Generosità e altruismo sono sentimenti innati nella specie umana?

Alcuni giorni fa, il Corriere della Sera, nella pagina Cultura, pubblicava un articolo del Prof. Umberto Veronesi, dal titolo suggestivo: Predestinati alla bontà, dai nostri geni – Generosità e altruismo sono sentimenti innati nella specie umana
 
Ho trovato questo articolo molto interessante e provocatorio per la nostra attuale “filosofia sull’edonismo e sul comportamento dell’essere umano”, per la maniera in cui sviluppa la questione sulla base di ricerche ed ipotesi suggestive rispetto all’ortodossia laica,  ma forse questa teoria, per noi tutti, potrà risultare più gradita.
 
Non mi sento destabilizzato intellettualmente davanti a questo teorema filosofico/scientifico, ma  razionalmente coinvolto per la mia attuale ricerca sulle radici preistoriche della cultura sociale dell’ “homo”, in particolar modo sui comportamenti sociali e religiosi (Dea Madre, matriarcato, mutualità sociale…ecc).
Ma non posso negare che, intriso di una cultura umanistica critica, anche se basata sull’illusione dell’ottimismo, mi trovo davanti ad un bel dilemma.
 
·         Avrà ragione Plauto quando si esprime con l’espressione a noi nota “Homo homini lupus” (letteralmente "l’uomo è un lupo per l’uomo"), pensiero ripreso poi nel XVI secolo dal filosofo inglese Thomas Hobbes, per il quale “la natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell’uomo sono soltanto l’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione” (affermando  semplicemente l’impossibilità che l’uomo possa sentirsi spinto verso il suo simile in virtù di un amore naturale)…e tutto il pensiero conseguente dove viene riconosciuta una caratteristica per cui l’uomo si trovi in continua conflittualità nel sistema “uomo”.?
 
·         avrà ragione il prof. Veronesi nel suo interessante articolo?
 
Il prof. Veronesi prendendo spunto da numerosi ricercatori e studiosi sviluppa una teoria completamente opposta, facendo le seguenti considerazioni.
“L’uomo per sua natura è sempre sta­to animato da un senso di genero­sità e di altruismo. Se gettiamo uno sguardo alle nostre origini, scopriamo che nel processo evolutivo degli es­seri viventi la selezione della specie umana ha rappresentato un elemento di rottura. Quando le condizioni non erano idonee alla vita, so­prattutto alla vita dei più deboli, delle donne e dei bambini, l’uomo le ha trasformate: il fuo­co, i ricoveri, le semine per fare scorta di cibo sono state altrettante sfide che l’uomo primiti­vo ha lanciato alla pura e semplice selezione naturale. Ad animarlo in queste lotte era un senso anche di altruismo verso il prossimo più debole e inerme, la capacità di distinguere ciò che era giusto e ciò che non lo era. “
 
E a supporto di questa sua considerazione prende a riferimento vari ricercatori, e scrive che…
 “secondo l’antropologo Donald E. Brown, dell’Università della California, alcune dispo­sizioni d’animo, cioè quella che noi chiamia­mo bontà, generosità ecc…hanno sempre albergato nel cuore dell’uo­mo, anche quello delle caverne. Che era fon­damentalmente un animo buono e pacifico. “
……
 “Il filosofo Jean-Jacques Rousseau ci ricorda che la guerra è un concetto che non concerne direttamente il rapporto degli uomini tra di lo­ro. Tra semplici uomini non c’è guerra, ma so­lo contrasto.”
 
 Poi il prof. Veronesi sviluppa il suo articolo affermando che:
“Da alcuni decenni, soprattutto dopo la sco­perta del Dna, la scienza della moderna geneti­ca molecolare e l’antropologia delle più avan­zate teorie evoluzionistiche cercano di dare una risposta ad alcune domande fondamenta­li: dove nasce il nostro senso della bontà? per­ché siamo buoni? e come sappiamo discerne­re ciò che è bene da ciò che è male? Sono do­mande a cui anche l’etica, la filosofia, la religio­ne hanno cercato di dare risposte, spesso par­ziali, spesso fideistiche. ..
…….
Gregory Berns, professore di psichiatria alla Emory University di Atlanta,.. ha scoperto che quando le persone mettono in atto comporta­menti altruistici nel loro cervello aumenta il flusso di sangue proprio nelle aree che vengo­no attivate dalla vista di cose piacevoli,…
…….
Carlo Matessi, dirigente di ricerca dell’Istitu­to di genetica molecolare del Cnr di Pavia, dà una spiegazione biologica, che si basa sull’evo­luzione della specie: l’altruismo dell’uomo at­tuale sarebbe ancora quello che ha sviluppato l’Homo sapiens sapiens o qualcuno dei suoi discendenti dell’epoca del Paleolitico. Un altru­ismo innato e un’esigenza altrettanto primor­diale di giustizia…
…..
Ha una tesi non dissimile Steven Pinker, professore di psicologia dell’Università di Harvard e afferma..: «Il sen­so morale non deriva dalla religione che ci viene inculcata; i principi morali che ciascu­no sente di rispettare sono pre-programmati nel nostro cervello fin dalla nascita e hanno basi neurobiologiche»…
 
Idee condivise da molti atri studiosi contemporanei e, come ribadisce nell’articolo, lo stesso prof. Veronesi ha sempre creduto, e ..
cioè che alcuni principi morali sono univer­sali, scavalcano le barriere geografiche e cultu­rali e religiose.”
 
Ribadendo di seguito:
“Le risposte sono pressoché univoche, indipendentemente dal­la fede religiosa o meno degli intervistati, dal loro grado di cultura e dallo stato economico, dall’età e dal sesso. A dimostrazione, come so­stiene Hauser, che alla guida dei nostri giudi­zi morali c’è una grammatica morale univer­sale, una facoltà della mente che si è evoluta per milioni di anni fino a includere un insie­me di principi che tutti ritengono giusto ri­spettare. Esiste insomma un sesto senso, quello della morale, un organo complesso con precise basi neurologiche che può essere attivato e disattivato al pari di un interrutto­re.”
 
E conclude con un speranza/certezza:
“È vero che il gene della bontà non è stato ancora scoperto, ma il senso del bene e dell’al­truismo è iscritto nei nostri geni.”
Mi sembra tutto ciò argomento di profonda riflessione, forse fino alla scoperta del gene rimarrà soltanto una discussione di opinioni, ma certo è che, al di là della verità, il pensare di essere più buoni di quanto creduto, ci faccia estremamente piacere.
 
Quale è la vostra opinione in proposito? parliamone!!!
 
In un periodo vacanziero, dove l’effimero regna spesso accanto la bisogno di non pensare, mi sembra invece una occasione per rifletterci e discuterci sopra.
Se non durante le vacanze, facciamolo almeno al ritorno, riprendendoci quella bella voglia di confrontarci liberamente.
Buone vacanze a tutte/i…
  
[articolo pubblicato il 20 luglio scorso su Corriere della Sera, che si può consultare integralmente tramite il seguente link:
 

(Manet – Déjeuner sur l’erbe)

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si..sono Lorenzo, un pò angelo e un pò demone, curioso della vita e della morte, della mente e dello spirito, della donna ... della parola...del silenzio! Io, vagabondo senza quiete, in cerca delle tra
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17 risposte a Generosità e altruismo sono sentimenti innati nella specie umana?

  1. Stefy71 ha detto:

    Il mio intervento forse è fuori luogo. Non condivido nulla di ciò che viene riportato dalla scienza, dalla religione su questo argomento.
    “Generosità e altruismo sono sentimenti innati nella specie umana”.
    Mi verrebbe da chiedermi se le tante notizie che sentiamo al telegiornale o leggiamo sui giornali siano vere allora.
    Io personalmente vedo attorno a me solo indifferenza verso l’altro.
    Qualche mese fa rimasi meravigliata dalla notizia di un uomo che sentendosi male era caduto per le scale di un condominio, riportando ferite, sangue a terra e lui privo di coscienza. Ebbene la gente per salire o scendere lo aveva “scavalcato”.
    No dico. Mi chiedo come siano i geni di quelle persone.
    Rimango sconcertata quando mi alzo su autobus per cedere il posto ad un anziano e mi sento ringraziare come se il mio gesto fosse “inusuale”.
    Sono rimasta sconcertata ieri quando rientrando a casa, ho tenuto aperto il portone ad una signora anziana che avanzava lentamente. Ebbene questa signora mi ha ringraziata per non aver chiuso il portone.
    Ho sorriso dicendo “Addirittura, questo non lo farei mai”.
    E lei mi ha risposto: “Perchè lei è una persona gentile ed è difficiel trovare persone gentili oggi”.
    Non so. A volte credo di vivere in un mondo che non mi appartiene e più passa il tempo più sale la rabbia per questa società individualista e superficiale. Gli altri siamo noi, ricordiamocelo.
    Non è questione di geni ma di valori ed educazione impartita fin da quando si è piccoli.
    Io posso solo dire grazie ai miei genitori per l’educazione che mi hanno dato, per il rispetto che ho visto dare prima da loro verso gli altri, per l’umiltà che ho assorbito.
    Non ho bisogno di ricerche scientifiche. Ho occhi per vedere e questo mi basta.
    Come sempre interessantissime le tue riflessioni. Grazie.

  2. Stefy71 ha detto:

    Era tanta la foga di scrivere che digitando velocemente ho fatto un pò di errori. Sorry.

  3. Honissima ha detto:

    Mi è piaciuto quello che ho letto su quest’argomento. Non avevo mai considerato la facccenda da questo punto di vista. E’ un eccellente spunto di riflessione. Certo come dice Stefy guardandosi intorno ci sarebbe solo da contestare queste teorie.Vero è anche che in nessuna altra specie c’è tanta malvagità e violenza verso l’altro quanto nella specie umana. Ho, tuttavia, riflettuto sul fatto che in tutte le religioni esistono dei principi etici e morali trasversali. Questo mi fa pensare che nel tempo e nello spazio c’è una linea che unisce tutti. Questod eve voler dire qualcosa. Forse è solo una dichiarazione di intenti. Chissà. E’ vero che è molto importante quello che ci insegnano i genitori, ma a volte come diceva De André ‘dal letame nascono i fiori dai diamanti non nasce niente’. Ovvero capita che pur essendo cresciuti da genitori attenti e di sani prinicpi ci ritroviamo al cospetto di veri mostri, come capita invece anche che proprio dal degrado nascano bellissimi fiori. Non so. Poichè mi piace l’idea che esista un gene del bene e che possa essere potenziato, con qualche magica alchimia, mi lascio una porta aperta e aspetto di capire meglio. Buone vacanze.

  4. anonimo ha detto:

    Certo questo argomento induce riflessioni e considerazioni che non possono essere espresse nel breve spazio di un commento.Trovo lodevole la ricerca del Veronesi che dice innati in noi generosità ed altruismo contrapposti all’egoismo ed all’edonismo che sembrano imperare in questo mondo.
    Penso che in noi umani(come per tutte le specie animali)siano prevalenti l’istinto di sopravvivenza e di riproduzione.Una volta soddisfatti si può cominciare a pensare alla morale.E qui viene il difficile,la lotta tra il bene ed il male presenti in ognuno di noi.

    Ho guardato le dèjeuner e mi chiedo : perchè gli uomini vestiti di tutto punto e le donne nude?
    E’ forse la rappresentazione-celebrazione dei due istinti primordiali ?

  5. harielle ha detto:

    Mi piacerebbe pensare che il male fosse una deviazione dalla “normalità“…sarebbe un sogno realizzato…
    Un caro saluto.

  6. ladyserephina ha detto:

    personalmente io credo che si nasca generosi e buoni, saranni i geni tanto decantati da veronesi, non so…
    ma poi con il tempo, vuoi la vita, vuoi la cattiveria delle persone, uno si inaridisce e i sentimenti cambiano, a prendere il sopravvento sono l’ egoismo e la cattiveria…
    e allora ti giro queste domande lorenzo, DOVE SONO I GENI DELLA BONTà E GENEROSITà? SI SONO RIMBAMBITI? UN GENE CAMBIA COME LA VITA CAMBIA NOI E GLI EVENTI? QUESTO IPOTETICO INTERRUTTORE S’INCEPPA?

    ti abbraccio a preso

    buon week end lorenzo

  7. Diaktoros ha detto:

    Discussione interessante.
    La fisiologia umana sa benissimo che il comportamento umano e le stesse funzionalità fisiche sono regolati dalla presenza di sostanze chimiche, come gli ormoni e alcune proteine, che ci rendono attivi, aggressivi oppure sereni e remissivi, frigidi o lussuriosi, pigri o volenterosi, allegri o depressi.
    Un buon equilibrio tra le componenti della propria struttura fisica consente all’uomo di affermarsi senza dover distruggere gli avversari e mantenendo rapporti gradevoli con gli altri esseri umani.
    Una società troppo competitiva e poco solidaristica come la nostra spinge a rafforzare le componenti aggressive, egoistiche e ciniche rispetto a quelle che inducono un comportamento sereno e meditativo.
    Naturalmente la presenza di ormoni e di altre sostanze che regolano la personalità è legata a fattori genetici, ma naturalmente in strutture complesse come l’uomo si va ben oltre un rapporto meccanicistico causa-effetto. Se violenza, ferocia e mancanza di scrupoli possono spalancare la via per il successo, le persone più intelligenti sanno che attraverso accordi e scambi si ottengono spesso risultati migliori e più duraturi che con azioni ostili e violente. Naturalmente la scelta della strada è legata sia alla struttura genetica dell’individuo, sia alla sua esperienza di vita e alla cultura in cui vive. Quindi abbiamo tutte le opzioni dentro di noi: siamo angeli e demoni, pacifici e bellicosi. Se un giorno sarà possibile modificare geneticamente l’uomo, forse diventeremo tutti razionali e intelligenti, onesti e altruisti, ma perderemo gran parte di quella forza che ha permesso all’uomo di combattere le avversità e soggiogare la natura; finiranno le guerre, ma forse anche la capacità umana di sopravvivere.

  8. piadellamura ha detto:

    io credo che noi tutti siamo angeli e che il bene ed il male non siano che due facce della stessa medaglia, imprescindibili l’uno dall’altra. Ci sono momenti in cui prevale il bene e lo riconosciamo perchè in contrapposizione al male o viceversa. Egoismo o solidarietà dipendono da quanto l’anima sia pronta ad intraprendere la propria evoluzione.

  9. PostIda ha detto:

    Torno dopo un periodo di assenza e…dico la mia:
    Da Aristotele alla Scolastica, al giusnaturalismo liberale moderno, fino alla teoria del costituzionalismo liberaldemocratico c’è stata l’idea di predisposizione genetica dell’essere umano alla morale ed alla convivenza civile, individuando nell’uomo una naturale tendenza alla socialità.
    La socialitas naturale di cui parla Veronesi, però, si distacca decisamente da quella che era alla base della filosofia politica di Aristotele, San Tommaso, Grozio o Locke. Infatti, per questi ultimi l’essere umano è spinto ad unirsi ai propri simili dalla ragione naturale della quale è fornito, e che gli consente di comprendere come la convivenza pacifica e regolata con gli altri sia preferibile al conflitto.
    Viceversa, in base alla teoria genetica riportata e condivisa da Veronesi, la tendenza all’aggregazione comunitaria, al rispetto e benevolenza per i propri simili, alla pace non deriva da una risoluzione razionale e cosciente, ma da un istinto involontario.
    Gli uomini, insomma, distinguono il bene dal male, l’altruismo dall’egoismo, la convivenza civile dal bellum omnium contra omnes, in quanto sono determinati da una forza esterna.
    Forza sicuramente razionale, ed identificabile nell’evoluzione della specie, ma rispetto alla quale gli individui non hanno nessuna parte attiva. Tutta l’elaborazione culturale e spirituale prodotta dal genere umano dalle sue origini fino ai giorni nostri non ha, in questa ottica, minimamente contribuito all’affermarsi dei princìpi etici, giuridici, politici alla base di un’organizzazione sociale sorretta dai diritti soggettivi.
    Se, infatti, l’universalità di alcuni criteri morali e la socialità umana sono il frutto di un processo razionale che si svolge nella mente degli individui umani e nella storia, ne deriva che quest’ultimo non si impone automaticamente ed in maniera irriflessa, ma attraverso un confronto dialettico con spinte di altra natura, anch’esse proprie della natura umana. Insomma, l’apertura naturale ad una ragione universalistica non esclude, ed anzi implica, che esista nell’umanità anche una speculare possibilità, o tendenza, a seguire spinte distruttive, egoistiche, violente, divisive.
    Peraltro, se la comprensione razionale si afferma, di per sé, attraverso un percorso ad ostacoli, anche il suo conseguimento non garantisce in quanto tale comportamenti conseguenti: individui e consorzi umani possono riconoscere princìpi, norme, istituzioni in teoria, ma calpestarli nella pratica, nella misura in cui sulla normatività della ragione prevalgano impulsi irrazionali.
    Ed è proprio in tal senso che l’ottimistica filosofia genetista di Veronesi mi lascia interdetta.
    Se gli uomini sono geneticamente ordinati al bene, alla convivenza, alla benevolenza, alla pace, allora come si spiega il “piccolo particolare” che in tutta la storia umana non soltanto il conflitto e la violenza, ma anche la gratuita crudeltà, siano stati costantemente protagonisti, pur dividendo il proscenio con le tendenze “aggreganti” e socializzanti?
    Come si spiegano i delitti, le forme di delinquenza, la schiavitù, le tirannie, le repressioni, le torture, i totalitarismi, e insomma l’onnipresente tendenza alla sopraffazione e alla mortificazione della vita, libertà e dignità umana in campo tanto pubblico quanto privato di cui la vicenda dell’umanità sembra ineluttabilmente intessuta?
    Veronesi tace al proposito, anche perché una teoria della bontà innata, istintuale ed involontaria della specie umana si scontra con l’innegabile esistenza della conflittualità e del male, senza poter dare ad essi una collocazione filosoficamente salda.
    Sarà che Veronesi ritenga che le eccezioni ai comportamenti etici e socializzanti siano dovute ad un guasto nel codice genetico umano e che esse si possano curare, magari con qualche intervento medico, in un’era in cui l’ingegneria genetica consente una manipolazione del patrimonio cromosomico individuale? Mi sconcerta il solo pensarlo, in ogni caso, la questione del conflitto e della violenza umana viene banalizzata.
    Non si può fare a meno di considerare che a storia della civiltà umana sia un processo enormemente complesso, in cui princìpi universalistici si affermano attraverso epocali lotte, nel corso di molti millenni, non incontrando mai un’adesione incontrastata.
    In una determinata fase della storia antica, fenomeni culturali grandiosi e convergenti in diverse civiltà (l’emergere di figure come Budda, Confucio, Zoroastro, Socrate, Platone, Aristotele, gli stoici, il Deutero-Isaia e altri profeti ebraici) manifestano già una tendenza alla comparsa di un universalismo filosofico ed etico. Ma si tratta, appunto, di fenomeni culturali, sorti in contrapposizione a tendenze in senso opposto fino ad allora prevalenti; e che, per di più, continuavano a convivere (con l’eccezione, non casuale, del profetismo ebraico) con l’accettazione della diseguaglianza tra popoli, ceti e caste e/o con quella della schiavitù.
    E’ soltanto con la comparsa del cristianesimo, in ideale completamento del richiamo profetico del Deutero-Isaia ad un “diritto” che sarà “luce dei popoli” e a una giustizia che “durerà per sempre” [Isaia, 51, 4 e 8], che irrompe nella storia umana un universalismo totale, fondato sul valore e sulla dignità assoluti di ogni essere umano senza alcuna eccezione. Quell’universalismo condensato nella lettera ai Galati di S. Paolo: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” [Galati, 3, 28].
    E sarà soltanto su tale base che prenderà forma, tra medioevo ed età contemporanea, un’etica universalistica in grado di fondare una concezione del diritto e della politica rigorosamente imperniata sui diritti fondamentali della persona.
    Ma è proprio qui che si annida, forse, la chiave principale per comprendere il senso dell’enfatico ottimismo universalistico di Veronesi. A ben guardare, infatti, il principale bersaglio della teoria etica “genetista” sembra essere proprio l’origine storicamente religiosa, e più specificamente ebraico-cristiana, dell’universalismo etico, politico e giuridico.
    Ciò si comprende fin dall’enunciazione che Veronesi fa della questione nell’articolo citato: “Perché siamo buoni? e come sappiamo discernere ciò che è bene da ciò che è male? Sono domande a cui anche l’etica, la filosofia e la religione hanno cercato di dare risposte, spesso parziali, spesso fideistiche”.
    Dove, naturalmente, è chiaro che le risposte “parziali” e “fideistiche” da lui additate sono principalmente quelle, appunto, di tipo religioso. Poco dopo, egli riporta la seguente frase di un tal Steven Pinker, psicologo dell’università di Harvard: “Il senso morale non deriva dalla religione che ci viene inculcata; i principi morali che ciascuno sente di rispettare sono pre-programmati nel nostro cervello fin dalla nascita e hanno basi neurobiologiche”. Infine, Veronesi confessa che già prima dell’esposizione di queste teorie scientifiche egli ha sempre, “seppur non sperimentalmente ma intuitivamente, […] creduto […] che alcuni principi morali sono universali, scavalcano le barriere geografiche e culturali e religiose”. Soprattutto, manco a dirlo, quelle religiose.
    Ecco allora cosa giace al fondo dell’idea di una morale “automaticamente” e istintivamente presente nell’uomo fin dal paleolitico, se non prima (addirittura nelle scimmie antropomorfe, a dire dei nostri luminari): il desiderio di disfarsi dell’ingombrante presenza del punto di vista religioso, altrimenti ineliminabile dal discorso sull’universalismo etico.
    La consueta aspirazione, insomma, a dimostrare la possibilità di fondare un’etica universale umana su basi totalmente secolarizzate, addebitando magari proprio alla religione la causa dei conflitti umani.
     

  10. CristinaKhay ha detto:

    Ciao Lorenzo 🙂
    Leggo con molto interesse questo tuo post e condivido appieno la tesi del prof. Veronesi. L’argomento è molto complesso e coinvolge vari settori di studio, che alla fine convergono… Ultimamente mi sto interessando della teoria dei campi morfogenetici e sono sicura che qualcosa del genere esiste anche per la coscienza umana, da qui forse viene quel senso del bene innato in ciascuno di noi…
    Le distorsioni che ci fanno deviare verso il male sono, appunto, distorsioni… e secondo la mia personale opinione, sono anche indotte ad arte…
    Un parallelo settore di studio è anche l’ipnosi-suggestione-fascinazione, che avviene per induzione altrui o autoinduzione nella nostra testa 24 ore su 24 da quando siamo nati… è il nostro naturale stato di veglia…
    Dobbiamo fare molta attenzione a queste cose, capire cosa sono…
    Nel mio blog trovi qualcosa, ho letto un libro e aperto una piccola discussione tra amici…
    Dobbiamo capire cosa è e come funziona la suggestione perchè ce ne propinano di tutti i modelli, indirizzandoci verso questo o quel comportamento…
    Vedi che gli argomenti alla fine convergono…
    Siamo punti focali di coscienza, altamente creativi e per mezzo del pensiero ci autoipnotizziamo o ipnotizziamo gli altri, costantemente…
    Quell’ “a me gli occhi” è pratica quotidiana e onnipresente, anche queste mie righe lo sono, qualsiasi cosa lo è…
    E’ tempo di riprendere il timone… rifiutare le induzioni subdole…recuperare quel senso innato di bontà che tutti ci accomuna…
    E’ tempo di dire basta a chi ci vuole divisi… a chi ci vuole così o cosà per i propri sporchi interessi…

  11. CristinaKhay ha detto:

    P.S.: anche il dipinto è una suggestione 😉

  12. DomusLaurentii ha detto:

    Ritorno con un certo ritardo nella discussione, non perché la ritenevo già esaurita ma solo per impegni personali…
    Leggendo i vari interventi devo dire che l’argomento è ritenuto una sana provocazione, da cui non si riesce a disegnare uno scenario abbastanza veritiero, ma solo con un avvicinamento per approssimazione..
    C’è di fatto un senso di fatalismo..
    O meglio si spera che Veronesi abbia ragione, e poi ci si trova davanti il film della storia passata e di tutti i giorni..
    Trovare un equilibrio dialettico ed opinabile è alquanto difficile..
    Certo è che il senso del bene e del male, scorre su un filo funambolesco..
    C’è il senso pratico e realistico di Stefy edi Lady Seraphina, e c’è tanta speranza di un sogno…come dice Honissima, Harielle, e c’è l’analisi attenta di Carmen..che pone il problema in un aspetto molto variegato…
    Non posso che essere d’accordo con Carmen, quando fa riferimento al senso etico della filosofia,e condivido il percorso…ovvero  il bene raggiunto dall’intelletto, altro che genetista…
    Il senso della situazione è nella conoscenza, e nel rispetto che si ha di essa…
    Se ogni cosa viene apportata in noi, per senso del potere, ecco che scatta il senso del male…
    Non credo nemmeno io, alla genetica ..
    Ma credo alla capacità di discriminare..
    Tutto questo con la capacità di leggere i valori della vita e i disegni della natura…
    Le religioni hanno dato un certo input a questa etica, senza dubbio, e Carmen ne fa giusto menzione ..
    Ma che dire poi dell’uso poi della religione stessa?
    Proprio alla espansione della religione cristiana e al suo riconoscimento “universale” è scattata una spirale perversa che ha portato la stessa al male…
    Infetti diciamo che sono stati gli uomini a fare tutto ciò…
    E allora..
    L’inquisizione, le crociate, le espansioni pseudo-missionari ai tempi della conquista della America Centrale..
    Questo per dire, che secondo me…non basta nemmeno la religione..
    E su questo dò ragione a Veronesi e al suo riferimento…che il senso morale non dipende dalla religione..
    E non credo che Veronesi ne abbia fatta una opinione “profana”..
    Io penso che come la filosofia appunto indirizzava….l’etica sta nella ragione e nella percezione intima degli eventi esterni…
    Non è posso che riprendere una figura a me tanto cara….il “triangolo”..
    È l’alchima…di psiche…di nous…e di eros…che permette tutto ciò..
    E torno alla conoscenza e alla sapienza…e si…e quella che intendo…che è quella universale…
    Quella “Sophia” a me tanto cara..
    Un abbraccio a tutti…
    Lorenzo

  13. chaitanya ha detto:

    Salve, vi ringrazio per questo materiale così interessante, se non si conosce il lavoro sulla sociobiologia e la tesi (ed ex) del gene egoista (Wilson) tra le opere che toccano questa tesi della mancanza di altruismo naturale nell'uomo è il Francesco Botturi libro, Soggetto e libertà nella condizione postmoderna, vi consiglio di avere una visione, problema meno filosofico, io lavoro in filosofia e la visione era davvero diverso. Mi ci vorrà tempo per leggere il tuo blog e commenti, Penso di aver trovato un angolo accogliente per i miei pochi momenti di espansione. Grazie, da Caracas.

  14. CristinaKhay ha detto:

    E' davvero un peccato che questa stanza sia diventata deserta…..

  15. qualquna ha detto:

    io credo secondo come viviamo, cosa ci offre la vita, se siamo felici o delusi, disperati o arrabbiati, cosi vaira in noi la generosità, altruismo,
    ..parlo per me, se sono felice, e soddisfatta della mia vita è facile di essere generosa, e quando mille difficoltà mi preme, di che posso essere generosa? sono avvelita disperata, arrabbiata, io penso tutto lega del benessere del corpo e del anima…
    ma..
    i ricchi sono generosi ? mai visto un ricco aiutare ad un povero!
    e se da la carità, sente un senso di colpa,
    l'uomo è ladro di natura…
    la donna vende la sua generosità( quelle…)
    ho detto tante bischerate 🙂
    Ti saluto!

  16. anonimo ha detto:

    Certo che hanno scoperto i geni che portano all'altruismo, è AVRIL1

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