La donna nell’Antico Testamento

Nel proseguo delle mie ricerche sul fenomeno donna, mi sono ritrovato nelle lettura della Bibbia, dove alcuni aspetti mi hanno inquietato e affascinato.
C’è una contraddizione nella visone della donna tra la maggior parte dell’ Antico Testamento e alcune pagine del libro stesso.
 
In particolare sono stato attratto in modo negativo, non solo da tutta una serie di storie di oltraggio alle donne, storie di sottomissione, di violenza, ma sono stato preso da alcuni stralci della prima parte della Genesi
 
 
Alla donna disse:
"Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà".
 
 
Sono versi incredibilmente violenti, da cui un universo di storia e di cultura è stata condizionata.
Il senso della sottomissione all’uomo e il senso della non reciprocità dei sensi.
 
 
E poi invece, come un raggio di sole appare una parte incredibilmente luminosa e positiva, Il Cantico dei Cantici, che qui riporto i passaggi più significativi e più interpretativi.
 
 
Titolo e Prologo
 
La sposa
[2]Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
[3]Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
[4]Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino. “
A ragione ti amano!
…………………..
………………….
 
Pimo Poema
………………….
………………….
 
Lo sposo
[9]Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
[10]Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
[11]Faremo per te pendenti d’oro,
con grani d’argento.”
…………………..
…………………..
 
Capitolo 3
 
[1]Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
[2]«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore».
……………………….
………………………..
 
 
Cantico dei Cantici – Capitolo 4
 
Lo sposo
 
“[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano. “
 
La sposa
[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.
 
Cantico dei Cantici – Capitolo 5
 
Lo sposo
[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.
……………………………
……………………………
 
Quarto Poema
……………………………
……………………………
 
[4]Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
[5]Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
 
Capitolo 7
Lo sposo
……………………………..
…………………………….
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».
 
La sposa
[10]«Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
[11]Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
[12]Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
[13]Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
[14]Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».
…………………………………
………………………………..
 
 
 
 
Come potete vedere in questo testo appare tutta un’altra filosofia della vita e del rapporto amoroso.
In questo testo l’erotismo è eccezionale per un libro come la Bibbia, e le metafore molto spinte ad una carnalità di sapori e di odori
È tutto molto bello.
Ma perché tutto questo contrasto?
Secondo voi, perché la donna nella bibbia deve avere questa posizione di ripiego, chiaramente sottolineta in quei versi della Genesi?
O secondo voi, mi sbaglio?
Come ve la spiegate voi?
Parliamone, se ne avete voglia.
 
 

tentazione di adamo di buonarroti400

 "La tentazione di Adamo" di Michelangelo

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Informazioni su Lorenzo de Vanne

si..sono Lorenzo, un pò angelo e un pò demone, curioso della vita e della morte, della mente e dello spirito, della donna ... della parola...del silenzio! Io, vagabondo senza quiete, in cerca delle tra
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40 risposte a La donna nell’Antico Testamento

  1. CristinaKhay ha detto:

    Le anime che s’incagliano nella filosofia e nella ricerca hanno un grande difetto ed un grande pregio:
    il primo è quello di cadere nella tentazione di intellettualizzare tutto;
    il secondo è quello di avere il dono di cogliere un concetto per intuizione.
    E quest’ultima capacità è un attrezzo della mente interdimensionale 🙂
    Quindi cosa augurarti se non… Buona Avventura? :))))
    Un abbraccio
    Cri

  2. fayum ha detto:

    Mi sento vicina al pensiero di Cristina,purtroppo la costante ottimizzazione del pensiero puo’ fuorviare gli aspetti emozionali che finiscono per essere sezionati ed analizzati in modo perpetuo, probabilmente impedendo alla capacità istintiva di cogliere alcune verità che forse non meriterebbero neppure troppa intellettualizzazione.

    Radiosa giornata :-)Arsinoe

  3. DomusLaurentii ha detto:

    mie care Signore, ho capito quello che volete dire, ma credo che lo scopo di ognuno di noi, è “conoscere”, ed il conoscere può solo avvenire, tramite il dubbio, e la curiosità di vedere oltre i confini..
    nella fattispecie se devo prendere per complimento o per critica quello che avete affermato, mi dispiace rilevare di non conoscere il vostro parere in merito all’argomento oggetto del post.
    Ritengo questo argomento molto legato ai discorsi che già abbiamo fatto, e che porrò ancora all’attenzione…
    e se questa volta, volendo comprendere il grande inganno sulla donna, da secoli perpetrato, (spero che me lo permettiate questo essere curioso), prendo un esame alcuni punti di un libro che per secoli e ancora oggi rappresenta la guida, religiosa, etica, intellettuale di molti uomini di “sapienza”…non vedo perché dovrei sentirmi “sconfitto” in partenza…

    leggo queste frasi, e penso all’inquisizione..
    leggo queste frasi e penso al peccato dell’eros
    leggo queste frasi e penso alla violenza gratuita ed istituzionalizzata
    leggo queste frasi e penso all’emarginazione delle donne
    leggo queste frasi e penso al fatto che l’adultera è una puttana, e l’adultero un provocato…
    leggo queste frasi e penso al fatto perchè l’eros è stato relegato a perversione…

    il contrasto c’è…anche se il Cantico dei Cantici è una goccia d’oro, in una mare di contraddizioni etiche riguardo l’amore e la donna…

    e conoscendo “il contenuto” di due donne come Voi, mi sorprende il vostro restare fuori dall’opinione relativa..

  4. Tiberias ha detto:

    Complimenti per la scelta dell’argomento, che io subito generalizzo, in quanto non tanto (o solo) legato alla Bibbia, ma vivo ancora oggi nel nostro mondo. E siccome, è vero, c’è il pericolo di “intelletualizzare” tutto, entro in argomento con due esempi concreti che mi hanno toccato profondamente, anche se in apparenza “normali”, ma…
    Mi trovavo sul bus diretto a un aeroporto di Londra. Ad una fermata sale un omone seguito da una donna il cui abbigliamento la denota subito come musulmana. L’uomo si siede occupando col suo immenso corpo ambedue i posti sulla panchina, mentre la donna, in atteggiamento umile e sottomesso rimane fuori, ai piedi della scaletta. E sarà rimasta lì immobile tutto il tempo della fermata, almeno un buon cinque minuti, in un muto dialogo d’amore col suo uomo: sì, perché non ho mai visto in vita mia un tale sguardo amoroso posarsi su un uomo: occhi incantati e incantevoli, insensibili a tutto quanto si svolgeva lì attorno, rivolti unicamente al suo oggetto d’amore. Ero tanto più sorpreso in quanto, da come li avevo visti arrivare, avevo subito pensato a un “padrone” e alla sua schiava. E mi era passata per la mente la “maledizione” della donna ripresa da Lorenzo all’inizio del suo intervento, ma poi, perché no, ho proprio pensato anche al cantico dei Cantici. È mai possibile che la religione musulmana, se ben intesa, riesca addirittura a unire i contrari?
    L’altro esempio si riferisce a ieri. Rimettendo a posto le mie infinite carte dopo il trasloco, mi capita tra le mani una “maestà” (“maisctè” nel mio dialetto dell’alto Ticino), cioè una immaginetta,con riprodotta da un lato l’immagine della Madonna (nelle vesti di una gentile giovinetta) e sul verso una preghiera per la CROCIATA DELLA PUREZZA. Varrebbe la pena di riprodurla tutta, ma basteranno poche frasi a renderne il senso: “… L’età giovanile ed inesperta e le seduzioni del mondo espongono la mia purezza a gravi pericoli… Che non ceda mai alle lusinghe del piacere: che non permetta mai nell’abito, nel linguaggio, nelle letture, negli sguardi, nel divertimento, la più piccola condiscendenza alla colpa.
    Poni a custodia della mia purezza la mortificazione dei sensi. Rendimene facile la pratica con l’accostarmi con frequenza alla Tua Mensa Angelica…” E via di seguito. Ma sarebbe troppo facile ed ingiusto farci dell’ironia (a me, per frenarmi, basta ricordare mia madre che dava fermamente questo senso alla vita!). Ad ogni modo, anche se è passato del tempo (l’immagine porta la data 1926), certi atteggiamenti non sono scomparsi. Ed allora eccoci a leggere la Bibbia come pagina d’attualità, eccoci a ricollegarci a quanto discusso in precedenza sulla morte di Eros. A questo punto mi chiedo, cercando un nesso che colleghi i miei due esempi, se questa “Crociata per la purezza” non sia che un tentativo di risposta alla “maledizione” della donna, simile, anche se di segno opposto, all’altra risposta: quella dell’assoluta libertà sessuale, del diritto al piacere nel modo più completo. In ambedue i casi si parte però dal presupposto che all’origine ci sia una prevaricazione dell’uomo sulla donna (salvo eccezioni, ma non entro in merito, almeno per ora). Resta da cercare da qualche parte quel benedetto senso dell’equilibrio, spesso gabbato come faciloneria, ma in fondo evitato perché richiede sforzo, prorio come richiede una ricerca, e quindi uno sforzo, la felicità di vivere. Grazie a Lorenzo per questa proposta (ma io rivedo sempre gli occhi di quella donna musulmana e mi chiedo: era una “schiava”?) A risentirci, Tiberias

  5. PostIda ha detto:

    Voglio sperare, caro Lorenzo, che le tue gentili ospiti abbiano idea del significato di intellettualizzazione. A tal proposito, non intendendo pontificare in questa sede( bello sto pontificare eh???), propongo un copia/incolla dal dizionario della lingua italiana, ove è spiegato, per ciascun campo, il significato del termine.
     
    1 filos. Nella filosofia idealistica, riduzione della realtà naturale a stati del soggetto che la conosce
    2 Trasformazione del lavoro manuale in lavoro mentale, grazie all’introduzione dei sistemi di automazione
    3 psicoan. Procedimento col quale una persona cerca di esercitare un certo dominio su emozioni, affetti, conflitti, concettualizzandoli e rendendoli impersonali
     
    Ora la domanda sorge spontanea: c’è tendenza ad intellettualizzare, nel quesito su cui Lorenzo ci invita a confrontarci? O piuttosto voglia di relazionarsi su una tematica, se pur ampiamente dibattuta, ancora non adeguatamente eviscerata, specie se il prodotto di certa cultura porta inevitabilmente a scontrarsi sul piano della morale e della fede. Detto questo, senza voler innescare nessuna polemica, sento di consigliarti, come ho sempre ampiamente ribadito, che , in questa sede, si prediligono argomenti leggeri, dal momento che la nostra vita è caratterizzata da una tempistica frenetica, poco adatta a riflessione che, come in questo caso, richiedono tempo, attenzione e ricerca. E qui, consentimi di dubitare, non so quanti siano disposti a farlo. Con la schiettezza di sempre, sperando di non esser lapidata come la donna del postribolo di evangelica memoria.

    Carmen

  6. PostIda ha detto:

    Dimenticavo…sto preparando un intervento per questo tuo quesito, ma oggi non ho tempo di postarlo.
    Buona domenica.

    Carmen

  7. fayum ha detto:

    @Postida..per quanto mi concerne io non mi sento assolutamente di lapidarLa per la sua sorta di “pontificazione” sono dell’avviso che questo argomento sia estremamente interessante e degno di nota pur tuttavia per certi aspetti (ma questo è un giudizio meramente personale) questa riflessione si riallaccia inesorabilmente a quella già trattata in precedenza, forse come Lei giustamente dice non totalmente eviscerata..puo’ essere..per questo attendo con piacere il Suo significativo intervento visto che come ho già ribadito anche altre volte nutro per Lei una notevole stima .

    Le auguro una radiosa domenica :-)Arsinoe

  8. LorenzoDevanne ha detto:

    @Fayum
    mi sembra già di avere parlato a proposito di questo tua visione dell’argomento…non credo che si possa sostenere qui un legame all’infedeltà e all’eros filosofico greco e post-Cristo…
    qui si parla di altro…e principalmente di donna…
    e di storia della donna…
    e di donna in confronto a quanto la Bibbia (uno dei più importanti testi, insieme al Corano della comunità mondiale) per secoli ha inoltrato nella cultura dell’uomo…
    Tiberias, ha centrato completamente il problema, e i due esempi riportati sono significativi…
    che cercherò appena posso di affrontare..

  9. DomusLaurentii ha detto:

    un ulteriore contributo alla lettura della Bibbia sulla donna:

    Siracide 25, 24
    Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo. Non dare all’acqua un’uscita né libertà di parlare a una donna malvagia.

    Timoteo 2, 12
    (di san Paolo)
    Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.

    Siracide 42, 14
    Meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna, una donna che porta vergogna fino allo scherno.

    Perocchè è preferibile un uomo che nuoce, a una donna che fa de’ benefizi, e che porta vergogna e ignominia.
    (Bibbia Martini 1778)

    Levitico 15, 25
    La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell’immondezza mestruale. Ogni giaciglio sul quale si coricherà durante tutto il tempo del flusso sarà per lei come il giaciglio sul quale si corica quando ha le regole; ogni mobile sul quale siederà sarà immondo, come lo è quando essa ha le regole. Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Quando essa sia guarita dal flusso, conterà sette giorni e poi sarà monda.

    Corinzi 11, 3
    (di san Paolo)
    Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio.

    Colossesi 3, 18
    (di san Paolo)
    Cosa dice l’esegesi?
    Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.

    Ecclesiaste 7, 26
    Trovo che amara più della morte è la donna, la quale è tutta lacci: una rete il suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito a Dio la sfugge ma il peccatore ne resta preso.

  10. fayum ha detto:

    @Lorenzo De Vanne…cosi’ mi cospargo il capo di cenere,evidentemente ho travisato il senso piu’ profondo dell’argomento.
    Tiberias ha riportato due esempi che mi fanno riflettere..il primo si riferisce ad una coppia islamica, Tiberias dopo averli guardati e aver colto lo sguardo adorante negli occhi della donna nei confronti del coniuge si domanda se e “schiava”..direi che non lo è se lo sguardo non è univoco, ossia se tra loro c’è stata un’ occhiata d’intesa tale da lasciar sottintendere che il fatto che lui fosse seduto e lei relegata in un angolo rientrasse in un gioco di complicità, diversamente direi che è schiava.
    Nel secondo caso parla di una donna talmente assoggetta ai dogmi religiosi da sentirsi impossibilitata ai piaceri della carne, quindi anche in questo caso schiava, seppur di se stessa e dei pregiudizi inculcati ovviamente da un mondo fatto e gestito da uomini.Alla fine si chiede come si possa ristabilire una sorta di equilibrio da due tipi di schiavitu’ diverse ma dai confini labili.
    Sia che la donna si “sottometta”, sia che decida di “dilettarsi”, è sempre vista con occhio poco benevolo e non solo dai uomini ma anche dalle stesse donne.
    Nel primo caso perchè non si riesce a comprendere come ci si possa lasciare vilipendere, nel secondo come si cerchi solo nei piaceri della carne l’unica fonte di risposta e di rivincita sulla predominanza maschile.

    Radiosa domenica:-)Arsinoe

  11. fayum ha detto:

    Questi estratti che tu riporti e che vedono la donna come malefica non conferma null’altro che la debolezza del maschio..si puo’ demonizzare solo cio’ che si teme, e ovviamente l’uomo dentro di se ieri come oggi sa che la donna è piu’ forte e che quindi va osteggiata con tutte le armi possibili.

  12. DomusLaurentii ha detto:

    …de Tiberias
    La due situazioni di Tiberias, sono interessanti e in tema…
    E ti ringrazio di questo, perché hai centrato il dilemma della storia..e del mio pensiero
    Nel primo caso il tuo dilemma schiava o no, è il dilemma che mi pongo io, davanti al tuo racconto, e davanti a le numerose situazioni simili, sembra infatti, dal sorriso e dalla dolcezza di quella donna, che ci sia uno stato di piacere nella sottomissione, una sorta di masochismo, di piacevole assoggettarsi alla forza dell’atro…ma che tipo di forza è quella dell’altro? Forza fisica, forza psicologica, forza culturale, o forza dell’ignoranza?
    È l’eros che ritroviamo nelle contraddizioni della Bibbia e del Corano?
    Anche se nel Cantico dei Cantici, c’è una donna un po’ diversa da questo scenario.
    Certo è che la donna spesso si trova a subire questo ruolo con gioia…sia nel modo orientale sia in quello occidentale..
    E perché questo?
    Un certo grado di sottomissione, è in certi momenti e in certi contesti, in effetti portatore del piacere, basti pensare al binomio dolore/piacere, dove spesso è tramite dolore che si sente il piacere, o che il piacere porta al dolore.
    Credo che tutto questo è una sorta di “sfiancamento” della donna in uno status ormai cronicizzato…
    Una situazione che è scappata di mano nei secoli alla donna, che accettando all’inizio per ovvi motivi si è trovata pian piano nella storia poi emarginata.
    Quella donna nel bus di Londra, per caro Tiberias, è una schiava…non dell’uomo, ma della cultura che accetta, che non le permette più di scegliere, che la fa godere anche nell’umiliazione..tanto da far diventare forte anche un debole..è schiava della sua ignoranza.

    Sul secondo quadretto, c’è tutta la perversione del senso della purezza della religione, la mistificazione dell’essere donna, come quello di accoppiarsi solo per procreare, e farlo senza piacere..
    È grave secondo me una considerazione del genere “Che non ceda mai alle lusinghe del piacere: che non permetta mai nell’abito, nel linguaggio, nelle letture, negli sguardi, nel divertimento, la più piccola condiscendenza alla colpa.”
    È di fatto una castrazione…
    Culturale, e psicologica..
    Tanto da far nascere sensi di colpa, non naturali, e sensi di peccato irrazionali.
    Le fonti delle religioni non affrontano mai il problema così radicamente…Cristo e d altri…
    Sembra ancora una volta che l’uomo, inventi delle regole solo al proprio tornaconto…
    Perché?

    De Fayum
    Arsinoe Fayum afferma, secondo me in modo troppo “semplicistico”, che ciò avviene perché l’uomo ha paura della donna, e la donna in ogni caso è la più forte.
    Tenuto conto, che sul secondo lemma mi trovo d’accordo, ma non basta a chiarire il fenomeno..
    Questa risposta è troppo superficiale riguardo l’estensione e la profondità del problema, fatta, secondo me, e mi scuso con Fayum, per non affrontare invece il problema vero.
    Una specie di fuga insomma.
    La donna è forte, certo, ma il problema che Lei forse non lo sa.
    E tutto il marchingegno nasce solo e soltanto da una caratterizzazione di potere puro.
    È la storia del branco, è la storia della tribù…
    Perché la donna ha permesso allora tutto questo?

  13. PostIda ha detto:

    Sottopongo una mia riflessione sulle donne nell’Antico Testamento, dove noi abbiamo fondamentalmente una tipologia di donna che si iscrive nelle cosiddette strutture di "mediazione salvifica", cioè all’interno dell’esperienza del popolo d’Israele abbiamo alcune figure che sono chiamate ad esercitare la profezia, la regalità, il sacerdozio.
    Fatta eccezione per il sacerdozio, che non prevede neanche il vocabolo femminile, abbiamo profetesse e abbiamo regine. La figura più interessante è quella delle profetesse, il che sta a dire che la gratuità dello spirito, che sta a monte della profezia, viene elargita, come dice la Bibbia – e vuole dire su tutte le persone, senza distinzione – viene elargita "a suon di carne".
    La Scrittura usa il termine "carne" (basar),  per dire la totalità dell’essere umano. Però un capitolo molto interessante, per quanto riguarda l’Antico Testamento, è dato dalle matriarche, queste figure singolari delle compagne dei patriarchi, la cui epopea la Bibbia ci narra, e che acquisiscono un ruolo di vere e proprie protagoniste, soprattutto nel passaggio che va da Abramo a Giacobbe. Queste donne contano. C’è la stupenda figura di Sara, la moglie di Isacco, la quale addirittura ci testimonia quell’ironia che la letteratura contemporanea riconosce come caratteristica delle donne del porsi nei confronti del reale. E Sara ha il coraggio di ridere. Ormai è in menopausa, le dicono che aspetta un figlio, giustamente dice: ‘"Ma questo è matto!" e ride tranquillamente. Quindi non figure ingessate, ma figure capaci, appunto, di ridere di se stesse: "Il mio Signore verrà da me, adesso che sono così vecchia, così avanti negli anni, che il mio grembo ormai è sterile?". Per dire, questa capacità di autoleggersi, con tutta franchezza, appunto con ironia. Così come è interessantissima la figura di Rebecca, che, prediligendo il figlio Giacobbe, fa passare su di lui la linea della primogenitura. E, diciamo, meno forti delle matriarche, ma riconducibili a questo ruolo di partnership, troviamo anche altre donne all’interno della Scrittura.
    E sin qui la mia riflessione! Ora, partendo da alcune citazioni, voglio analizzare i testi che Lorenzo propone, per comprendere il ruolo della sessualità nella Bibbia, nonché, di conseguenza, l’idea che ne deriva dell’universo femminile.
    Bisogna avere coscienza del fatto che il nostro modo di porre i problemi è diverso da quello della Bibbia. Ciò non vuol dire che la Bibbia non abbia qualcosa da dire, ma che questo qualcosa non si percepisce nell’immediatezza di un accostamento diretto, ma nella dialettica tra quello che i testi volevano dire nel loro contesto e a partire dai loro presupposti e i nostri interrogativi di oggi"( Daniele Garrone, docente di Antico Testamento all’Univ.Valdese di Roma)
    Nell’affrontare i testi biblici che hanno a che fare con la sessualità, occorre essere particolarmente cauti ed evitare di ridurre la Bibbia a una sorta di prontuario di regole che si potrebbero applicare immediatamente, alla lettera, nella nostra situazione.
    Bisogna cioè assumere senza reticenze – come è richiesto da ogni buona ermeneutica – la distanza, cronologica e culturale, che ci separa dai testi. Bisogna avere coscienza del fatto che il nostro modo di porre i problemi è diverso da quello della Bibbia. Ciò non vuol dire che la Bibbia non abbia qualcosa da dire, ma che questo qualcosa non si percepisce nell’immediatezza di un accostamento diretto, ma nella dialettica tra quello che i testi volevano dire nel loro contesto e a partire dai loro presupposti e i nostri interrogativi di oggi.
    In un certo senso potremmo dire che la Bibbia non parla di sessualità, anche se vi appaiono ambiti e problemi che noi moderni comprendiamo come “sessualità”. È una categoria moderna quella della sessualità come dimensione dell’umano e chiunque tra noi, qualunque sia il suo orientamento etico, politico, religioso si avvicina alla sessualità presupponendo, ad esempio, le acquisizione della psicologia del profondo.
    Leggendo i testi biblici dobbiamo dunque tenere presente che non vi ritroveremo le categorie in cui noi siamo abituati a parlare di sessualità né, tanto meno, un discorso complessivo e unitario sulla “sessualità”.
    Troveremo dei frammenti, dei racconti, dei comportamenti che andranno collocati nel loro contesto e compresi a partire dalle loro premesse.
    Leggendo i testi della Bibbia ebraica [l’Antico Testamento cristiano] che hanno a che fare con la sessualità, dobbiamo ricordare che, a differenza di quanto avviene nell’Antico Vicino Oriente, Dio non ha sesso.
     È, per così dire, al di là dei sessi e della sessualità, che resta una dimensione tutta e soltanto umana.
    Questa visione “profana” o, per meglio dire, creaturale della sessualità, di cui è emblema il fatto che nel Cantico dei Cantici non si parla di Dio, è uno dei punti di forza del discorso biblico in positivo sulla sessualità. Cioè la sessualità è uno dei buoni doni della creazione di Dio, nulla di più e nulla di meno.
    Vorrei soffermarmi su alcuni testi biblici per mostrare con quale cautela essi debbano essere accostati alle nostre visioni e problematiche attuali.
    Nella Genesi, dopo che Adamo ha salutato la donna che Dio ha appena creato, leggiamo queste parole: “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne”.
    Vi è chi sostiene che queste parole sono pronunciate da Dio e che esse rappresentano l’istituzione del matrimonio monogamico, ma i patriarchi erano poligami( e nella Genesi ciò non sembra costituire un particolare problema) come ordinamento divino nella creazione, quindi normativo per tutti gli esseri umani. Potrebbe anche trattarsi di una parola di Adamo o, ed è questa la soluzione oggi sostenuta dalla maggior parte degli esegeti, di una osservazione del narratore, di una sorta di commento al fatto che la donna “è stata tratta dall’uomo” e che essa deve essere “l’aiuto che gli sta di fronte”, dove aiuto non va preso come termine servile (nella Bibbia è soprattutto Dio a essere “aiuto” per l’uomo).
    Va poi notato che il movimento descritto (un uomo lascia la famiglia di provenienza per unirsi alla sua donna) è opposto a quello in vigore nel matrimonio in ambito patriarcale, dove era la donna a lasciare la sua famiglia e a trasferirsi nella famiglia del marito.
    Quindi, è probabile che il passo della Genesi che ho citato, non intenda normare un istituto, ma descrivere un dato antropologico: ecco perché il giovane uomo, ad un certo punto, sente un’attrazione più forte del legame vitale che ha avuto fino a quel momento con i genitori, e questa attrazione lo spinge ad unirsi (e in questo verbo è senza dubbio implicita la dimensione sessuale) con la donna.
    Questa attrazione fa parte della creazione di Dio: come diceva Lutero “appetitum ad mulierem est bonum donum Dei” (il desiderio della donna è un buon dono di Dio”). Se questa interpretazione è corretta, si tratta di un discorso a monte della problematica etico-giuridica del matrimonio. La Gensi afferma la sessualità, e non una sua forma specifica, come facente parte della creazione di Dio.
    Molto interessante è l’accostamento di due passi in cui compare il termine “desiderio”: sempre dalla Genesi: Alla donna disse: ”Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo uomo ed egli dominerà su di te”,  passo per l’appunto “ incriminato da Lorenzo e dal Cantico dei Cantici: “ Io sono del mio amico, verso me va il suo desiderio
    Nel primo passo esso appare in un contesto negativo, nel quadro delle conseguenze del fatto che la prima coppia di umani ha violato il “limite fondante” costituito dall’albero “della conoscenza del bene e del male”. In conseguenza di questa rottura, tutta la creazione di Dio viene per così dire sfigurata, per cui tutto ciò che nella Genesi era armonico e radioso viene segnato da ombre. Questo non riguarda soltanto e in primo luogo il rapporto tra uomo e donna.
    Il lavoro umano (custodire e coltivare il giardino, dare il nome agli animali), che in Genesi era l’attività di una umanità posta al vertice della creazione come “luogotenente” di Dio, diventa l’improba fatica del contadino in una terra avara di frutto. Tra gli animali e l’umanità c’era intimità, ora invece compare una inimicizia rappresentata dall’ostilità che sempre…

  14. PostIda ha detto:

    scusate….era troppo lungo il commento. Riprendo dall’inizio del periodo:
    Il lavoro umano (custodire e coltivare il giardino, dare il nome agli animali), che in Genesi era l’attività di una umanità posta al vertice della creazione come “luogotenente” di Dio, diventa l’improba fatica del contadino in una terra avara di frutto. Tra gli animali e l’umanità c’era intimità, ora invece compare una inimicizia rappresentata dall’ostilità che sempre si verifica tra i nati di donna e il serpente. Prima l’uomo camminava davanti a Dio senza problemi, adesso si nasconde. E anche i rapporti tra l’uomo e la donna, che prima erano improntati a reciprocità e intimità, sono guastati.
    Le prime parole umane nella Bibbia non sono quelle che esprimono il gradimento del primo uomo nell’incontro con la prima donna: “Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne”, ma sono ora stravolte e compare la logica del dominio. Alla donna viene detto: “i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo uomo ed egli dominerà su di te”.
    A fronte di questa scultorea descrizione del “maschilismo”, da una parte c’è il desiderio, che implica, se si manifesta, apertura e attesa di accoglimento e dall’altra si risponde con il dominio, bisogna subito ricordare che, pur essendo contenuta in una parola di Dio, la frase non intende legittimare il dominio maschile come facente parte dell’ordine della creazione, quanto piuttosto come sanzione del suo disordine.
    È l’altro passo della Genesi a descrivere la creazione che corrisponde alla volontà di Dio, e lì non vi è traccia di tutto questo, mentre sempre continuando a leggere la Genesi, si raffigura la creazione come diventa in seguito alla trasgressione umana dell’unico divieto che aveva per scopo di garantire, non di inibire, il pieno sviluppo dell’umanità in tutti i suoi aspetti. Tanto più se consideriamo il retroterra patriarcale della società della Bibbia ebraica, ci colpisce che questa descrizione di quelli che dovevano essere prevalentemente i rapporti tra i sessi sia collocata proprio nella pagina che descrive non il mondo che Dio ha voluto e vuole, ma il mondo sfigurato.
    Ne Cantico dei Cantici è la protagonista femminile del Cantico a dire: “Io sono del mio amico, verso me va il suo desiderio!” È stata in particolare l’esegesi femminista a collegare questo passo con quello della con Genesi, ma non solo. Da questo collegamento emergono due fatti importanti. Innanzitutto è chiaro che il “desiderio” non è negativo, “indecente”, contrariamente a quanto sostenuto nella tradizione sessuofobia.
    In secondo luogo, la donna del Cantico sa che c’è una reciprocità del cercarsi, del trovarsi, dell’esporsi, del desiderarsi. Ci può essere un incontro di desiderio reciproco non sfigurato dal dominio e dalla violenza. E sarebbe sbagliato vedere nella Genesi la descrizione della realtà come deve necessariamente essere e nella reciprocità del desiderio e della tenerezza che percorre tutto il Cantino una realtà futura, escatologica.
    Il Cantico è lì a ricordarci che, se e quando un uomo e una donna si parlano come nel Cantico e non come nella Genesi, da questo punto di vista il giardino dell’Eden non è sbarrato fino alla fine dei tempi, è lì per riaprirsi dove ci si incontra in questo modo.

    E’ tutto, scusate per la prolissità

    Carmen

  15. CristinaKhay ha detto:

    Accidenti, a quanto pare sono sempre incriminata 🙂 Ahahah… ma ancora non mi conoscete, benedetti ragazzi … guai a chi mi segue 🙂
    E’ che a volte mi diverto a discutere, altre preferisco andare al nocciolo…
    E per me il nocciolo è sempre una lezione…
    Oggi bisogna imparare ad ascoltare sè stessi, ne abbiamo tutti gli strumenti. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, alla Bibbia quello che è della Bibbia ed apriamo gli occhi. I nostri occhi. Ma perchè si discute di cose così vecchie? Hanno influenzato intere generazioni, è vero, ma anche con lo scopo di stimolare a riprendersi la propria dignità, la propria coscienza, senza sottoporsi a una catarsi di gruppo.
    Mi sembra che i tempi siano ampiamente cambiati dalle nostre parti. Ognuno fa caso a sè, nel rispetto dell’altro. Scusatemi, ma sono diventata un pò diretta, ultimamente… Colpa dell’overdose di eros che si riversa su televisione, cinema, giornali, rete… E tu Lorenzo mi dici che ce ne vuole ancora di più?
    Di che cosa ci dobbiamo liberare ancora?

  16. ladilunaa ha detto:

    bisogna pensare al contesto in cui sono stati scritti quei testi, se volgiamo gli occhi a questo nostro xxi secolo che dicesi civilizzato, cosa troviamo da stupirci? Il vero stupore fu portato da quell’uomo giusto che fu Il Cristo-chiunque Esso sia stato- le sue parole d’Amore verso tutto e tutto furono e sono lo scandalo che corromper le coscienze, e ci fa guardare con occhio fuorviante all’intimo di noi stessi
    La donna è un essere umano, non meno fragile, non meno forte di tutti gli esseri umani, per la sua identità di portatrice di vita assume su se stessa i dolori del parto e del mondo, ma la sua forza e dignità, se essa vuole, sono più forti di ogni torto che le viene fatto, in sua libertà d’animo.

  17. DomusLaurentii ha detto:

    08:55, 11 novembre, 2008

    @Cristina
    non ho ben compreso cosa c’entra l’overdose di eros, con questo discorso, e tanto più mi meraviglia di scoprire una nuova Cristina, per cosi dire pragmatica, visto poi i discorsi che porti avanti nel tuo bolg e in altri…
    ma quello che ti sfugge, che questi testi sono più pesanti di quanto tu possa pensare, non sono restati assolutamente a quel contesto, ma ancora oggi sono tracce di tanti propositi e riti…basta guardare l’ebraismo, e il cristianesimo nelle varie ramificazioni..
    ancora oggi cara cristina nel rito della messa si leggono le sacre Scritture, ed in ogni doscorso teologico viene fatto riferimento alla Bibbia..e quindi è dentro la cultura.
    poi un altro discorso (vale anche per LadyLuna) mi sembra molto importante invece parlare di ciò e comprendere il percorso del posizionamento della donna nella storia..
    o si fa finta che tutto è stata una favola…?e l’emarginazione è un fatto da prendere con lo spirito della fede?
    poi si fa l’incontro di Tiberias e si riflette…o no?
    buona giornata
    Lorenzo

    DomusLaurentii

  18. fayum ha detto:

    Io sono fortemente contro tutte e tre le religioni monoteiste sono esattamente queste che hanno generato con i loro dogmi ed il loro proselitismo fatta eccezione per quest’ultimo la religione ebraica, tutte le assurde inibizioni o amplificazioni di una malvagità al femminile..questa la troviamo fortemente radicata nel cristianesimo ancor piu’ che nell’islamismo se non in quello integralista.
    Il primo testo della bibbia poi scritto in aramaico (lingua morta) e in antico ebraico,è un testo come dice giustamente Carmen zeppo di simbolismi, reso ancora piu’ ostico da speculazioni numeriche e riferito al contesto storico in cui è stato redatto.Le traduzioni che sono poi state fatte con tutta probabilità rispecchiano solo in minima parte quello che il libro contiene.
    Sicuramente esiste un “Dio”, ma non è di certo quello che uomini “religiosi” hanno utilizzato per perorare e praticare le peggiori nefandezze ivi compresa la demonizzazione della donna.
    Naturalmente io sono profondamente tollerante ,per cui non ho problemi ad accettare tutte le religioni anche quelle che non condivido perché ritengo debba vigere la piu’ totale libertà di pensiero, sin dove il pensiero non diventi pretesto di persecuzione o prevaricazione come secoli di storia ci hanno ampiamente dimostrato.

    Radiosa giornata:-)Arsinoe

  19. DomusLaurentii ha detto:

    Da Carmen
    Però un capitolo molto interessante, per quanto riguarda l’Antico Testamento, è dato dalle matriarche, queste figure singolari delle compagne dei patriarchi, la cui epopea la Bibbia ci narra, e che acquisiscono un ruolo di vere e proprie protagoniste, soprattutto nel passaggio che va da Abramo a Giacobbe. Queste donne contano. C’è la stupenda figura di Sara, la moglie di Isacco, la quale addirittura ci testimonia quell’ironia che la letteratura contemporanea riconosce come caratteristica delle donne del porsi nei confronti del reale. E Sara ha il coraggio di ridere. Ormai è in menopausa, le dicono che aspetta un figlio, giustamente dice: ‘”Ma questo è matto!” e ride tranquillamente. Quindi non figure ingessate, ma figure capaci, appunto, di ridere di se stesse: “Il mio Signore verrà da me, adesso che sono così vecchia, così avanti negli anni, che il mio grembo ormai è sterile?”. Per dire, questa capacità di autoleggersi, con tutta franchezza, appunto con ironia. Così come è interessantissima la figura di Rebecca, che, prediligendo il figlio Giacobbe, fa passare su di lui la linea della primogenitura. E, diciamo, meno forti delle matriarche, ma riconducibili a questo ruolo di partnership, troviamo anche altre donne all’interno della Scrittura.

    Devo dire che l’opinione di Carmen, come al solito, mi ha “terremotato” e la mente si è sentita scuotere, e visto l’ampiezza degli argomenti e l’interesse che provoca non posso che parlarne sezione dopo sezione..
    Mi ha molto preso la sua prima riflessione, quella che riguarda il “matriarcato”, che svolge con chiarezza ed esempi efficaci.
    Ma proprio questi esempi e la lettura del testo biblico, o almeno per quello che ricordo mi pone qualche perplessità.
    La Bibbia storica comprende un periodo che può datarsi come 2000 a.C. circa e oltre questa data che devono essere individuate storie di Abramo, Sara, Rebecca, Giacobbe che Carmen menziona.
    Il matriarcato è un fenomeno ipotizzabile che comprende il periodo tra il 7000 e il 3500 a.C., in un Europa e bacino mediterraneo abitati da popoli felici che risiedevano in villaggi, praticavano l’agricoltura, non conoscevano la guerra, vivevano in armonia con la natura grazie, forse, proprio al fatto che le donne avevano un ruolo primario nell’organizzazione sociale e nella vita religiosa (La Grande Dea Madre).

    Una vita serena che cessò verso il 4000 a.C. quando cominciarono ad arrivare da Est orde di
    cavalieri armati che distrussero quella società matriarcale e portarono prepotentemente la società patriarcale.
    La bibbia riguarda proprio il periodo oltre il 4000 a:C. dove già il patriarcato aveva fatto le radici, ed infatti secondo il mio modo di intendere proprio le Sacre Scritture, mi evidenziano la mancanza della donna matriarca, Dio parla sempre agli uomini, ad Abramo anche per Sara, e cosi via.
    Un esempio lampante quando Dio dice ad Abramo che deve cambiare il nome a Sara, ovvero da Sarai (il nome originale) ad Sara.
    Quindi Dio riconosce come unico interlocutore l’uomo e non la donna.
    E qui mi viene quel passaggio importante:
    alla donna disse: Io moltiplicherò i tuoi affanni e le tue gravidanze: con dolore partorirai i tuoi figlioli, sarai sotto la potestà del marito, ed egli ti dominerà.

    Lorenzo

  20. DomusLaurentii ha detto:

    Sintetizzando (con molta fatica e spero con pochi errori concettuali) “le sintesi” delle teorie di Johann Jakob Bachofen (La scoperta del matriarcato) e poi riprese e sviluppate da Erich Fromm (Amore sessualità e matriarcato) si può affermare che il principio matriarcale è quello della vita, dell’unità e della pace, dove la donna era la massima autorità e punto cardine intorno al quale girava la società.
    Il mito biblico della creazione comincia dove finisce il mito babilonese (la figura centrale non è un dio maschile,ma una divinità femminile, Tiamat, in accadico “mare”, che nel mito paleo mesopotamico è il nome della madre primordiale di tutto, personificazione dell’acqua salata e sposa di Apsu, il dio dell’acqua dolce).
    Così avviene che tutte le tracce della supremazia di una divinità femminile sono quindi cancellate.
    La creazione ha inizio con la forza magica di DIO, la magia stessa della creazione per mezzo della parola.
    Il tema della creazione maschile viene ripetuto: contrariamente a quanto avviene in natura, l’uomo non nasce da una donna, ma la donna è creata dall’uomo.
    Il mito biblico è un inno al trionfo che celebra la sconfitta della donna; esso nega che sia la donna a partorire l’uomo e sovverte il corso naturale delle cose.
    Nella maledizione divina viene ribadita la supremazia maschile: la funzione procreatrice della donna viene riconosciuta, ma essa sarà dolorosa.
    L’uomo è destinato a lavorare, vale a dire a produrre; in tal modo egli soppianta la produttività originaria della donna.
    Si può rilevare come la caratteristica essenziale del racconto biblico è che la vita dell’uomo
    comincia con la rottura di un’armonia originaria tra uomo e donna.
    L’idea della fratellanza universale dell’uomo è radicato nel principio di maternità, ma scompare con lo sviluppo della società patriarcale.

  21. CristinaKhay ha detto:

    @Lorenzo:

    Ogni cosa, ogni avvenimento, ogni guerra, ogni vittoria, ogni gioia o dolore… ogni cosa sperimentata e vissuta su questa terra ha una sola funzione: Elevare la coscienza umana. Ciò passa attraverso un reticolo fatto di innumerevoli e torti ricevuti e dispensati, rivelazioni, illuminazioni e tragedie, responsabilità e prese di coscienza.
    Senza lo scacco nero, il bianco da solo non gioca. Vorrei che tu capissi questo, prima di tutto. Certo che certe cose non sono buone, nè da accettare… ma è proprio attraverso questo fiume che stiamo passando il guado…
    La riflessione è ad ampio spettro e contiene molti livelli…

  22. ameya ha detto:

    felice di essere arrivata a questo castello in una notte d’autunno, umida e ventosa

  23. DomusLaurentii ha detto:

    @ Cristina
    Cara Cristina, a me non basta….
    Io posso muovere la mia vita, quindi il mio corpo, la mia mente, e ancor di più l’anima entro quel magico “triangolo” propulsore o obiettivo …della “filosofia”…philein sophia…amore spasmodico della sapienza…della conoscenza..
    una ininterrotta attività di ricerca, lunga e faticosa, che non riesce mai a dominare pienamente l’oggetto dell’indagine, che come afferma Platone si trova sempre a metà strada tra il possesso e la privazione della sapienza..essa perciò è paragonabile a Eros figlio di Penia (povertà) e di Pòros (ricchezza)..

  24. CristinaKhay ha detto:

    @Lorenzo:
    ma certo che l’attività di ricerca mentale è faticosa e alla fine non raggiunge mai il suo obiettivo pienamente… Ed è altamente frustrante…
    Perciò comincio a chiedermi se vi sia qualche altro modo di “conoscere”, di “sapere” che non passi attraverso i fili del ragionamento lineare…
    Se io cerco, è per trovare.

  25. DomusLaurentii ha detto:

    @ Cristina
    tutti cercano per trovare …
    mia cara Cristina..
    altrimenti perchè cercare?
    il pensiero ancora è l’unico sistema per conoscere…
    altro fa parte della fantasia..
    o della fantascienza..
    pillole di conoscenza prese dopo i pasti a stomaco pieno…
    io finchè vivro…cercherò di conoscere..
    certamente non farò in tempo a conoscere tutto..
    è questa la frustrazione?
    ma no…
    come ho ripetuto..
    ovvero come hanno già detto tanti, prime di me, e più importanti di me…
    il percorso della conoscenza è tormentato, ma attimo per attimo da una soddisfazione incredibile…
    anche la conoscenza, come l’amore, come la felicità, è un percorso e non una destinazione…

  26. CristinaKhay ha detto:

    @Lorenzo:

    comincio ad avere sentore della destinazione… e non è una meta intellettuale… ma è una percezione potentissima e immediata… perciò a volte mi sento ingabbiata nel seguire un filo logico…
    Ti prego quindi di considerare questi miei interventi come un viaggio all’interno di noi stessi, per stimolare una riflessione laterale che nulla toglie alla profondità del tema che hai posto anzi, come una piccola mosca infastidisce… ma gira proprio attorno al tuo quadro…
    Mi scuso con gli ospiti se la mia spontaneità può essere sembrata fuori luogo… ma il mio è un seme… e col tempo darà i suoi frutti…
    A mia volta accolgo i vostri…

    Vi auguro una buona giornata di sole interiore, a dispetto dei nuvoloni 🙂

    Cri

  27. LorenzoDevanne ha detto:

    @Cristina
    scusami, cara, ma credo che tu abbia sentore della “direzione” ..più che della destinazione….
    dire che già intravedi la destinazione…può sembrare un pò troppo…non credi?..
    sai il pensiero è una bella cosa, nel momento che resta nell’ambito della criticita soggettiva ed oggetiva, quando diventa “sublimazione”…può essere pericolosa….non per gli altri ma per se stessi…
    ti tringrazio invece del tuo porti, ci conosciamo da tanto, per poter dire che i nostri “confronti” sono sempre stati “effervescenti” e mai “evanescenti”…

  28. DomusLaurentii ha detto:

    Continuando l’analisi del commento di Carmen, riguardo la seconda parte, quella cioè sul Cantico dei Cantici, mi trovo sostanzialmente d’accordo con quanto sviluppato.
    Siamo di fronte ad un evento straordinario, nel contesto biblico.
    Sembra quasi di trovarsi in tutt’altra raccolta di fatti e personaggi.
    Il Cantico dei Cantici, è prima di tutto poesia, è libertà.
    È una specie di lettera d’amore.
    In questo testo, finalmente e anacronisticamente è decisamente la donna la protagonista.
    Avevo letto tempo fa, di uno studioso, di cui non ricordo il nome che in certe parti del cantico, “sembra che l’uomo sia quasi plasmato dalle mani della donna”.
    È lei che vive la scena, che parla dell’amore in modo chiaro e diretto, è lei la seduttrice, sottile e non intimorita, i modo delicato e razionale.
    Nel Cantico dei cantici il primato è donna.
    Come afferma Mons. Ravasi “Il Cantico dei cantici è una cittadella, molto simile all’hortus concussus, su cui pure è stato scrittoi tanto per simbologia femminile, è un ambito sereno in cui una persona deve riflettere e ritrovare la tranquillità e il senso profondo e nascosto della vita”
    Questa accezione è quello che mi affascina quindi nella Bibbia, tra tanta tracotanza maschile o patriarcale, trova spazio questo testo a dir tanto “irriverente” con la dottrina di allora.
    Che dire?
    Non è l’amore che porta al peccato, quello che si legge nella maggior parte del libro, quel avvicinarsi al rapporto sessuale, solo per procreare, e senza piacere, quel avvicinarsi per contratto.
    Non esiste più la sottomissione, sottile o declamate.
    Certo è che con il Cantico, la donna si illumina e ci fa pensare a questo evento come misterioso e intrigante.
    Perché tutto questo?
    Con difficoltà si spiega.
    Si annulla la pesantezza del peccato originale, qui, ci si ritrova liberi da quell’arcano che ha fatto del peccato originale più che un punto di partenza, un alibi.
    L’alibi della sofferenza, e della sottomissione.
    Dio sembra quasi non esserci qui, attore, o manipolatore di tutte le storie della bibbia, è un Dio che osserva, che lascia agli esseri la libertà di amarsi fuori dalle regole imposte.
    È un Dio che mi piace di più.
    Quasi come quello che troviamo nel Nuovo Testamento, che nella delega al Cristo, pensa più a convincere, a persuadere che a sentenziare e a punire.
    E la donna ritrova il suo antico splendore.
    Ridiventa la generatrice dell’uomo e dell’amore.

  29. claudine2007 ha detto:

    Certamente non sono all’altezza di tanta analisi approfondita che permette di scalfire ogni piccolo intrigo criptico (forse volutamente tale, per rendere i testi sacri ancora più sconcertanti e conturbanti?!)
    Chiedo umilmente scusa ma, incoraggiata, porto allora anche il mio parere.
    Sarà comunque qualcosa di controverso, diverso… da ciò che è stato fino ad ora il dialogo creatosi…
    Ho letto con interesse la diatriba che si snoda attraverso i secoli. Gli apporti dotti di taluni, cautelativi d’altri e discriminatori di certuni… mi hanno fatto come sempre molto riflettere.

    Concordo nell’asserire che in questo v’è la differenza raziocinante della diversità di pensiero di ogni essere senziente. E fortunatamente è così… per essere arricchente, variata, priva di inibizioni.

    Diversi i colori dei capelli, degli occhi, della costituzione fisica… come diversi nell’intellettualità e nei concetti che a volte ci avvicinano gli uni agli altri ed a volte ci distanziano… anche in maniera accurata e sconcertante.

    Ma so che Lorenzo cerca proprio questo tipo confronto (incita al raffronto di chi legge), questo porsi senza veli nel estrapolare dal nostro più profondo IO il vero sentire, l’essenza dunque che ci distingue e contraddistingue in questo cammino senza inizio e senza fine.
    Non ho mai giocato ruoli di effimera consistenza… ho sempre cercato una sincera condivisione a volte anche difficile da penetrare, a chi è assuefatto da canoni di giudizio valorizzante unicamente da concetti sociali.

    Non ho avuto la fortuna di alcuni… di voi di potermi chinare sullo studio di dottrine scolastiche onde approfondire tematiche specifiche e progredire a livello formativo.

    Sono unicamente una profana, mi definisco ignorante, per questo nutro un profondo senso di curiosità che mi porta a scoprire (riscoprire) tutto ciò che non ho[forse purtroppo]avuto modo di studiare su libri anni or sono. Come Descartes, ho preferito l’esperienza della “carne”… il sentire sulla mia pelle e metterci il naso, come puerilmente mi piace sostenere!

    Ho vissuto intensamente esperienze in ogni angolo di questo pianeta, durante la mia precedente attività professionale e durante innumerevoli viaggi fatti col sacco sulle spalle.
    Per questo mi definisco una Cittadina del Mondo, ma chi mi “veramente mi conosce” sa perfettamente a cosa faccio allusione!
    Certo, sono riduttiva, molto spartana, priva dunque di quei concetti filosofici dotti e ricercati nell’espressione. (E sicuramente nelle mie esposizioni ci sono molti errori sintattici e grammaticali… chiedo scusa specialmente a Carmen… non abbinatene a male!)

    Sono quindi stata confrontata con molti credi religiosi, con usi e costumi tribali, con filosofie orientali e con saggezze nord americane, con pratiche magiche e taumaturghe…

    Mi hanno arricchito, plasmando la mia Mente/Anima e permettendomi di valorizzare la mia esistenza… ogni secondo della stessa… nella quale ricerco l’Essenza del mio Essere… le Tracce della mia Anima…

    Ma non vi voglio annoiare con aneddoti carpiti a Sulawesi o a Iquitos, non voglio rivelarvi gli ingredienti della pozione di Jagúl (chi ha letto Nebbie già lo ha conosciuto attraverso le mie parole) o talune pratiche sensuali nel tempio della Geisha a Nara…

    Al risveglio, questa mattina l’immagine di Petra mi ha “aperto” al sogno della scorsa notte, ho cercato la presentazione in powerpoint (sapevo d’avere quella precisa immagine da qualche parte nei file salvati!) per condividerla con una persona speciale…

    Intuitivamente è ritornata anche l’esperienza reale (che mi porta ora [finalmente] a scrivere nella Domus, avuta nel deserto ai bordi della città di Abu Dhabi negli Emirati.

    Grazie alla dedizione di un amico mussulmano, ho avuto modo di “scoprire” il Corano: testo Sacro dei Mussulmani.

    Ammetto che come cristiana inizialmente avevo nutrito grande pregiudizio, ancora più marcato dopo i primi voli su Jeddah o Rihad. Potrei dilungarmi in enumerazioni vaste e forbite di scene degne d’un carnevale… partendo da un semplice Chador e solvente per unghie!

    Purtroppo conosco poche parole in Arabo… e quindi travisamenti semantici sono il problema che sorge nel tradurre un qualsiasi testo in altro idioma. Hassan lo aveva enfatizzato, titubante, e non sicuro che ad una “donna” cristiana potessero interessare Maometto e l’Arcangelo Gabriele.
    Questo mio amico emiro (conosciuto nella scuderia del Jebel Ali mentre incavolata cercavo di ricevere il Purosangue più bello… ignara delle conseguenze…) cercò di chiarire i concetti fondamentali, senza andare troppo nel dettaglio.
    Ciò che mi colpì allora e mi resta una spina nel cuore oggi, è veridicità del contenuto (oso profanamente definirlo molto simile alle Sacre Scritture cristiane). Hassan mi aveva portato degli esempi espliciti che permettevano un confronto con entrambi i testi sacri… e non solo!
    Hassan (forse dovrei specificare che lui aveva studiato filosofia ad Havard), ricordo mi aveva parlato anche del Talmud… e di come cristiani ed ebrei avessero cercato di manomettere le lo stesso testo sacro (Corano) per ragioni di egemonia…

    Anche il Corano è una sorta di “guida” (come pure lo sono i sacri testi dei cristiani e degli ebrei).

    Come ogni religione dogmatica, cade nelle aberrazioni legate non tanto al contenuto degli scritti ma bensì all’interpretazione (a volte esasperante e “idiosincratica” che porta al fanatismo) degli esseri senzienti.

    Lo so Lorenzo, tu vuoi parlare della visione della donna nell’Antico Testamento…

    Io ho divagato, portando una mia esperienza personale, vissuta seduta sotto una tenda accovacciata tra cuscini, bevendo un tè di menta… mentre mi lasciavo incantare dalle parole di un figlio d’emiro proprietario di bellissimi stalloni…
    Ma grazie ad Hassan ho avuto modo di conoscere meglio questo mondo nel quale ogni donna può sentirsi una Sherazad.
    Condivido pienamente le parole di Tiberias… nel definire lo sguardo di quella donna a Londra, ricolmo di assoluta beatitudine con lo sguardo amoroso incantato dalla presenza del suo uomo…
    Ho avuto modo di condividere diversi momenti di intimità con donne degli Emirati Arabi… (sempre grazie ad Hassan) vi assicuro che tra le loro mura domestiche nulla le contraddistingue da noi! Tutto è in quello scrigno lecito… e tutto è dato al loro consorte, condiviso in un perfetto connubio di consenziente ammirazione ed amore profondo!

    Che forse loro, i mussulmani, sono dissimili da noi? Cosa rende queste donne più “dischiuse e indulgenti” (ma certamente non succubi)? Ma cos’è che allora diversifica la possibilità della bigamia a quella della monogamia? Non andiamo forse a toccare con veemenza anche queste corde, parlando di eros, di sacralità di carnalità?! Eppure la legge del Corano prevede ogni cosa con assoluto criterio indissolubile dalla parola stessa di Maometto… ma la Bibbia dispone di un altro pentagramma…
    Ha certamente ragione Lorenzo… nulla è dato al caso, nelle Sacre Scritture dei cristiani come nel Talmud degli ebrei o piuttosto nel Corano dei mussulmani…
    Tutto si accomuna. Si amalgama. Si arricchisce.
    Pur differenziando costumi che, come questo or ora citato, mette un punto di domanda alla promiscuità (intesa come poligamia)?!
    Con ciò non voglio essere però fraintesa, Genesi nell’Antico Testamento, Corano e Talmud… ad ogni essere senziente sia data la possibilità di scegliere…
    Ed io mi astengo dal giudicare! (anche se il Cantico dei Cantici è nettamente più godibile dell’Apocalisse).

    Ma mi chiedo se non è forse la nostra stoltezza ed orgoglio di umani (assolutisti ed egocentrici) ad impedirci di plasmare la nostra vita di quegli insegnamenti imperativi… che sapranno, un giorno, portarci Oltre?!
    E lo ripeto. Perseverando, dunque. Non è la Meta, bensì il sentiero che ci permette di progredire nel cammino della vera conoscenza.
    Abbiate anche voi pazienza…
    Lorenzo ne ha tanta…. 😉
    Serenità :-)claudine

  30. anonimo ha detto:

    Con la fretta…
    mi sono dimenticata di accennare ad un libro estremamente interessante… (che tratta unicamente di teologia)
    “Le Fonti Storiche buddiste, islamiche, sanscrite e apocrife” di Fida M.Hassnain – Edizioni Amrita
    Vi permetterà di andare veramente a fondo… lo sapete, anch’io detesto chi vuole ad ogni costo l’egemonia e non è unicamente da imputare alle religioni monoteiste…
    Chissà… magari potrebbe essere anche un interessante futuro tema di dialogo nella Domus!
    Serenità :-)claudine

  31. CristinaKhay ha detto:

    @Lorenzo:

    accetto il tuo punto di vista, che onora la tua logicità e che tanto mi ha insegnato in questi anni di scambi intellettivi. Sei sempre stato un perno importante del mio riflettere culturale, etico ed emotivo, perchè affronti le tematiche da angolazioni singolari, volutamente provocatorie ma proprio per questo illuminanti. Cerchi di fare luce e la fai.
    Allo stesso modo però considera che ci possono essere percorsi che in alcuni momenti si fanno insieme ma poi diventano diversi, e non tutti prevedono gli stessi passi. Dipende proprio da quella famosa conoscenza che tanto invochi e che tutti raggiungiamo un pò alla volta percorrendo diverse strade. E quando troviamo qualcosa si prova una grande soddisfazione interiore e ciò dona un ulteriore stimolo alla ricerca.

    Per qualsiasi persona un concetto diviene reale nel momento della comprensione, della conoscenza. Entra nella sua vita, in quello stesso momento. Prima non c’era, ora c’è. Magari è sempre stato lì, dall’inizio, ma ha atteso silenziosamente il momento d’essere riconosciuto. E’ come per le scoperte della scienza. Scoprono cose che ci sono già, non inventano niente. Casomai provano assemblaggi di vario tipo… ma anche la natura, con lunghissimi tempi, fa altrettanto 🙂 Cosa ti voglio dire con questo?
    Di non aver paura del diverso, del nuovo, di quello che non rientra in parametri riconosciuti. E’ tutto naturale. E’ difficile concepire una cosa come sentirsi a destinazione (Casa) e allo stesso tempo essere in cammino, vero? E come faccio a spiegartelo? Quali parole posso usare per farti entrare in questo stato? Non ci puoi arrivare col ragionamento, perchè è una percezione. Non segue un percorso lineare. Posso solo dirti che è possibile, posso dirti cosa provo in quei momenti, ammesso che tu ti permetta di credermi. Ma la verità è che devi esperirlo personalmente, non c’è altra maniera, è una cosa tra sè e sè. E ti assicuro che quando lo farai, ben poco ti importerà di essere bollato come quello che va fuori dalle righe… ma cercherai anzi di condividere il più possibile questa tua gioia, che è di tutti e per tutti 🙂 Umiltà non è negare il proprio sentire se non è condiviso dai più…
    Non è spegnere o offuscare la propria luce nel timore di attirare l’attenzione o di mettere a disagio…
    Umiltà è sentire che ciò che hai di più bello è per tutti, e tutti hanno la tua stessa possibilità di ottenerlo. Non ti senti migliore. Ti senti in Unione. E’ un lavoro di staff, ognuno apporta quello che sa, quando lo sa. Tutti si contribuisce a ricordare Casa, ognuno secondo le sue inclinazioni e peculiarità.

    So che stai sorridendo… E so che qualcosa risuona dentro di te e dentro chi sta leggendo queste righe… a chi si permette di sentirlo… Perchè tutti noi in fondo sappiamo…CHI SIAMO…

    Torno a dirti che il mio intervento non esula dalla tua discussione…

    Un abbraccio, tutto ciò che fai aiuta il mondo ad essere migliore, qualsiasi cosa tu creda… e ciò mi rende immensamente felice 🙂

    Ciao
    Cri

    “E la donna ritrova il suo antico splendore.
    Ridiventa la generatrice dell’uomo e dell’amore.”

  32. Tiberias ha detto:

    È una discussione arricchente, nel senso che obbliga a rivedere e ripensare certe posizioni “ereditate” chissà come e poi trascinate con sé quasi fossero dogmi intoccabili. La cosa che mi stupisce maggiormente è la constatazione di quante affinità si scoprono fra le grandi religioni (o le grandi civiltà). E restando nel nostro campo citerei per prima cosa l’idea della Genesi, presente nella religione egizia da tempi remoti, precedenti di gran lunga la Bibbia (dall’idea del Dio “increato” a quella della separazione degli elementi, giù giù fino al “Caino ed Abele”); inoltre, sempre per fare un esempio, l’episodio del diluvio si riscontra nella civiltà babilonese (Gilgamesh). La stessa cosa si trova nella poesia amorosa, basti citare alcuni versi da testi egizi:
    “Fiori di mekhmekh! Voi placate il cuore. Farò per te ciò che esso desidera, stando fra le tue braccia. Vorrei un balsamo per i miei occhi, perché il vederti è viva luce. Mi annido al tuo fianco, perché vedo che mi ami, e sei l’uomo che io più bramo. Com’è bella la mia ora! Potesse un’ora diventare l’eternità, quando dormo con te…”
    “La mia bella è un bocciuolo di loto; il suo seno porta mele d’amore…”
    “Parla il melograno: I miei chicchi sono simili ai denti di lei; i miei frutti sono come i suoi seni. Io sono l’albero migliore del giardino, presente in ogni stagione, perché l’amato e l’amata possano sdraiarsi sotto di me…”
    Sarebbe bello continuare, ma voglio solo dire che è impossibile non pensare al Cantico dei Cantici, venuto dopo. Tutto diverso, perché quest’ultimo va letto come allegoria dell’alleanza tra Dio (lo Sposo) e Sion, o Israele (la Sposa). Però mi chiedo: tra tutte le allegorie possibili (il fiume e il mare, tanto per dirne una) come mai vien scelta quella amorosa? Non credo che il Cantico sia un fiore nel deserto, ma bensì il sintomo di un modo di considerare l’amore tipico di tutta l’area medio-orientale: un misto di tenerezza e di erotismo in fondo sconosciuto alla civiltà occidentale (Greci e romani compresi) che ha sempre evidenziato, in modo più o meno tangibile, l’uno o l’altro aspetto (forse solo il Tasso, nella “Morte di Clorinda”, canto XII della Gerusalemme liberata si avvicina a questa sintesi). Tutto ciò mi fa dire che forse dovremmo ripensare la posizione della donna nell’antichità, o perlomeno porre dei chiari distinguo. Ma quando penso alla meraviglia dei greci nel venire a conoscenza della posizione della donna nell’Egitto (uguaglianza giuridica e relativa libertà) o alla funzione esercitata da tante mogli di Faraoni o madri di Faraoni-bambini, allora mi chiedo, quasi col capogiro: ma che cosa è cambiato in 5000 anni? dove sta il “progresso”? Mi si chiederà: ma come la mettiamo con la “maledizione” della donna da cui si è partiti?. Mi ha fatto riflettere una frase di Carmen, in cui afferma che il dominio dell’uomo è da vedere come sanzione del disordine, non dell’ordine divino. È vero, ma io aggiungerei che la maledizione colpisce anche l’uomo, anzi: se la donna partorirà con dolore (ma almeno sarà creatrice), l’uomo, oltre a mangiare il pane col sudore,… morirà (“in polvere ritornerai”). È evidente che qui si gioca sull’interpretazione, ma sta proprio in questo il nocciolo del problema: l’INTERPRETAZIONE, che quando cade in mano agli integralisti (di qualsiasi colore) fa solo danni, e che danni! È questa la vera piaga, del passato e del presente e mi ha fatto invece piacere vedere nella nostra discussione una grande apertura. E allora concluderò invitando a far nostro quello che scrive Claudine: quando si conosce il mondo e ci si è avvicinati con interesse alle varie religioni ricercandone la vera essenza, non ci si può che sentire fratelli e sorelle. Un cordiale saluto, Tiberias.

  33. DomusLaurentii ha detto:

    @Claudine…

    Quello che affermi è sicuramente vero…
    Ma una cosa riesco con difficoltà a comprendere, in questo rapporto amoroso orientale che tu descrivi con profonda cognizione..
    Questa consapevole e accettata consapevolezza dei ruoli, e della sottomissione..
    In quel racconto di Tiberias c’è qualcosa che a me non piace, quel distacco ufficiale che l’uomo vuole mantenere e quel sorriso nell’umiliazione di essere restata in piedi della donna.
    Sicuramente nel rapporto uomo e donna, specialmente nella sessualità c’è il susseguirsi di aspetti che fanno parte alla storia psicologica e fisiologica dell’uomo e della donna…
    C’è nel rapporto sessuale un attore attivo e un attore passivo, per natura, intendendo attivo colui che penetra, e passivo colui che è penetrato…
    Non parlo qui, di aspetti psicologici, e dinamici, ma solo riferita a chi fa azione e chi riceve azione…
    Ma da qui e dire che in quest’atto c’è la glorificazione dei ruoli ce ne vuole..
    Se nell’intimità della casa, la donna assume un ruolo più dignitoso, o anche di matriarca, va bene..ma secondo me non basta.
    È la storia dei costumi che ha determinato ciò, perché il rispetto reciproco al di la della meccanica del rapporto amoroso e sessuale… è fondamentale…
    Quando i libri sacri sia ebraici, sia cristiani, sia musulmani, dichiarano il potere dell’uomo sulla donna, c’è qualcosa che non funziona…
    Anche perché Cristo, poi, che tutto si potrà dire, ma mai che sia stato maschilista, ha cercato di infondere l’amore nel prossimo oltre il tutto.
    Non è questione di monogamia o poligamia, di fedeltà o infedeltà…ma solo di sostanza…
    Ciò che è permesso all’uomo, deve essere permesso per ovvie ragioni alla donna…
    Questa discriminazione “religiosa” è molto sospetta.

    Nel cantico dei cantici, al di là delle varie traduzioni del testo a noi arrivate, conta invece il ruolo femminile, nel proprio lato vero e giusto.

  34. DomusLaurentii ha detto:

    @Cristina
    Nulla da temere dal diverso…ognuno di noi ha il suo metodo di analisi e di sintesi….
    Io parto dal presupposto che il pensiero deve avere il suo ruolo importante, che non sempre può essere razionalità…ma sicuramente elaborazione del problema e delle soluzioni relative…
    Se nel diverso c’è una sorta di “fede” in qualcosa che mi affascina, ma non ne leggo i contorni, posso averne senso di poca praticità.
    Il sensoriale, come la percezione, sono aspetti importanti, che spesso insieme alla creatività ci permettono di elaborare teoremi e dimostrazioni, ma lo sviluppo della capascità cognitiva resta importante.
    Il conoscere quello che è stato, per conoscere quello che ancora non si conosce è un lungo e tormentato viaggio.
    Non sono tanto egocentrico da stabilire che ciò che io faccio è la Verità, ma credo che sia importante prima di tutti credere in quello che si fa..
    Se è vero poi il tutto ci si ritrova alla fine, oltre il confine.
    È l’alchimia dei nostri strumenti disponibili, dei quali ritengo il pensiero, fondamentale…che permette l’avanzamento…tale si ritrova nei filosofi che ci hanno preceduto…nei poeti e nei pensatori…
    Non c’è solo “nous” Cristina….ma sempre quella miscela esplosiva racchiusa nel traingolo, fatto anche di “psiche” e di “eros”

  35. DomusLaurentii ha detto:

    @Tiberias

    È vero che nella storia antica molti sono gli esempi della donna libera quanto l’uomo, ma anche vero che la religione ha portato alla ghettizzazione della donna.
    Quindi non posso che tornare alla Bibbia, dove tutto è intriso di senso di superiorità dell’uomo sulla donna.
    Il cantico dei cantici, è un eccezione che conferma la regola.
    È vero che potrebbe essere una grande metafora, di Israele, e di Dio..
    Ma io non voglio leggerci la metafora in questo meraviglioso canto.
    Tra l’ altro molto manipolato nelle traduzioni per poter far avvalere questa tesi.
    Per me, come anche afferma Mons. Ravasi, anche se lui, lo fa con molta delicatezza, resta un canto di donna.
    Di donna che afferma la propria femminilità senza condizionamenti.
    È questa la bellezza.
    Se infatti la leggessi nella maniera canonica, perderebbe dell’energia intensa che le appartiene

  36. DomusLaurentii ha detto:

    una delle cose aberranti della Bibbia, nei confronti della donna…è lo stupro legalizzato..
    ovvero LO STUPRO CON IL PERMESSO DI DIO
    ecco cinque casi molto significativi..

    1° caso: IL MATRIMONIO RIPARATORE DELLO STUPRO ( Deuteronomio 22, 28)
    (la donna due volte sopraffatta)

    «Se un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, l’afferra e pecca con lei * e sono colti in flagrante, l’uomo che ha peccato con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d’argento; essa sarà sua moglie, per il fatto che egli l’ha disonorata, e non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita.»

    * “e presala la disonora” Nella Bibbia Martini, 1778
    * “la prende per forza” Nella Bibbia E. Paoline, 1969

    ________________________________________

    2° caso: LO STUPRO IN FAMIGLIA (Samuele 13,11)
    (il maschio primogenito va sempre difeso)

    «mentre [Tamara] gliele dava da mangiare [le frittelle], egli la afferrò e le disse: “Vieni, unisciti a me, sorella mia”. Essa gli rispose: “No, fratello mio, non farmi violenza…
    Ma egli non volle ascoltarla: fu più forte di lei e la violentò unendosi a lei…
    Assalonne suo fratello le disse: “Forse Amnòn tuo fratello è stato con te? Per ora taci, sorella mia; è tuo fratello; non disperarti per questa cosa”…
    Il re Davide [l’unto del Signore] seppe tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma non volle urtare il figlio Amnòn, perché aveva per lui molto affetto; era infatti il suo primogenito.»

    ________________________________________

    3° caso: LO STUPRO ORDINATO DA DIO (Deuteronomio 28, 28)
    (donna violentata per divina volontà)

    «Il Signore ti colpirà di delirio, di cecità e di pazzia,… Ti fidanzerai con una donna, un altro la praticherà *; costruirai una casa, ma non vi abiterai; pianterai una vigna e non ne potrai cogliere i primi frutti.»

    * “prenderai moglie, e un altro te la terrà” Nella Bibbia Martini, 1778
    * “quando prendi moglie, un altro giaccia con lei” Nella Bibbia E. Paoline, 1969

    4° caso: L’INDIFFERENZA VERSO LO STUPRO (Giudici 19, 25)

    «Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da loro *. Essi la presero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare allo spuntar dell’alba…»

    * “e l’abbandonò a’ loro scherni” Nella Bibbia Martini, 1778
    * “menò fuori la sua donna, e l’abbandonò ai loro oltraggi” Nella Bibbia E. Paoline, 1969

    NB Per questo brano, in particolare, è necessario leggere l’intero capitolo (quantomeno dal versetto 15)
    per inquadrare lo stupro, il comportamento del levita (sacerdote) e gli avvenimenti successivi.

    ________________________________________

    5° caso: IL DOPPIO STUPRO: DAGLI UOMINI E DA DIO (Ezechiele 23, 10)

    «Essi scoprirono la sua nudità, presero i suoi figli e le sue figlie e la uccisero di spada.
    Divenne così come un monito fra le donne, per la condanna esemplare che essi
    avevano eseguita su di lei.»

  37. TerribileStella ha detto:

    Introdursi al commento 37 non rende facile esprimere qualcosa di costruito con voi.
    Mi viene in mente “il codice da vinci” pur essendo un romanzo spesso mette in evidenza le stesse contrapposizioni che la storia cristiana porta con se da secoli.
    La donne come mezzo di pace, la donna come mezzo di piacere, ma il piacere è peccato, quindi la donna è anche mezzo di peccato, la donna come madre di vita, la donna come umile serva, la donna la donna la donna… quanto potere hanno tolto, dato, rinfacciato e riconosciuto nel corso dei secoli….
    Di certo per mezzo di una maleinterpretazione, la donna per migliaia di anni, ha pagato il solo fatto d’esser DONNA!
    A presto

  38. Aleteia ha detto:

    vengo da un post di qualche giorno fa dove le donne (era riferito in particolare alle donne anta di spettacolo) sono chiamate “zoccole” perchè hanno l’ardire di esporre nudità e vestiti succinti…. le prime ad esprimersi in tal senso sono state le stesse
    donne(?) commentatrici… dico questo perchè ciò che ho letto da te, caro Lorenzo(e ti mando un caro saluto e ti rinnovo il mio abbraccio) è così inconcilibialmente diverso da ciò che ho letto lì che mi porta, amaramente, a dire: quanto è lunga l’ombra di questo retaggio storico nei confronti della figura femminile?
    in fondo è lo stesso dualismo che tu rilevi nel passaggio bibilico che hai riportato e nel cantico dei cantici.
    per difendere il mio punto altro di visione sono stata insultata e lapidata (per fortuna solo virtualmente!)

    vorrei poter riflettere sulla tua domanda per poter fare un intervento successivo più analitico….
    Margot

  39. fayum ha detto:

    Visto che si parla di donne in questo post e tenuto conto del fatto che si parla di secoli di dominio e prevaricazioni dei maschi sulle femmine, dovuti ovviamente a ragioni storico-sociali-religiose delle quali credo siamo tutti ormai a conoscenza..io penso che in realtà tutto poi abbia potuto prendere forme di degenerazione maggiore proprio perché non esiste una vera solidarietà fra donne ma anzi una sfida continua che porta a diminuire ancora di piu’ il potere verso gli uomini.
    Ecco rilevo nei nostri interventi e parlo di quelli femminili una specie di tutte contro tutte…cosa importa se qualcuna ha fatto suo il pensiero di altri, una ricerca è stata comunque attuata per offrire punti di riflessione, cosa importa recriminare su chi ha detto e fatto cosa…è vero si dovrebbe esprime il proprio pensiero nudo e scevro da qualsiasi altra influenza ma è possibile che chi lo espone anche se scritto da altri lo sposi e lo abbracci sino a sentirlo totalmente suo.
    Cerchiamo di intervenire senza volere a tutti i costi essere l’una meglio dell’altra, ognuna è diversa ed originale, lasciamo tutte le contestazioni a chi già contesta in modo esacerbato le donne e cerchiamo almeno fra noi di deporre le armi.

    Radiosa giornata a tutti :-)Arsinoe

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