è spesso un “individuo” di cui non si può più trovar traccia in quanto sparisce per sempre insieme alle sue motivazioni… dico quelle vere…

  29. ladilunaa ha detto:

    un sorriso a Terribilestella.
    Rispondo al carissimo Davide,non essendo l’argomento incentrato sul suicidio l’ho soltanto fiorato, non addetrandomi in tematiche specifiche,se il nostro ospite volesse magari più avanti riproporlo come tale ci sarebbe moltissimo da parlare.Basta dirti che due degli autori che più amo :Sylvia Plath e Cesare Pavese lo hanno scelto come chiusa alla loro particolarissima vita.Ti abbraccio

  30. davedomus ha detto:

    Certamente Lady ne possiamo discutere… anche Esenin uno dei miei grandi ispiratori è andato via così…

  31. CristinaKhay ha detto:

    Obbligare alla vita…
    No, è una cosa contro natura, accidenti… che valore avrebbe?

  32. DomusLaurentii ha detto:

    Tratto dal sito del “Corriere della Sera” di oggi 9 luglio 2008

    Eluana, autorizzato lo stop all’alimentazione forzata

    La decisione dei giudici sul caso della giovane in coma dal 1992 dopo un incidente stradale

    MILANO – Dal 1992 vive in uno stato vegetativo. E per anni il padre si è battuto per interrompere l’alimentazione forzata che la tiene in vita. Adesso, il caso di Eluana Englaro è a una svolta: dopo una lunga battaglia legale, infatti, la Corte d’appello civile di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzato. Fino alla sua morte. Il provvedimento è immediatamente efficace, secondo quanto appreso da fonti giudiziarie, e può essere già attuato.

    L’INCIDENTE – Eluana, a causa di un incidente stradale, è in stato vegetativo permanente dal 18 gennaio 1992. Il padre della ragazza, Beppino Englaro, dal ’99 chiede la sospensione del trattamento. Al telefono, avvertito della notizia, è incredulo: «Non ci credo ancora, voglio leggere la sentenza. Dolore? Mia figlia è morta 16 anni fa» (ascolta l’audio).

    LE MOTIVAZIONI – Per i giudici della prima sezione civile della Corte d’Appello milanese è stato «inevitabile» giungere alla decisione di autorizzare lo stop del trattamento di alimentazione a Eluana Englaro, «accertata la straordinaria durata del suo stato vegetativo permanente, l’altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita». Una concezione della vita – spiega il giudice estensore del provvedimento, consigliere Filippo Lamanna – «inconciliabile» con la perdita totale e irreversibile delle proprie facoltà psichiche e la sopravvivenza «solo biologica del suo corpo, in uno stato di assoluta soggezione passiva all’altrui volere». Una conclusione cui i magistrati sono giunti, facendosi forti anche della valutazione del curatore speciale di Eluana Englaro, l’avvocato Franca Alessio, nominata proprio per «controllare la mancanza di interessi egoistici del tutore in potenziale conflitto con quelli di Eluana». La curatrice ha infatti «pienamente condiviso la scelta del tutore orientata al rifiuto del trattamento di alimentazione forzata». Visto quindi il «definitivo accertamento nelle precedenti fasi processuali» dello stato vegetativo permanente, e le altre prove acquisite, tra cui le testimonianze di alcune amiche di Eluana, i giudici hanno deciso di autorizzare il tutore in accordo col personale sanitario a procedere all’interruzione del trattamento di sostegno vitale con tutte le cautele del caso.

    LE ISTRUZIONI – Nell’ultima pagina del provvedimento, i giudici scrivono anche una sorta di ‘prontuario’ al quale attenersi. Nel paragrafo intitolato «disposizioni accessorie cui attenersi in fase attuativa», i giudici scrivono: «Accogliendosi un esplicito richiamo della Suprema Corte a impartire qualche ulteriore disposizione pratica e cautelativa, in accordo con il personale medico e paramedico che attualmente assiste o verrà chiamato ad assistere Eluana, occorrerà fare in modo che l’interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dell’erogazione di presidi medici collaterali (antibiotici o antinfiammatori ecc.) o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente, ed eventualmente – se ciò sia opportuno e indicato in fatto dalla miglior pratica della scienza medica – con perdurante somministrazione di quei soli presidi già attualmente utilizzati atti a prevenire o eliminare reazioni neuromuscolari (come sedativi o antiepilettici) e nel solo dosaggio funzionale a tale scopo, comunque con modalità tali a garantire un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio della persona (ad esempio anche con umidificazione frequente delle mucose, somministrazione di sostanze idonee a eliminare l’eventuale disagio da carenza di liquidi, cura dell’igiene e del corpo e dell’abbigliamento) durante il periodo in cui la sua vita si prolungherà dopo la sospensione del trattamento e in modo da rendere sempre possibili le visite, la presenza e l’assistenza, almeno dei suoi più stretti familiari».

    09 luglio 2008

  33. simonascudeller ha detto:

    Mi permetto di inserire la lettera di Welby indirizzata al Presidente della repubblica Italiana:

    Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
    Da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell’Associazione Coscioni

    Caro Presidente,
    scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.

    Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
    La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
    Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

    Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.

    La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m’assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m’accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”.

    L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
    In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna.
    Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
    Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

    Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all’eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.
    Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

    Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

    Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

    Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

    Piergiorgio Welby

    inoltre il link del testamento biologico del Signor Ravasin, registrato e mandato in rete…

  34. simonascudeller ha detto:

    http://www.lucacoscioni.it/

    buona lettura e buon ascolto..
    Simona Scudeller

  35. unsogno ha detto:

    l’eutanasia….dovrebbe affrontare secondo me, la coscienza di chi non vuole l’accanimento terapeteutico…e di chi in sofferenza, vuole impedirne il dolore…della sopravvivenza ad ogni costo…

    sono con te lorenzo.. in certi casi non è vivere ma sopravvivere.

    ciao giulia

  36. doy ha detto:

    come sempre, finisco per immergermi nella lettura dei commenti altrui in ogni tuo post e non trovo altre parole da aggiungere, a chi, meglio di me, sa esporre opinioni dall’una e dall’altra parte più che corrette…
    io, semplicemente, ritengo che sia dignitoso e legittimo per una persona (visto i “progressi” della medicina negli ultimi anni), poter scegliere se proseguire o meno un percorso di vita che risulta più vicino alla morte che alla vita stessa… e quindi sono pienamente favorevole sul dare la possibilità ad ognuno di potersi pronunciare sul proprio diritto alla cosidetta “buona morte”… del resto, come potenziale “donatrice di organi” (…sono iscritta all’Aido), penso sia chiara la mia posizione nei confronti della vita-morte… ed ognuno dovrebbe avere, non solo il “diritto”, ma anche il “dovere” di fare una propria scelta, qualora la nostra vita tracciasse un percorso così complesso, in modo da non costringere i familiari, già provati dal dolore che non lascia speranze, a fare scelte difficili e tremende, per loro stessi e per noi…
    ciao
    do’

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